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Il sistema HUSH punta a raddoppiare la durata media delle batterie odierne (video)

Maiorano Massimo

Se da un lato la tecnologia in termini di smartphone e tablet ha negli ultimi tempi mosso grandi passi in avanti, non è possibile dire lo stesso riguardo la capacità delle batterie equipaggiate a bordo degli stessi.

Anche lato software l’ottimizzazione dei consumi sembra avere, per il momento, raggiunto un certo limite dello sviluppo. Google ad esempio ci proverà con Doze nella ormai prossima alla presentazione release Android 6.0 Marshmallow, ma parallelamente cerca qualcuno in grado di migliorare questo aspetto, quasi fosse consapevole che i risultati ottenuti da Doze non sono definibili sensazionali.

Spinti da tale situazione un gruppo di ricercatori della Università Purdue coadiuvati da Intel Corp. e da una startup, la Mobile Enerlytics, ha studiato 2.000 Samsung Galaxy S3 e Galaxy S4, con scheda SIM di 191 operatori differenti e relativi a 61 Paesi. Lo studio, condotto considerando l’utilizzo reale di uno smartphone durante la giornata, ha dimostrato che il 45,9% della carica si esaurisce quando il display è bloccato. Il 28,9% di tale risultato risulta essere dovuto ad applicazioni che risvegliano il dispositivo e che agiscono quindi in background.

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Secondo Y. Charlie Hu, docente presso l’università che ha condotto lo studio, la causa sarebbe da ricercare nella cattiva manipolazione del meccanismo dei wakelock su cui Android si basa. I membri del team quindi hanno sviluppato un sistema denominato HUSH in grado di migliorare sensibilmente la situazione, permettendo di guadagnare circa il 16% della percentuale di batteria consumata in background.

Il sistema HUSH comprende dinamicamente quali applicazioni l’utente non desidera agiscano in background e ne impedisce l’esecuzione a schermo spento; ad esempio, nel caso di un utente non particolarmente interessato all’aggiornamento continuo del flusso di notizie proveniente dall’applicazione Facebook, HUSH sarebbe in grado di impedire l’esecuzione continua.

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Secondo il gruppo di ricercatori comunque c’è ancora tanto lavoro da svolgere, primo fra tutti andare ad analizzare le azioni eseguite in background dal sistema stesso, come può essere il controllo di una connessione Wi-Fi eseguito ogni 200 millisecondi, azioni legittime ma probabilmente aventi un certo margine di miglioramento.

Per ottenere ulteriori dati l’intero progetto è stato portato anche su Github, e non è un caso che molti sviluppatori indipendenti si siano interessati ad alcuni dei meccanismi utilizzati dal sistema HUSH, magari per poterli integrare nelle proprie ROM e kernel custom (es. Dirty Unicorns). E chissà che non potremo vederne presto i benefici, di cui davvero si sente l’esigenza al giorno d’oggi.

Via: EngadgetFonte: Purdue University
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