Cosa sono, e come si comportano i WebAPK di Google?

Andrea Centorrino

Quando Steve Jobs presentò il primo iPhone nel gennaio 2007, ormai 10 anni fa, non diede la possibilità agli sviluppatori di realizzare app native in quanto – secondo la propria visione – le webapp realizzate con il nascente HTML5 sarebbero state più che sufficienti. Pochi anni dopo il mercato delle app esplose, e sappiamo tutti come andò a finire; tuttavia, il progetto di realizzare app che si comportino come quelle di sistema, ma realizzate con gli standard del web, non è stato accantonato, almeno in quel di Mountain View.

I progetti di Google di realizzare un sistema per scrivere app basate su HTML5, CSS e compagnia non sono una novità, ed il concetto di WebAPK ve lo accennammo già lo scorso agosto: si tratta di webapp che si comportano come app native, con un proprio apk, file manifest e icona. Ma come funzionano?

I colleghi di Myce.com hanno avuto modo di dare una prima occhiata ad una versione dimostrativa di questo tipo di app, andando ad analizzare sia la procedura di installazione che la struttura in sé.

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Per installare un WebAPK non sarà necessario avere alcuno store installato, ma condizione necessaria è la presenza di una versione di Chrome compatibile: nelle ultime sarebbe possibile attivare il flag “Improved add to Home screen” da chrome://flag, ma a quanto pare è necessario avere l’ultima versione Dev affinché funzioni.

Verificate queste condizioni, è necessario attivare l’installazione da sorgenti sconosciute dalle impostazioni. A questo punto, sarà possibile recarsi su un sito compatibile direttamente dal browser: a schermo verrà mostrato del codice, ed un popup nella parte bassa chiederà se si vuole installare il WebAPK. In caso di risposta positiva, si avvierà la procedura di installazione standard per un qualunque apk.

Nel caso specifico, l’app dimostrativa “Short train”, pur non funzionando perfettamente (viene riportato qualche problema con la funzione update), una volta installata occupa solo 20Kb, in quanto il grosso del codice viene condiviso con Chrome. Una volta eseguito il teardown, la struttura si presenta come quella di qualunque altra app (date un’occhiata alla galleria per maggiori informazioni su cosa contiene l’apk).

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Le dimensioni dell’app sono importanti per diversi motivi: in primis, non è necessario avere chissà quali collegamenti a banda larga per eseguirne il download, e questo risulterebbe particolarmente utile nei paesi in via di sviluppo.

In secondo luogo, questo genere di app possono essere progressive, ovvero le parti d’interesse verranno scaricate solo all’occorrenza, come quando, aperta una pagina web, per approfondire la lettura si clicca su un link.

Soppianteranno le app native? Probabilmente no, e sicuramente non ora. Resta da chiarire il discorso sicurezza, che in questa particolare fase sembra essere compromessa. Che ne pensate della loro utilità?

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Fonte: Myce.com