Evento AppleWorld

Editoriale: AndroidWorld sull’evento Apple

Nicola Ligas -

Chi ci segue da tempo sa che quando succede qualche evento di una certa rilevanza, anche se non riguarda direttamente Android, ci piace dilettarci in un editoriale di gruppo, giusto per esprimere in modo più libero ed eterogeneo il parere di tutta (o quasi) la redazione di AndroidWorld. Ieri non è stata un’eccezione, con due ore di diretta Apple, che ha presentato tanti dispositivi e novità, cui abbiamo dedicato ampio spazio sui nostri portali dedicati, MobileWorld e SmartWorld. Dato però che “noi siamo sempre noi”, abbiamo comunque voluto raccogliere ancora una volta i nostri vari pensieri sconnessi in un unico articolo, e questo è il risultato.

Apple inventa il touch, di nuovo

L’evento Apple più lungo di sempre ha portato con sé tante novità, ed al di là degli sfottò che vengono quasi naturali, voglio invece concentrarmi su quella che ritengo l’unica vera novità, che a breve sarà senz’altro imitata da tutti: il 3D Touch. Finora lo avete conosciuto come Force Touch, e sì, Huawei è arrivata prima (implementandolo peggio), ma non prendiamoci in giro: il merito in questo caso è davvero di Apple, che aveva già lanciato questa tecnologia sui nuovi MacBook e su Apple Watch. Si tratta di un modo diverso di interagire con il touchscreen, tramite la pressione applicata sullo schermo stesso: è possibile premere a fondo su un’icona per far comparire un menu contestuale, ottenere preview di email, mappe, immagini e altre informazioni, ed in generale permettere agli sviluppatori, e quindi agli utenti, un livello di interazione in più con le app. Qualche perplessità c’è, in particolare in merito al fatto che questo possa generare un po’ di confusione, soprattutto nel neofita, che dovrà destreggiarsi fra tap, tap lunghi e ora anche tap forti (con 2 livelli di profondità), oltre che sulla reale praticità di utilizzo con una mano, ma se Apple avrà fatto le cose a modo (come spesso accade), nel giro di poco il force touch sarà sdoganato da chiunque, e diventerà comune come il tap, lo swipe ed il pinch-to-zoom, con buona pace di chi ha inventato prima cosa, o di chi si sia “ispirato”.

Nicola Ligas

Apple ha imparato a seguire le mode

Dopo tanto anni passati a dettare mode e tendenze del mercato tecnologico, Apple mi aveva un po’ sorpreso durante lo scorso keynote, nel quale la presentazione dei nuovi iPhone 6 (in due varianti e dallo schermo più generoso) era apparsa come un tentativo di inseguire le tendenze oramai stabilite dagli altri produttori. Apple non è quindi più in grado di innovare, o nella posizione di dettare legge? Il keynote di ieri ci ha smentito ancora una volta. I nuovi prodotti, infatti, non brillano certo per originalità (abbiamo già visto smartwatch, tablet di dimensioni più ampie e penne da utilizzare sugli schermi), ma testimoniano che l’azienda abbia decisamente imparato come, pur ispirandosi alle idee più di successo di altri produttori, sia possibile declinare tale ispirazione con il proprio spirito: spirito di semplicità, affidabilità e cura dei dettagli che sempre ha contraddistinto la casa di Cupertino da molti altri produttori. È giusto quindi puntare il dito contro le “innovazioni” presentate da Apple, elencando tutti i prodotti che erano in grado di offrirle prima di loro? Per un utente comune probabilmente sì, ma da buon fan Android non posso fare a meno di arrabbiarmi con Sony, Samsung e compagnia bella, che invece di arrivare in prima linea nelle ripicche dovrebbero piuttosto guardare al 3D Touch (a mio parere, era da tempo che non si vedeva una novità così interessante e con potenzialità nel mondo smartphone) e pensare a come integrarlo al meglio nel loro ecosistema, senza ridursi a presentarne una insipida imitazione. Con buona pace della filosofia dell’originalità.

Leonardo Banchi

Processori ARM desktop-class… perché non farci un Mac?

Delle oltre 2 ore di conferenza di ieri, mi ha colpito un solo aspetto: i passi avanti effettuati da Apple nella realizzazione dei suoi SoC ARM personalizzati, con l’affermazione che il nuovo processore A9X sia più potente dell’80% delle CPU presenti nei computer portatili rilasciati nell’ultimo anno. Secondo le stime Apple, A9X è 1,8 volte più veloce del suo predecessore: in media, dunque, i nuovi iPad Pro potrebbero totalizzare ben 8.145 punti su Geekbench. Il MacBook Pro Retina da 13″ rilasciato quest’anno, con CPU Intel Core i7-5557U da 3,1 GHz, totalizza in media 7.340 punti. Il nuovo MacBook Retina da 12″ si ferma a 5.271 punti nella configurazione massima da 1,3 GHz, con uno scarto di quasi il 55% rispetto al SoC A9X, anch’esso senza alcuna forma di raffreddamento attivo. In quell’80%, dunque, rientrano anche i computer portatili realizzati da Apple stessa. Che senso ha quindi rincorrere Intel ed aspettare che ogni anno rilasci un nuovo processore da inserire nei Mac? Perché non migrare ad una nuova architettura, con il vantaggio dell’avere il pieno controllo sulla progettazione e sulla produzione? Probabilmente, nonostante i dati (empirici) confermino la superiorità dei chip proprietari, molti bollerebbero dei Mac con l’architettura ARM “limitanti”, “poco potenti”, “non adatti ad attività professionali”, magari a causa dell’eventuale difficoltà di virtualizzare o installare Windows o Linux (di cui, comunque, ormai esistono versioni compilate per ARM). Le stesse persone che poi si sentirebbero produttive con un iPad Pro, una Smart Keyboard ed una Apple Pencil. Vedremo mai un Mac con processore ARM? Forse: si vociferava che il MacBook Retina da 12″ dovesse averne uno, ma poi così non è stato. Vedremo mai professionisti lavorare con un iPad? Già ci sono e, da novembre, avranno uno strumentodesktop-class” per farlo.

Andrea Centorrino

iOS arriva in salotto per soli 149$

Quanti anni ci vogliono per creare un iPhone da 50 pollici? La risposta sembrerebbe due. Ovviamente non mi riferisco alla futura versione di iPad Pro, ma alla quarta generazione di Apple TV, unico prodotto non mobile sul palco del keynote. Da sempre Apple ha usato il suo App Store come potete arma per distaccarsi dalla concorrenza e con Apple TV non intende fare diversamente: se il “futuro della TV sono le app”, allora il futuro è più o meno adesso. Sebbene i contenuti come film e serie TV rimangono certamente al centro dell’esperienza della smart TV della mela morsicata, un telecomando che sembra più un controller e la piena integrazione con giochi ed app iOS, rendono la piccola scatola qualcosa di più un box TV con cui si può “parlare”. L’impressione è che Apple voglia entrare in ogni salotto, soppiantando i sistemi smart integrati sui TV con un dispositivo che gioca anche a fare la console e dal prezzo piuttosto basso, sopratutto quando rapportato alla linea dell’azienda di Cupertino. Sarà quindi tvOS la formula giusta per riportare in vita un prodotto fino ad oggi non troppo fortunato e aprire un nuovo fronte per la sfida con Android TV ed affini? Io lo spero; se c’è una cosa che la storia insegna è che un po’ di concorrenza fa sempre bene, sopratutto all’utente finale.

Cosimo Alfredo Pina

Apple cammina sulla sua strada e non guarda indietro

Gli eventi di Apple sono sempre speciali nel mondo della tecnologia: sarà forse perché l’azienda di Cupertino riesce a coinvolgere sui social network anche persone che non si interessano troppo di smartphone; ma in fondo che iPhone fosse un brand come nessun altro telefono non l’abbiamo scoperto ieri. Oltre ad iPhone, Apple ha svelato un iPad gigante, con tanto di Smart Keyboard e Pencil, i nuovi iPad mini e una nuova Apple TV. Se gli iPad mini sono un’evoluzione incrementale, gli altri due sono prodotti interessanti ma credo che nessuno dei due risponda ad una reale esigenza. Sebbene criticare Apple per alcune sue scelte sarebbe molto facile (16 GB su uno smartphone a fine 2015? A quel prezzo?) oggi voglio spezzare una lancia a favore della mela morsicata. Apple prende decisioni impopolari, gli altri no. Perché? Forse perché è consapevole di poter vendere lo stesso senza dover soddisfare le aspettative che gli appassionati ripongono nella scheda tecnica di un dispositivo. Apple non segue ciecamente la direzione del mercato ma cerca di imporla un passo alla volta. Il lettore di impronte digitali è ormai presente su quasi tutti i top di gamma Android e tra un paio d’anni lo sarà anche il 3D Touch (anzi, c’è chi lo copia in anticipo). Ah, anche il colore rosa sarà molto più diffuso durante il 2016. Così, mentre Sony lancia un 5,5″ con risoluzione 4K, Apple propone un 4,7″ HD ad un prezzo superiore e sarà quest’ultimo a vendere di più. È giusto? Forse farà arrabbiare l’appassionato che conosce tutte le specifiche a menadito, ma in questo caso è il mercato a delineare la differenza tra giusto e sbagliato, e credo proprio che Apple alla fine avrà avuto ragione un’altra volta.

Lorenzo Quiroli

Niente di nuovo, tutto di nuovo

Non è stato un keynote esaltante, ma è stato sicuramente il migliore degli ultimi anni. Questa considerazione è sicuramente valida anche solo considerando la quantità di prodotti e tecnologie di cui si è parlato durante l’evento. iPad Pro è un prodotto tutto sommato interessante, che se manterrà le promesse renderà di fatto inutile l’esistenza del Macbook (quello più recente con la sola porta Type-C). Se la penna manterrà le promesse potrebbe poi essere (insieme ad altri prodotti già esistenti) un’ottima alternativa per gli artisti e i designer. I nuovi iPhone nel loro piccolo (vista l’assenza di novità estetiche) sono poi un bel passo avanti, con tanto di aumento della risoluzione della fotocamera e l’introduzione del force touch (ma perché inventarsi ancora un nuovo nome?). Se questa tecnologia può sembrare marginale viste le sue implementazioni, potrà invece diventare in futuro un nuovo standard. Al pari dell’introduzione del tasto destro nel mouse. E chiudiamo con Apple TV. Sulla carta non offre troppo di più dei sistemi già esistenti, ma la presenza di un comando wireless di qualità e la possibilità di fare ricerche naturali (ovvero parlando a Siri come si parlerebbe ad una persona) sono un punto di forza non indifferente. Notevole anche poi l’integrazione di più piattaforme all’interno di un unico software. Riuscite ad immaginare un’azienda così potente da mettere insieme in un solo software i servizi di Sky, Mediaset, RAI e Netflix? Si chiama Apple. Nota: è solo un paragone, non sappiamo in Italia quali servizi integrerà. Una conferenza senza splendore forse, ma che ha colmato “docilmente” molti punti, in un piano volto a rafforzare la posizione di Apple, là dove (almeno moralmente) aveva perso un po’ di terreno.

Emanuele Cisotti

Entro un anno il 3D Touch sarà ovunque

L’introduzione del 3D Touch, o meglio, del Force Touch (persino Phil Schiller durante la presentazione si è sbagliato), è stata, a mio avviso, la novità di maggior rilievo di ieri sera. È vero: si tratta di una tecnologia già vista sui nuovi MacBook, su Apple Watch, persino sul Mate S di Huawei, che comunque non riuscirà ad arrivare in commercio prima dei nuovi iPhone. Perché quindi si tratterebbe della novità più importante? Perché se avete dato un’occhiata alla demo di ieri sera relativa al 3D Touch, capirete che non solo tale tecnologia permetterà di eliminare una volta per tutte i tasti fisici (almeno quelli di navigazione), ma permetterà anche di aggiungere tutta una serie di funzionalità al sistema e agli applicativi di una comodità, a mio avviso, incredibili. “Eh ma su Android basta il modulo Xposed tal de tali e una tripla capriola su una gamba sola per avere quella funzionalità“: appunto, su Android tali funzionalità si possono avere, ma l’utente medio non potrà mai usufruirne perché inesperto o poco motivato. Invece Apple, come fa spesso (che vi piaccia o no) offre tali aggiunte senza obbligare l’utente a fare i salti mortali. È per questo che, con tutta probabilità, entro breve troveremo il Force Touch sulla stragrande maggioranza dei top di gamma (e non solo, si spera) legati al mondo Android. L’unico difetto sarà da ricercarsi nella delicatezza del modulo che permette l’aggiunta del Force Touch al display: da quanto intravisto durante la presentazione, le molle che permettono il calcolo della pressione sembrano piuttosto delicate. Ma questo ad Apple, e al suo portafoglio, piacerà da morire.

Lorenzo Delli

I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano. Ancora una volta.

Questa frase di Pablo Picasso viene spesso associata ad un’iconica risposta che Steve Jobs diede in un’intervista. Sì, lo stesso Steve Jobs che odiava le stylus, che non voleva gli iPhone con più di 4” e che, secondo molti, non avrebbe apprezzato neanche un tablet dalle dimensioni di un laptop. Ma la verità è che il mercato si evolve e, con lui, anche le esigenze degli utenti: ieri Apple ha dimostrato ancora una volta di essere una società capace di innovare, o almeno provarci. Guardiamo in faccia la realtà: Tim Cook e soci non si sono inventati nulla, hanno preso a mani basse da una parte e dall’altra, ma la verità è che entro qualche anno il Force Touch diventerà uno standard per gli smartphone. E il nuovo input non è l’unica novità di spessore vista ieri: l’estrema portabilità è il futuro dei laptop e, se Microsoft ci aveva visto lungo con Surface, Apple è stata brava a prendere tutto ciò che di buono la società di Redmond aveva intuito. E a chi sostiene che iOS non sarà un sistema operativo degno perché orientato al mobile, invito a riguardare la presentazione per vedere cosa Apple è riuscita a far tirare fuori a Microsoft e Adobe, due società leader nel settore software. Infine, Apple TV: di box TV ne avevamo a bizzeffe, ma manca ancora un game changer che possa portare l’intrattenimento domestico ad un nuovo livello. NVIDIA Shield sarebbe un gran dispositivo, se solo si potesse acquistare davvero e non si portasse dietro tutta la frammentazione di Android. Apple TV, invece, ha tutte le carte in regola per sbancare: dall’ottima implementazione di Siri + Proactive, al nuovo telecomando, perfetto per giocare. E, come già detto, è proprio il gaming che potrebbe ricevere una bella scossa dal questo nuovo dispositivo (sì, Wii, fossi in te mi inizierei a preoccupare).

Giuseppe Tripodi

AppleApple iPhone 6sApple iPhone 6s Plus