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Google chiarisce di non volere ad-blocker di terze parti nel Play Store, ma gli adblock-browser sono ok

Nicola Ligas

A Google non sono mai piaciuti gli ad-blocker, ma i recenti cambiamenti nella veste grafica delle policy del Play Store hanno chiarito ancor meglio questo punto, con risvolti forse inattesi. Nel mirino infatti ci sono specificamente le app che vanno ad interferire con altre app, e non quelle che integrino direttamente funzioni per bloccare la pubblicità al loro interno.

Sono vietate le app che […] interferiscono con il funzionamento di […] altre app sul dispositivo o la rete di un operatore autorizzato.

Di seguito sono riportati alcuni esempi di violazioni frequenti:
  • App che bloccano o interferiscono con un’altra app mostrando annunci.

A riprova di questo fatto, molti adblock-browser sono ancora presenti nel Play Store, nonostante qualche incertezza. Google ha solo reso più chiare regole che già erano in vigore da prima, non ha dato alcun giro di vite, perché nel campo dell’ad-blocking non è mai facile muoversi, anche per chi non avrebbe altro che da guadagnare dalla loro rimozione, come Google.

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Il discorso vale a maggior ragione per gli sviluppatori: senza pubblicità le app da questa supportate non genererebbero introiti, quindi è giusto che Google pensi prima a tutelare gli stessi sviluppatori che popolano di app il suo store, “bastonando” le app che interferiscono con la pubblicità delle altre, ma lasciando comunque una “carota” a tutti coloro che vogliano una navigazione priva di pubblicità.

Ancora una volta il tema dell’ad-blocking non è insomma di facile risoluzione e ci sono tante “aree grigie” nelle quali le varie aziende sembrano osservarsi l’un l’altra per vedere chi farà il primo passo, e nel frattempo utenti e sviluppatori si arrangiano come possono. Il dubbio semmai è: quanto andremo avanti?

Via: Android Police