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Editoriale: Il modding è morto, lunga vita al modding

Nicola Ligas -

Prima di proseguire, è giusto chiarire la diversità di questo editoriale rispetto alla maggior parte dei nostri altri. Proprio come due sono le fasi descritte nel titolo, anche il contenuto è duplice, con due pareri distinti, che in un certo senso copriranno “la lunga vita” e “la morte” (anche se in modo non così rigido, i titoli delle due sezioni sono per lo più a scopo divisorio). Questi due editoriali sono stati scritti in modo indipendente l’uno dall’altro e uniti solo alla fine, e sono lo specchio di come la situazione non sia univoca ed oggettiva, ma di come la percezione del modding sia comunque cambiata agli occhi degli utenti.

Starà anche a voi condividere questo editoriale tra i vostri amici, e farci sapere nei commenti come la pensate, perché non sono certo solo due pareri, concordanti o meno, che fanno la storia.

Lunga vita al modding

Il modding Android non è morto, ma di certo si è evoluto (o involuto, a seconda dei punti di vista), in un modo che ad alcuni potrebbe non piacere, e che forse non stimola più come un tempo l’invalidazione della propria garanzia per passare ad un firmware custom.

Purtroppo tante storiche crew hanno ceduto sotto il peso di un lavoro, che lavoro non era, ma di tempo ne assorbiva, o si sono comunque fatte indietro per altri motivi. Volendo stilare un rapido elenco, non esaustivo, dei nomi più noti:

  • CyanogenMod ha avuto vita relativamente facile, rimpolpata anche dall’apporto di Cyanogen Inc. al suo codice. È bene in generale scindere queste due realtà, il firmware community driven, e l’azienda produttrice di Cyanogen OS, ma quest’ultima contribuisce comunque al codice della prima, ed è innegabilmente una risorsa in più che le altre ROM possono solo sognare.
  • Paranoid Android è scomparsa, assorbita da OnePlus per la realizzazione di OxygenOS, firmware dal quale ci aspettiamo grandi cose, visto che è “costato” alla community la defezione da parte di uno dei team più amati. Per fortuna il ramo legacy sta procedendo, ma difficilmente ci saranno l’impulso e la creatività visti in passato ai tempi dei PIE control, di Halo/Hover o dell’hybrid engine.
  • AOKP ormai si fa viva solo per i pesci d’aprile, ma il suo sviluppo, mai troppo celere, è praticamente a zero, tanto che scovare una sua build datata 2015 è come cercare un ago nel pagliaio.
  • SlimROM si è rifatta il sito, il cui ultimo update risale però all’8 aprile. Lo sviluppo sembra quindi proseguire più in via non ufficiale, tanto che anche su GitHub è silenzio da un mese a questa parte.

Potrei andare avanti elencando altri nomi, come OmniROM, che invece ogni tanto si fa sentire ma che si è ormai assestata forse un po’ al di sotto delle aspettative, o LlabTooFeR, indefesso con HTC, ma il punto è che chi è cresciuto in questi anni assieme alle tante crew di modder si sentirà forse ora un po’ spaesato.

Anche Xposed, che sembrava la panacea a tutti i mali, ha conosciuto una discreta battuta d’arresto con Lollipop, tanto che è ancora in alpha, e ufficialmente solo per Android 5.0. Rovo89 fa un gran lavoro, ma anche lui non è certo stipendiato per sviluppare Xposed, e nessuno può pretendere che gli dedichi più tempo di ciò che non ha.

l’evoluzione di Android ha fatto calare l’esigenza di modding

A complicare le cose ci si è messo anche Google, che dopo essere stat un po’ sornione con Jelly Bean (da luglio 2012 ad ottobre 2013), ha assestato un primo colpo con KitKat (novembre 2013) e poi un bel diretto con Lollipop (novembre 2014), andando a modificare il sistema in modo molto profondo, complicando così la vita ai vari modder, che negli anni precedenti avevano avuto vita più facile. Ed è già da un paio di mesi che si parla del prossimo Android M.

Stare dietro a questi ritmi non è facile, soprattutto per sviluppatori indipendenti che fanno tutto nel loro tempo libero, e per gruppi poco numerosi, che non hanno le risorse necessarie ad essere tempestivi quanto gli utenti vorrebbero. Un sistema più evoluto, completo, e personalizzabile, lascia inoltre meno porte aperte al desiderio di modding: se una cosa già fa tutto ciò che serve, a che pro l’utente comune dovrebbe modificarla?

Col tempo si sono infatti evoluti anche i vari produttori, realizzando dei firmware stock più completi e personalizzabili del passato, che magari fanno venire meno voglia ai neofiti di provare qualcosa di nuovo, e con funzioni software che andrebbero facilmente perse dopo il passaggio al modding. È insomma pian piano diminuita anche la necessità stessa che per alcuni era alla base di un cambio di firmware.

l’evoluzione dei dispositivi Android ha fatto calare l’esigenza di modding

C’è da dire poi che la passione per il modding segue spesso un andamento parabolico: all’inizio è un po’ uno scoglio avvicinarvisi, per la paura di fare danni e la mancanza di conoscenze in merito (ma del resto noi e il nostro forum che stanno qui a fare?). Poi, una volta presa confidenza, diventa “una droga”. E infine, per molti ma non per tutti, c’è la fase discendente, in cui l’utente vuole solo un dispositivo che faccia ciò che gli serve, e non ha più il tempo e la voglia di mettersi a provare ogni nuovo kernel, mod, e ROM che esce, come faceva un tempo.

XDA rimane comunque una community vivace, e se anche non ci sono più tanti “strilloni” come in passato, le nuove generazioni scalpitano per farsi avanti, o per farsi lo scalpo. Chi si affaccia ora sulla scena del modding infatti, troverà facilmente qualcosa con cui modificare il proprio dispositivo, tanto che i più spaesati sono forse gli utenti della vecchia guardia, “viziati” in passato da un maggiore tam tam.

L'evoluzione di Android e dei dispositivi farà ricrescere l'esigenza di modding

Android è nato per il modding. È nato per essere installato su smartphone (in realtà su fotocamere), sui contachilometri da bicicletta, sugli acquari, su tutto quello che abbia una qualche connessione ad internet. È un sistema nato in anticipo sui tempi, per certi versi, perché è stato il primo davvero open-source, e solo ora che l’internet of things sta diventando una realtà, le sue vere potenzialità stanno emergendo. Che si chiami Android Brillo o in altro modo, ciò che un tempo era puro modding, oggi diventa “supporto ufficiale” da parte di aziende che mettono Android sui dispositivi più disparati.

È una forma di evoluzione, ma non è la morte del modding. Chiunque può prendere i sorgenti di Android, compilarli e animare un telefono che altrimenti sarebbe solo un ammasso di elettronica. È una cosa “potente”, una cosa che non cambierà facilmente, e che a suo modo terrà sempre aperta la fiammella del modding. E pensate quando nel prossimo futuro gli smartphone saranno modulari, quando potremo inserire al volo un nuovo modulo che trasformerà il telefono in un Minipimer o in quello di cui avremo bisogno. Ci state pensando? Bene, sono sicuro che qualcuno, da qualche parte, è già al lavoro per farlo.

Lunga vita al modding.

Nicola Ligas

Il modding è morto

Cosa sta succedendo al mondo del modding su Android? Negli ultimi tempi i più affezionati a questo particolare aspetto del robottino avranno sicuramente notato come nonostante i nuovi dispositivi presenti sul mercato siano sempre più performanti e, di conseguenza, possiedano le basi per un ottimo sviluppo parallelo a quello delle aziende, siano sempre meno le mod/ROM/kernel presenti sui maggiori siti di riferimento, primo fra tutti XDA.

Parallelamente le grandi aziende si sono maggiormente aperte a questo tipo di modifiche: non è infatti raro trovare guide ufficiali su, ad esempio, lo sblocco del bootloader di un certo dispositivo (vedi LG e Motorola), così come non sono pochi i dispositivi messi in commercio già dotati di diritti di root o con lo stesso bootloader sbloccato.

Riflettendoci quindi la situazione appare strana. Come può decrescere l’attenzione verso il modding se le stesse aziende predispongono i propri dispositivi a tali azioni? La risposta è forse molto semplice: il grado di sfida è diminuito, e l’apertura delle aziende è la risposta ad un interesse diminuito e che, in passato, faceva molto parlare ed aumentava di conseguenza l’attenzione verso un certo device.

Per chiarire meglio il concetto si può citare l’ormai passato a miglior vita Windows Vista.Questo sistema operativo è stato, come molti ricorderanno, uno dei peggiori buchi nell’acqua “tecnologici” della storia, pieno di problemi e costantemente soggetto ad aggiornamenti. In quel periodo però circolavano numerosi tool “indipendenti” volti a migliorarne le qualità e le performance, oppure più semplicemente a correggerne i bug; i siti di riferimento pubblicavano numerose guide al riguardo, i commenti tra gli utenti erano davvero numerosi, e più in generale l’interesse verso il mondo del modding pc rimaneva molto alto.

Una cosa molto simile è successa ad Android dal lancio di Gingerbread in poi. I dispositivi risultavano molto “chiusi” da parte delle aziende, ed essendo Android un sistema operativo basato su Linux gli utenti, consci delle possibilità offerte da Linux riguardo al modding, cercavano costantemente di modificarlo puntando a personalizzare e migliorare quello che ritenevano in un certo senso acerbo. Ed infatti una semplice ricerca effettuata su Google, qualcosa come “mod + miotelefono” riusciva ad aprire un mondo di possibilità: cambio kernel, ROM, recovery, erano solo la punta dell’iceberg perché in realtà il web offriva davvero molto altro. Under/overclock, under/overvolting, link2SD, audioboost, discussioni sulla resa cromatica, si poteva addirittura trovare qualcosa su come modificare graficamente la schermata di bootloader, che praticamente si guardava per 2 secondi, giusto il tempo necessario ad accedere alla recovery.

Anche Google Trends dimostra la questione: analizzando le ricerche relative ad XDA, ad esempio, notiamo come l’interesse dal 2012 ad oggi sia diminuito, con un piccolo picco a novembre 2013 (anno di uscita di Nexus 5 e Moto G).

xda gogole trends

A tutto ciò possiamo comunque aggiungere che alcune delle mod ricercate ai tempi oggi risulterebbero inutili: il link2SD, ad esempio, andava bene quando la memoria interna del dispositivo era scarsa, e con poche applicazioni piene di dati diventava impossibile installarne di nuove.

Tuttavia, quello che preoccupa è fondamentalmente lo sviluppo delle ROM. I grandi team storici, CyanogenMod e Paranoid, sono ora impegnati con aziende produttrici di smartphone e purtroppo nessuno ha preso il posto di quei developer nello sviluppo di ROM alternative. Se da un lato, quindi, i team storici hanno diminuito i dispositivi supportati nonché il tempo dedicato allo sviluppo (un tempo Cyanogen rilasciava nightly, monthly, release candidate e versioni stabili, a supporto dell’idea di sviluppo costante e quotidiano), dall’altro lato le nuove generazioni di sviluppatori non hanno afferrato degnamente la staffetta, e quale è la conseguenza? L’utente non cerca più la perfezione “interna” del proprio smartphone/tablet, ma si accontenta del sistema operativo stock o di qualche ROM che lo avvicina a ciò che cerca, ma che mai sazierà ciò che davvero desidera.

Qualcuno comunque potrà obiettare che esistono mezzi come Xposed Framework che praticamente costituiscono l’evoluzione di quel tipo di modding, ma chi ha vissuto a pieno quegli anni concorderà sul fatto che se Xposed fosse stato presente tre anni fa, i moduli progettati sarebbero centinaia, proprio perché l’utente chiedeva molto, e capaci sviluppatori lavoravano assiduamente per cercare di accontentare tutti.

In conclusione mi auguro che le cose cambino nel breve periodo; forse il prossimo (prossimi?) Nexus potrebbe riportare in vita quel bel periodo in cui lo smartphone passava più tempo in modalità recovery che acceso e predisposto a fare solo ciò per cui era venduto. Speriamo solo che non sia un nuovo Nexus 6.

Massimo Maiorano

AOKPAOSP