L’errore che ha condannato Galaxy Note 7 ora potrebbe ritardare Galaxy S8

Nicola Ligas -

Il 2 settembre scorso, Samsung ha annunciato il (primo) richiamo di Galaxy Note 7, a pochi giorni di distanza dai primi e sporadici report di unità bruciate/esplose spontaneamente. È stata una decisione molto rapida, volta a protegge la clientela ed il buon nome dell’azienda, ma forse fin troppo avventata, dato che il vero colpevole degli incidenti non era ancora stato accertato. Un nuovo report del Wall Street Journal cerca infatti di fare un po’ di luce sulla vicenda e le sue tempistiche.

Secondo quanto rilevato sulle prime unità difettose, ci sarebbe stato un sospetto rigonfiamento nelle batterie che avrebbe portato Samsung a dare la colpa alle sole batterie realizzate da Samsung SDI Co., dato che quelle realizzate da altri partner non sembravano presentare problemi. L’intuizione sembrava buona, ma era tutt’altro che definitiva e confermata, tanto più che la causa di dette protuberanze rimaneva un mistero. D.J. Koh, capo della divisione mobile dallo scorso dicembre, ha però scelto la via rapida, richiamando subito i 2,5 milioni di Galaxy Note 7 in circolazione, per non lasciare i clienti nel dubbio e temendo un aggravarsi della crisi.

LEGGI ANCHE: Tutto su Galaxy S8

Due settimane dopo che le unità sostitutive, con batterie di un altro fornitore, erano state distribuite, Samsung ha però dovuto ammettere che la diagnosi iniziale era stata troppo affrettata, ed a causa anche delle pressioni di importanti operatori partner, tra cui Verizon, l’azienda coreana ha deciso di fermare in via definitiva la produzione e la vendita di Galaxy Note 7, con quella che Mr. Koh ha definito “una delle sfide più ardue che abbiamo mai affrontato”

Al momento dello stop alle vendite quindi, Samsung non aveva ancora idea di cosa avesse causato i ripetuti incidenti (e non crediamo che l’azienda sia ancora arrivata al nocciolo della questione), e ciò avrebbe causato un ritardo di almeno 2 settimane nello sviluppo di Galaxy S8, che quindi potrebbe non essere presentato il 26 febbraio, come si pensava finora, o comunque arrivare con un po’ di ritardo sul mercato, perché di certo Samsung non si può permettere altri errori.

L’azienda ha infatti perso finora circa 20 miliardi di dollari di valore di mercato, mentre il costo del richiamo, sia in termini di spese per effettuarlo che di mancate vendite, ammonta a circa 5 miliardi, ma sono tutte cifre in divenire. Quel che è certo è che lo zelo di Samsung per ora le è costato molto caro, ma non siamo nemmeno troppo sicuri di volergliene fare una colpa, dato che in fondo è stata la migliore soluzione per gli acquirenti.

Fonte: The Wall Street Journal