Project Ara nuovo design

I dubbi su Project Ara del fondatore di Phonebloks (e anche i nostri)

Nicola Ligas

Phonebloks è una sorta di movimento, fondato da Dave Hakkens, che un paio di anni e mezzo fa ha lanciato, l’idea di uno smartphone modulare, prontamente materializzatasi all’epoca in Project Ara, che era a quanto pare già in lavorazione nella mente di Motorola, allora di Google. Come certo saprete, al recente I/O ci sono state novità in merito a Project Ara, le prime novità dopo diversi mesi di silenzio, ed il giovane Hakkens ha pensato bene di condividere sul suo blog alcune considerazioni in merito.

Il pensiero di Hakkens si articola sostanzialmente su tre punti, che andremo brevemente a riassumere, prima di tirarne le fila:

  1. Project Ara è ora meno modulare. Il frame centrale contiene tutte le funzionalità di uno smartphone (CPU, batteria, display, antenne, ecc.), tanto che i moduli diventano quasi dei semplici add-on. Questo significa che Ara è “prono all’invecchiamento” come qualsiasi altro smartphone, oltre al fatto che la sostituzione di elementi quali lo schermo rimane critica.
  2. Il design è cambiato, è più cubico. Assomiglia più al design originale di Phonebloks (cosa che ad Hakkens piace) e probabilmente è più funzionale alla longevità del progetto stesso: essendo più essenziale sarà più difficile che ci sia l’esigenza precisa di cambiarlo per ragioni tecniche.
  3. Google è a capo di tutto. Ara è realizzato sulla base di standard open, tanto che sviluppatori di terze parti possono facilmente creare moduli aggiuntivi in modo autonomo e indipendente. Le regole però le detta Google, il che significa che se Google decidesse improvvisamente di cambiare connettori o form factor, tutti i precedenti moduli diventerebbero di colpo inutilizzabili. Il rischio è che poi le altre aziende vogliano quindi competere e non collaborare, realizzando ciascuna un suo smartphone modulare (come in minima parte sta già accadendo con G5 e Moto Z – NdR). Se Google vuole davvero realizzare “uno smartphone per il mondo intero”, dovrà realizzare uno standard aperto di proprietà dell’industria in generale, non si una sola compagnia.

I punti 1 e 3 sono insomma i più critici, soprattutto perché non li vediamo risolvibili facilmente. L’approccio “open ma controllato” è lo stesso che Google ha con Android, dove i sorgenti sono di tutti, ma i servizi di Google sono proprietari e, a loro modo, fondamentali. Non abbiamo ragione di pensare che Google farà cose come “cambiare le regole dal giorno alla notte”, ma rimane in effetti un atto di fede. D’altro canto, visto il tempo e le risorse investite, non crediamo nemmeno che Ara sarà mai reso “davvero open”, ed anche in quel caso, nulla ci garantisce che la concorrenza non vada comunque per la sua strada, anziché collaborare come piacerebbe ad Hakkens (anzi, siamo praticamente sicuri che la competizione, e non la collaborazione, ci saranno a prescindere).

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Riguardo l’inferiore modularità di Ara, anche lì c’è la sua buona dose di verità, che si rifà alle ragioni per cui il progetto è stato a lungo rinviato. Lo scorso anno sembrava tutto pronto per il lancio pilota a Porto Rico, poi gli ingegneri di Google si sono probabilmente accorti che le cose com’erano non potevano funzionare e che erano necessari profondi cambiamenti. Ed in effetti Ara è profondamente cambiato. Forse la tecnologia per realizzare uno smartphone completamente modulare ancora non c’è, e tenete anche conto che tutto ciò che abbiamo ora, è esattamente ciò che avevamo lo scorso anno: un bel video che fa sognare (vedi sotto), un paio di promessi in un lancio lontano diversi mesi, e qualche prototipo che sembra funzionare, ma che rimane un bel “guardare ma non toccare”.

Un vero smartphone modulare non è oggi più vicino di quanto non lo fosse ieri

Project Ara insomma, dal personale punto di vista di chi vi scrive, non è più “concreto” ora di quanto non lo fosse un anno fa, e per arrivare ad avere uno “smartphone modulare che sia di tutti”, come Hakkens auspica, probabilmente ci vorranno ancora diversi anni. Se nel frattempo arrivasse in commercio un Project Ara, anche con tutti i limiti visti finora, ne saremmo comunque contenti, ma fate attenzione al fatto che questa frase è iniziata con un “se”. E ora guardate il video qui sotto, e sognate insieme a noi.

 

Fonte: Dave Hakkens
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