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10 dispositivi Android che mi sono rimasti nel cuore (Cosimo Edition)

Cosimo Alfredo Pina -

Già molti membri del team hanno stilato la loro lista dei dispositivi Android preferiti o che in un modo o nell’altro hanno lasciato un segno nella loro esperienza tecnologica. Oggi mi aggiungo anche io con gli smartphone del Robottino Verde che più mi sono rimasti nel cuore negli ultimi sei anni.

Ovviamente quelle che trovate qui sotto sono impressioni prettamente riferite al mio personale giudizio, tra l’altro (e purtroppo) non in tutti i casi legato ad un utilizzo diretto. Se anche voi avete avuto a che fare con qualcuno di questi smartphone Android fateci sapere nei commenti cosa ne pensate.

Samsung Galaxy S (2010)

Samsung Galaxy S i9000

Linee “ispirate” ad iPhone 3G, schermo SuperAMOLED dai colori a dir poco sparati e una versione primordiale della TouchWiz (a quei tempi era lecito parlare di LagWiz). Nonostante tutto questo questo dispositivo è riuscito farmi innamorare di Android facendomi capire le potenzialità di un sistema operativo a quei tempi ancora nelle sue prime implementazioni, ma già ricco di possibilità. Infatti nemmeno il rischio di perdita di garanzia mi ha fermato dall’iniziare a sperimentare con ROM cucinate e modifiche di ogni tipo.

Motorola Flipout (2010)

Motorola-Flipout

Tra i primi dispositivi Android che più mi hanno affascinato c’è anche Motorola Flipout, non tanto per la scheda tecnica (no da top nemmeno per il lontano 2010), ma il fattore di forma davvero particolare e la sorpresa che celava dietro il display. Era infatti un piccolo quadrato che ruotando su un angolo rivelava una tastiera QWERTY fisica. Non oso immaginare quanto possa essere scomodo usare Android su un display touch da 2,8″ e una tastiera così piccola, ma la curiosità di avere tra le mani uno smartphone dal formato diverso dal classico candybar con tanto di tastiera mi è sempre rimasta.

Samsung Galaxy Nexus (2011)

galaxy nexus

Una volta preso mano con quello che aveva da offrire l’universo Android, soprattutto in termini di personalizzazione, ho capito subito che il mio prossimo dispositivo sarebbe stato un Nexus e con un’ottima offerta riuscii ad accaparrarmi un bellissimo Galaxy Nexus. L’ho adorato fin dal primo momento, ovviamente per Android stock e tutte le mod, tra ROM AOSP – che a quei tempi erano davvero tante – e kernel modificati, ma anche per il suo design caratterizzato dal vetro (non il display) curvo. Peccato che proprio quest’ultimo componente si sia rivelato il suo punto debole; una caduta da pochi centimetri apparentemente innocua ne causò la rottura del vetro proprio all’inizio della curvatura.

Samsung Galaxy Note (2011)

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Il merito di sdoganare il concetto di phablet, smartphone di frontiera dalla diagonale così generosa da essere quasi dei tablet con modulo GSM (comunque esistono anche quelli), va certamente a Samsung. Il Galaxy Note è stata la prima interpretazione di questo concetto sufficientemente ben fatta, con funzioni specifiche per sfruttare il grande display e un pennino che si nascondeva nella scocca, da rendere accettabile dal mercato, o almeno da fette di utenza abbastanza grandi, questo particolare formato. Ancora oggi la serie Note, che potrebbe presto arricchirsi con un nuovo modello, riscuote discreto successo.

Samsung Galaxy Camera (2012)

samsung galaxy camera 2012

La fotografia mi ha sempre affascinato e quando Samsung, a fine 2012, ha lanciato la sua prima fotocamera con Android la cosa ha decisamente suscitato il mio interesse. Rimango sempre fedele ad un approccio più manuale ed infatti non ho acquistato una Galaxy Camera, anche per il prezzo di lancio paragonabile a quello di una reflex entry level. Tuttavia della fotocamera Android di Samsung ho sempre apprezzato la modernità data dalle tante connessioni (funzioni che sulle normali fotocamere hanno messo un bel po’ per arrivare) e ovviamente la possibilità di gestire gli scatti dalla familiare interfaccia di Android, con tanto di app.

Sony Ericsson Xperia Play (2011)

sony xperia play

Altra mia grande passione è quella per il gaming (purtroppo il tempo è sempre meno e i titoli interessanti sempre troppi) e in questa lista non poteva mancare Xperia Play, che del videogioco ha fatto il suo fulcro. All’apparenza sembra un normale smartphone, giusto un po’ troppo spesso, ma una volta ruotato in orizzontale e fatto scorrere lo schermo verso l’alto si rivela un gampad con “stick analogici” touch e tutti i tasti (trigger inclusi) per fruire di qualsiasi gioco; peccato che a quei tempi i giochi su Android fossero ancora pochi e perlopiù pensati per il touchscreen.

LG G Flex (2014)

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Perché il G Flex è nella mia lista degli Android preferiti? Stiamo parlando del primo smartphone che si piega e che si ripara da solo, ecco perché. Il G Flex era di fondo un G2 passato dal reparto “scienziati pazzi” di LG da cui ne è uscito con una cover posteriore in polimero autoriparante, cioè in grado di far sparire i (molto) piccoli graffi e segni, e un corpo curvo, display e vetro inclusi, così elastico da permettere al dispositivo di piegarsi un po’. Davvero affascinante.

LG G Watch (2014)

LG G Watch 2

Non tutti i segni sul nostro cuore sono lasciati da esperienze positive. Nella mia esperienza personale posso senz’altro inserire il G Watch in questa categoria. Preso dall’entusiasmo per Android Wear e guidato “dall’esigenza” mi sono buttato su uno dei primi smartwatch basati sulla variate del robottino verde da polso, ma già dopo pochi giorni la magia è svanita. Scarsa autonomia, base di ricarica scomoda, hardware scarso, e design forse troppo anonimo (nonostante abbia cambiato il cinturino) hanno trasformato il mio G Watch in poco più che un banco di prova per Android Wear, da accendere solo all’occorrenza ma non da indossare nella quotidianità.

LG G4 (2015)

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Tra i principali motivi che mi hanno spinto ad acquistare un G4, oltre alla particolare scelta della cover posteriore in pelle con cucitura, c’è stato senz’altro la qualità della sua fotocamera. Questo smartphone mi ha regalato davvero belli scatti, anche nelle condizioni più difficili grazie all’ottima modalità manuale integrata nella fotocamera stock; colori naturali, dettagli ricchi e ottime performance con scarsa luce. Ovviamente non è in grado di competere con una fotocamera vera e propria, eppure più volte ho lasciato a casa la mirrorless perché “tanto ho il G4 in tasca”, in effetti senza troppi pentimenti.

Samsung Galaxy S7 edge (2016)

Samsung Galaxy S7 edge - 3

Per la serie “ti piace vincere facile”, concludo con il terminale che sto attualmente usando. Forse potrà suonare come una banalità, considerando la scheda tecnica, ma al momento è il miglior smartphone Android che abbia mai avuto. Tutti gli smartphone che ho posseduto mi hanno fin da subito dato una sensazione di un “manca qualcosa” o “sarebbe stato meglio se”; con Galaxy S7 questo non è ancora accaduto, superando anche il già citato G4 su cui ho chiuso fin dal primo momento chiuso un occhio su autonomia, design frontale e assenza di lettore di impronte.

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