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Fahrenheit Indigo Prophecy Android

Fahrenheit: partenza a razzo, atterraggio a… (recensione)

Giorgio Palmieri La storia di un omicidio non voluto ma tutt'altro che casuale, scritta da David Cage più di dieci anni fa, torna in versione rimasterizzata. Ecco la nostra recensione di Fahrenheit: Indigo Prophecy.

Fahrenheit, conosciuto come Indigo Prophecy in Nord America, segnò un punto di svolta importante quando venne pubblicato undici anni fa su PlayStation 2 (e non solo). La rivoluzione, però, non investì solo Quantic Dream, l’azienda produttrice capitanata da David Cage, ma anche e soprattutto il mondo delle avventure grafiche. Il suo ambizioso tentativo di unire il media cinematografico con quello videoludico si rivelò folgorante all’epoca, un marchio che ormai la società sfoggia con grande maturità, sebbene non tutti i suoi prodotti godano di una qualità impeccabile. Rivedere dunque Fahrenheit su smartphone e tablet non può che farci piacere, ma questa riedizione di Aspyr purtroppo soffre di lacune importanti.

Ti avevo detto di farla a casa

New York, gennaio 2009. Nei bagni di una tavola calda Lucas Kane ha appena commesso un omicidio involontario. Ripresosi dall’evidente stato di trance, l’uomo, spaventato e confuso dall’accaduto, vede come unica soluzione la fuga.

Fahrenheit (2)

Un caso senz’altro strano, che verrà affidato al duo composto da Carla Valenti e Tyler Miles, due agenti di polizia diversi ma complementari, davvero divertenti da vedere all’opera. I protagonisti sono dunque questi tre, e le fasi di gioco alternano momenti con Lucas in cui bisognerà al contempo fuggire dalla polizia e capire cosa lo ha spinto a compiere quel gesto malsano, e altre sessioni dove, nei panni di Carla e Tyler, sarà fondamentale raccogliere quanti più indizi possibili sull’accaduto.

L’intero gameplay si divide in sessioni esplorative e attimi nei quali bisogna prendere delle decisioni in un lasso di tempo relativamente breve che modificano l’umore del proprio personaggio. La psicologia riveste infatti un ruolo fondamentale all’intero del gioco: l’ansia può aumentare o peggiorare a seconda delle scelte fatte, alcune delle quali possono portare alla fine prematura dell’avventura.

Fahrenheit (5)

Purtroppo il sistema sopracitato è invecchiato abbastanza male, visto che, nello specifico, molte azioni prese in corso d’opera possono modificare in maniera imprevedibile lo stato d’animo dei personaggi senza nessun reale nesso, fattore che fa letteralmente a pugni con le tante possibilità di interazione, che spesso stimolano il giocatore a visitare ogni anfratto delle ambientazioni. Inoltre, il gameplay è supportato da quick-time-event che cercano in tutti i modi di coinvolgere il giocatore, anche se talvolta risultano un po’ troppo forzati.

Piccoli Conan crescono

La colonna portante, tuttavia, è la trama, interessante e piena di scene memorabili, supportate da inquadrature multiple davvero ben fatte e una colonna sonora eccezionale composta da Angelo Badalementi (Twin Peaks).

Peccato che la storia prenda una piega tutt’altro che convincente: l’idea di inserire elementi paranormali stona con i toni thriller della produzione, non tanto per la loro presenza, comunque apprezzabile, quanto per la resa, di fatto poco credibile e con momenti al limite del ridicolo.

L’operazione di rimasterizzazione non ha poi giovato molto al prodotto finale, e affianca alla sola pulizia grafica, approfondita col conta gocce, un riadattamento del sistema di controllo dalla qualità altalenante, i cui comandi risultano legnosi, in particolar modo nelle fasi esplorative. Il supporto completo ai gamepad, almeno, risolve in parte questo problema.

Rimane comunque un’esperienza unica nel suo genere, specie se la si contestualizza nell’anno di uscita: il prezzo di circa dieci euro non aiuta di certo a solleticare il palato dei videogiocatori, anche perché, tra l’altro, il pacchetto è sprovvisto di traduzione italiana, che all’epoca su PlayStation 2 vantava persino un buon doppiaggio, con nomi blasonati come Luca Sandri, Claudio Moneta, Marco Balzarotti e Alberto Olivero.

7.0

Giudizio Finale

La remastered di Fahrenheit, nel 2016, mostra i limiti di una sceneggiatura a tratti discutibile, che tuttavia sa come tenere sempre il ritmo serrato. Il coinvolgimento emotivo, a distanza di anni, è ancora lì, così come il tratto di David Cage, nella buona e nella cattiva sorte. Al netto dei problemi di macchinosità nei comandi, questo titolo rimane un pezzo di storia da vivere, proposto non nella sua forma migliore.

PRO CONTRO
  • Trama davvero avvincente…
  • Un pezzo di storia videoludica
  • Atmosfera evocativa
  • Taglio cinematografico molto coinvolgente
  • … che crolla nella seconda parte
  • Invecchiato male in alcuni lati
  • Controlli legnosi
  • Totalmente in inglese

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