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12 dispositivi Android che mi sono rimasti nel cuore (Emanuele Edition)

Emanuele Cisotti -

Il mio lavoro prevede che io rimanga il più distaccato possibile dai dispositivi che recensisco e di cercare di immedesimarmi in un bacino di utenza il più ampio e variegato possibile. Nonostante tutto come essere umano anche io ho le mie preferenze: queste spesso mi vengono richieste in privato e una volta per tutte ho deciso di fare coming out e raccontarvi quali sono i 12 dispositivi Android che più mi sono rimasti nel cuore.

C’è di tutto e ogni dispositivo mi ha colpito per motivi diversi. Sicuramente c’è un fattore comune a questi prodotti: l’essere particolari. Per lasciare davvero il segno (shhh… non dite al/alla vostro/a fidanzato/a che succede anche a voi) devono essere particolari. Questa infatti non è la lista dei migliori smartphone Android, ma di quelli che hanno avuto quel qualcosa in più per stupire. Alcuni mi sono pentito di averli venduti, altri non li ho mai neanche posseduti, ma nel totale questi sono i 12 dispositivi Android che più hanno fatto breccia.

Ovviamente lo spazio dei commenti  è aperto a tutti quelli che vogliono raccontarci (tranquilli siamo tra noi, non lo diremo a nessuno) i vostri primi amori.

T-Mobile G1 (2008)

T-Mobile G1

SCHEDA TECNICA: HTC Dream

Conosciuto in Italia come HTC Dream è stato il primo smartphone Android di sempre e come tale ha ovviamente lasciato un segno in chiunque l’abbia posseduto. Era dotato di un gran numero di tasti fisici, oltre alla tastiera fisica QWERTY, obbligatoria visto che la prima versione di Android non aveva ancora una tastiera virtuale. La ridottissima quantità di memoria interna ha costretto i possessori a esercizi ginnici notevoli per riuscire a installare nuovi firmware o utilizzare la microSD per espandere virtualmente la memoria.

HTC Magic (2009)

HTC Magic

SCHEDA TECNICA: HTC Magic

È il primo smartphone Android ad essere mai arrivato in Italia. Anche questo in quanto a modding ha complicato la vita a molti utenti, essendo tecnicamente diverse le versioni vendute da TIM e Vodafone. Come il Dream, anche il Magic, aveva un connettore proprietario HTC (compatibile con il miniUSB) e nessun jack audio. Chiunque abbia avuto questo dispositivo ancora sogna la notte la sua enorme trackball semitrasparente che si accendeva di ogni colore per funzionare come led di notifica.

Motorola Milestone (2009)

Motorola Milestone

SCHEDA TECNICA: Motorola Milestone

Un processore a frequenza di 550 MHz, 256 MB di RAM e una fotocamera da 5 megapixel che faceva sognare. Ma quello che rendeva veramente interessante il Milestone (il nome originale Droid era sicuramente più sexy) era però la sua tastiera fisica a scomparsa. Era molto sottile per l’epoca e con la tastiera chiusa era quasi impossibile capire che questa esistesse. Le sue linee molto squadrate erano poi molto futuristiche (e lo sarebbero ancora adesso).

HTC Desire Z (2010)

htc desire z

SCHEDA TECNICA: HTC Desire Z

La tecnologia avanzava velocemente, la CPU lavorava a 800 MHz, la RAM era da 512 MB e lo schermo da 3,7 pollici aveva raggiunto gli 800 x 480 pixel. In molti ancora preferivano gli smartphone con tastiera fisica e questo Desire Z è stato l’unico smartphone top ad avere questa caratteristica (ma più avanti troveremo l’eccezione). In rete la polemica sull’apertura che lasciava lo schermo “ciondolante” ha fatto molto parlare di sé, quando in realtà tenendo il telefono normalmente era impossibile che questo accadesse. L’apertura a scatto però non era il suo unico segno distintivo. La Sense montata in questo telefono era quanto di più spettacolare si fosse mai visto su di un telefono.

Sony  Tablet S (2011)

sony tablet

SCHEDA TECNICA: Sony Tablet S

Quando ancora gli smartphone Sony venivano venduti a marchio Sony Ericsson (molti sono rimasti fuori da questa lista per un pelo) la divisione “classica” di Sony sfornava un tablet dalle linee futuristiche e dalla specifiche all’avanguardia: processore NVIDIA Tegra 2, schermo a risoluzione 1280 x 800 pixel, speaker stereo e 1 GB di RAM. Assieme a questo veniva lanciato anche Sony Xperia P, un tablet a libretto che è rimasto in sostanza l’unico vero esperimento interessante riguardante l’utilizzo di due ampi display in un solo dispositivo.

Motorola RAZR (2011)

motorola razr

SCHEDA TECNICA: Motorola RAZR

Motorola è stata da sempre un’azienda che ha sperimentato tantissimo nelle forme e anche nei materiali. In questo RAZR (che ha ripreso il nome della gloriosa serie di telefoni RAZR V3) avevamo a che fare con un telefono super sottile (come un rasoio, visto il nome) e con il retro in kevlar. Bella anche l’interfaccia, molto robotica e futuristica, anche se non esattamente il massimo in termini di prestazioni.

Samsung Galaxy Nexus (2011)

galaxy nexus

SCHEDA TECNICA: Samsung Galaxy Nexus

La famiglia di smartphone Nexus è sempre stata molto altalenante: piena di successi inaspettati e di fallimenti annunciati (o quasi). Fra questi spicca però il Samsung Galaxy Nexus che con il suo vetro curvo anticipava di anni la moda dei display curvi (anche se ovviamente è una tecnologia diversa). Il suo design altamente tecnologico andava di pari passo con il rilascio della versione 4 (Ice Cream Sandiwch) di Android che con i suoi toni scuri appariva molto bella sul display AMOLED super saturo di questo smartphone.

Google Glass (2013)

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LEGGI ANCHE: Vivere con i Google Glass

La Explorer Edition dei Google Glass è stata probabilmente l’operazione tecnologia commerciale più importante che Google abbia mai messo in piedi (in attesa delle sue auto a guida autonoma). Ancora oggi (e probabilmente ancora per qualche anno) i Google Glass sono uno degli oggetti più avveniristici e che più faranno sbalordire i vostri amici nel provarli. Il modo in cui però Google ha abbandonato progetto e acquirenti purtroppo hanno reso questi dispositivi poco più di una spettacolare demo per geek.

Xiaomi Mi3 (2013)

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SCHEDA TECNICA: Xiaomi Mi3

Lanciato a fine del 2013 Mi 3 è stato forse lo smartphone dell’azienda cinese che più ha fatto incuriosire il popolo occidentale e che ha poi dato via al grande al trend dell’acquisto di importazione dei prodotti Xiaomi. In un periodo in cui le aziende si davano battaglia con le loro interfacce, la MIUI di Xiaomi su questo Mi3 stupiva come non mai. Lo smartphone era poi bello e con un design leggermente diverso dalla concorrenza più classica.

Blackberry Priv (2015)

BlackBerry Priv

RECENSIONE: Blackberry Priv

Priv ha segnato per molti il ritorno della tastiera fisica, mentre per molti altri semplicemente il ritorno di Blackberry. L’azienda in questo Priv ha scelto di includere tutto quello che di meglio avrebbe potuto creare al momento. Lo smartphone è stato ostacolato nelle vendite da un prezzo proibitivo (e che ancora non vuole calare). Priv è quello che molti sperano essere solo il primo di una serie di nuovi prodotti Android e noi lo speriamo per loro.

LeTV 1S (2015)

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RECENSIONE: LeTV 1S

In un periodo in cui gli smartphone cinesi sono la moda (per ottime ragioni) LeTV ha creato un prodotto sorprendente (sopratutto per il software) al suo secondo tentativo. Non è un telefono che ha cambiato le sorti dell’azienda, ma è comunque un buon “faro” di come potrebbe evolversi nel  futuro. L’arrivo di LeEco (nuovo nome di LeTV) nel nostro continente metterebbe in gioco un nuovo player molto aggressivo e che potrebbe dare del filo da torcere a molti.

Nextbit Robin (2016)

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RECENSIONE: Nextbit Robin

Oltre ad avere un design molto particolare e azzardato, Robin è probabilmente il classico caso di “futuro troppo in anticipo”. Sembra quasi ovvio che in futuro parte dei nostri dati possa essere ospitato sul cloud per lasciare spazio sulla esigua memoria fisica del dispositivo, lasciando però l’utente libero di utilizzare i vari contenuti indipendentemente. Purtroppo però in un presente fatto di memorie microSD economiche e pacchetti dati molto contenuti, questo tipo di tecnologia è forse in anticipo.

 

Questa è solo una prima puntata e scoprirete presto quali sono i dispositivi che più hanno lasciato il segno nel cuore degli altri componenti del team.

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