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I ricercatori di Stanford usano i Google Glass per curare l’autismo (video)

Lorenzo Quiroli

Mentre Google lavora per una nuova versione dei suoi Glass anche i ricercatori di Stanford stanno provando a sperimentare con gli occhiali smart di BigG, trasformandoli in uno strumento che consenta ai bambini autistici di riconoscere e classificare le emozioni.

Autism Glass Project utilizza l’apprendimento automatico per estrarre delle “action units” dal nostro viso, ossia dei movimenti singolari che vanno a costituire uno schema dell’emozione, identificandola. Ad esempio, sorridere è classico della felicità.

La seconda fase del progetto ora comporterà uno studio su 100 bambini per verificare la viabilità di quest’idea. Il principio comunque non è quello di rendere i Glass una protesi, ma di consentire un vero e proprio processo di apprendimento, in modo che si abbia un miglioramento visibile anche una volta rimossi gli occhiali.

Un progetto molto interessante, che stava quasi per chiudere, ma che per fortuna è stato salvato dalle donazioni di Google (35 Google Glass gratuiti) e di Packard Foundation (379,408$).

La prima fase del progetto consentiva un’osservazione matematica della manifestazione dell’autismo, grazie ad un gioco in cui il bambino, che indossava i Glass, doveva cercare un’emozione specifica nel volto degli altri, combinando il risultato con questionari e analisi video per creare un fenotipo quantitativo del fenomeno.

Tracciando questo fenotipo nel tempo, il team è in grado di capire i miglioramenti nel riconoscimento delle emozioni durante il tempo. Il progetto richiede di indossare i Glass durante tre sessioni da 20 minuti al giorno e nella seconda fase le registrazioni saranno valutate per capire il rapporto tra riconoscimento emotivo e contatto visivo. Ad esempio valutando per quanto tempo il bambino guarda la madre mentre le parla.

Fonte: Techcrunch
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