Samsung ha testato da sola le batterie di Galaxy Note 7 (e ovviamente ha fallito)

Nicola Ligas - Altre aziende utilizzano invece laboratori di terze parti...

Il mondo è ancora alla ricerca di una causa per l’esplosione delle batterie di Galaxy Note 7, ma Samsung ancora non si pronuncia, sebbene un report del Wall Street Journal getti l’ombra del dubbio sul come sarebbero state controllate le batterie del phablet (ma in realtà, non solo di lui).

Samsung utilizza infatti un laboratorio interno, in Corea del Sud, per testare le proprie batterie, una pratica che a quanto pare va avanti dal 2009. Occorre sottolineare che, per vendere smartphone con gli operatori USA, ai produttori è richiesto di testare le batterie in uno dei 28 laboratori indipendenti certificati dal CTIA (U.S. wireless industry’s trade group). Sia chiaro che anche quello di Samsung è certificato, però non è certo indipendente.

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Giusto per mettere un po’ la cosa in prospettiva, Apple, ad esempio, usa laboratori certificati CTIA di terze parti, Motorola usa i propri laboratori, ma impiega anche quelli CTIA per la certificazione; Huawei e Microsoft hanno declinato ogni commento, sebbene in passato Nokia li avesse senz’altro impiegati.

La pratica del test interno è in realtà molto comune in vari standard, e serve anche a proteggere le proprietà intellettuali di un’azienda, oltre che a velocizzare il processo produttivo. Samsung, inoltre, adotta questa politica da anni, e finora non ci sono stati particolari problemi, quindi non è detto che il dito sia per forza da puntare contro i test interni, anche se comunque questi non avevano individuato problemi in Galaxy Note 7. Può non essere sbagliata a prescindere la pratica, ma di certo nell’esecuzione qualcosa è andato storto.

Fonte: Wall Street Journal