Nexus 6 humor final

Editoriale: 2 settimane (quasi) senza internet

Nicola Ligas -

Secondo un recente sondaggio, condotto nella vicina Inghilterra, il 68% degli intervistati mente, o comunque “esagera”, quando parla di sé sui social network. La chiamano “amnesia digitale” e nei casi più gravi è in pratica la sostituzione di un ricordo reale con uno inventato. Sicuramente niente che sia successo a me o a voi, ma un minimo di rischio le cose abitudinarie lo portano sempre con sé: d’altronde non è forse l’acqua cheta che rovina i ponti?

Internet è un’abitudine che somiglia ad un vizio, perché non te ne vuoi liberare

Non ti accorgi di quanto un certo atteggiamento, un’abitudine appunto, influenzi la tua vita, fintanto che non la interrompi. Noi umani ci adattiamo un po’ a tutto, siamo fatti per adattarci o evolverci nel farlo, ed è anche per questo che ho deciso trascorrere le mie vacanze senza internet, in compagnia del fido Nexus 6, giusto per vedere l’effetto che avrebbe fatto un’improvvisa astinenza ad un assuefatto come il sottoscritto. In realtà tutto non è andato esattamente secondo i miei nobili piani, ma le dipendenze hanno questo effetto collaterale.

Telefonare con uno smartphone è infatti un’attività quasi ridicola ormai, a meno che non siano chiamate VoIP. Tutto su Android, e non solo, passa attraverso la rete: dalle decine di email ogni giorno, agli scambi di messaggi (non SMS!) con gli amici, alle ricerche su Google, Maps, e app varie, passando per gli immancabili social network. Non è difficile rinunciare a tutto questo, anzi, per chi come me ci lavora è in parte anche liberatorio, ma possiamo davvero farlo?

Dopo un paio di giorni da “scollegato”, il telefono mi ha notificato una Wi-Fi libera, e per curiosità (è così che si dice, no?) ho dato uno sguardo: 100 e più mail non lette, decine di messaggi vari, e lasciamo perdere tutto il resto. Andando avanti con questo ritmo, al ritorno dalle vacanze avrei avuto bisogno di altre vacanze solo per rimettermi in pari, ma è anche per questo che esiste il tasto “archivia”. Più sei dentro a questo mondo, e più è difficile non tanto uscirne, quanto anche solo prendersi un pausa. Internet non si prende mai pause, è sveglio 24 ore al giorno, e vorrebbe quasi che lo fossimo anche noi.

leave the phone

La vita digitale ci insegue, con ritmo sempre più frenetico, e se un tempo occorreva un PC per essere connessi, adesso è sempre più difficile rimanere isolati dalla rete, e siamo appena agli inizi. L’era dell’Internet delle cose è tra noi: auto, elettrodomestici, accessori vari, niente sarà più scollegato nel prossimo futuro.

Pensate che sono passati solo 15 anni dall’arrivo dell’ADSL in Italia, ed in un lasso di tempo così breve internet è entrato silenziosamente nella vita degli italiani, e non solo, anche di coloro che ne avrebbero fatto a meno. I più giovani di voi non avranno provato l’ebbrezza di navigare con un modem 56K, o anche meno, ebrezza che non raccomanderei a nessuno, ma dall’avvento della banda larga in poi è stato tutto in discesa. Ad oggi internet viene usato quotidianamente per ottenere informazioni di ogni tipo, per gestire i propri risparmi, pagare le bollette, iscriversi a concorsi, programmare le vacanze, lavorare, e l’elenco potrebbe continuare. È impensabile ormai rinunciare a qualcosa del genere, soprattuto quando sembra portare solo benefici.

La gente su internet è più simpatica

Vi è mai sembrato che le persone siano più simpatiche su internet? Anche quelle che conoscete nella vita reale, inserite in una chat di gruppo riescono a stupire con una verve ed uno humor che magari dal vivo non hanno, frenati forse da un po’ di timidezza o aiutati dai tempi dilatati della rete, che consentono di far fiorir tutta l’arguzia di cui sono capaci. È il bello della rete: abbattere molte delle barriere che condizionano il nostro giudizio nella vita reale. Non ci basiamo sull’aspetto, sull’età, il sesso: l’abito non fa davvero il monaco, online. Anche per questo motivo internet viene visto come un baluardo delle libertà, perché ciascuno può dire ciò che vuole (più o meno), ed il confronto è sempre aperto (più o meno).

C’è chi, su questa libertà, su questa uguaglianza, ha costruito il proprio successo, nei campi più svariati, dallo spettacolo alla politica. Pensate ad esempio a Beppe Grillo, che deve alla popolarità del proprio blog parte della sua fama, e non da ultimo anche il premier Renzi è uno che non ha mai disdegnato i social media, fin dall’inizio della sua carriera. Anche AndroidWorld è nato dal niente, sulla rete, ormai diversi anni fa, e come lui tanti altri siti, blog, youtuber, più o meno famosi adesso.

Questo illude quindi che su internet sia possibile trovare “la verità“. Verità che i mezzi d’informazione tradizionale (TV, giornali ecc.) pensiamo sempre stentino a darci, perché condizionati, di parte, disinformati, e perché, in Italia in particolare, si tende sempre a dubitare di tutto e tutti. In parte è vero: la rete è libera, veloce e a suo modo imparziale. Succede un fatto di cronaca ed in mezzo minuto hai già le foto online, assieme ai racconti dei primi testimoni. Nudi, crudi, non filtrati. Informazione genuina. Poi però c’è comunque chi l’informazione cerca lo stesso di manipolarla.

Effettuando una ricerca su Google su un qualsiasi argomento di interesse, è facile trovare decine di articoli/post/sproloqui conditi da tantissimi dati senza uno straccio di fonte, ed in generale ci fidiamo di chi? Di qualcuno che scrive sul suo blog personale solo perché “ci mette la faccia”? Di un sito che, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere gestito da un gruppo di ragazzini in gita scolastica? (con tutto il rispetto per i ragazzi in gita scolastica).

La facilità con cui è facile reperire informazioni è allo stesso tempo portatrice di cultura e di ignoranza, anche perché, nel mare di internet, è facile trovare qualcuno che la pensi come noi, per quanto in errore possiamo essere. Internet ci permette infatti di accedere in un lampo ad un deposito di sapere quasi infinito, ed al contempo può rivelarsi ingannevole, se non sappiamo utilizzare bene i mezzi a nostra disposizione.

Someone is wrong on internet

Vi è mai sembrato che le persone siano più antipatiche su internet? Non è una vostra impressione: lo sono. Li chiamano “leoni da tastiera”: sono tutti coloro che, eventualmente nascosti dall’anonimato della rete (o anche no), si permettono di insultare il prossimo senza troppi riguardi. Nella vita quotidiana penso che non vi sognereste mai di entrare in un ufficio ed offendere quelli che ci lavorano, ma sulla rete succede quotidianamente, e basta leggere i commenti ad alcuni dei nostri articoli per accorgersene. Arriva gente che ci dà di venduti, incompetenti, ignoranti e via dicendo. Lascia un commento e se ne va, come una persona che apra una porta, insulti, e poi passeggi via come nulla fosse. Poi c’è chi invece rimane, e dopo la prima offesa ne regala una seconda o una terza, tanto, a parte un ban, cosa può mai succedere?

Prima ho mentito: la gente su internet è come nel “Signore delle mosche”

È il rovescio della medaglia nella libertà di cui parlavo prima: essere lasciati a noi stessi, non avere i freni inibitori che il contatto diretto con una persona inevitabilmente porta con sé, tira fuori anche il peggio delle persone, che regrediscono ad uno stato a volte al limite dell’inciviltà. Ma è anche l’assenza di limiti ad affascinare ed attrarre. I segreti, le perversioni, trovano spazio nel mondo virtuale in virtù dell’anonimato, dell’assenza di giudizio, del fatto di essere chiusi in una stanza e tutto il mondo fuori.

Il discorso in questo caso si farebbe davvero lunghissimo, tanto che le problematiche connesse ad internet sarebbero infinite da elencare: dalla limitazione ed il controllo dei contenuti, alla tutela sul diritto d’autore (che ormai quasi non esiste più), passando per la sicurezza dei dati personali. Internet è cresciuto così velocemente che ormai anche la sua infrastruttura stessa è inadeguata. I protocolli e gli standard (de facto) che si sono imposti sono in buona parte superati, ma non è facile né banale rimpiazzare qualcosa che viene usato da milioni di persone al giorno.

Ora come ora è ancora possibile allontanarsi un po’ da tutto questo: basta scollegare il telefono dalla rete o stare lontani da un PC, ma diventerà sempre più difficile farlo, e nessuno dice nemmeno che sia per forza necessario. Ma come tutte le cose a cui ci abituiamo piano piano, che entrano a far parte della nostra vita quasi silenziosamente, ricordate che tra abitudine e vizio il confine non è sempre così netto.

Morale della favola: internet è atarassico

Non c’è una morale alla fine di questo editoriale. Sono sopravvissuto alla mia forzata astinenza non senza un certo piacere, lo stesso che ho provato nell’avere nuovamente a disposizione la mia cara rete. Non vi darò una formula magica con cui calcolare il vostro grado di assuefazione, né sono in grado di dirvi se avete o meno bisogno di una disintossicazione.

Non vi inviterò nemmeno a seguire SmartWorld, MobileWorld ed AndroidWorld come fossero l’unica fonte di verità nel loro settore, pur essendo convinto della grande professionalità dei miei colleghi (sulla mia non mi esprimo). Anzi vi invito a leggere tanto, di tutto, che sia Android o meno. Seguite siti diversi, confrontate la stessa notizia, scrutate le fonti, e capirete, forse, che non è proprio tutto uguale. E sarete voi a decidere a quali autori credere o meno, esattamente come nella vita reale.

Internet è fatto di uomini e donne, per quanto possa invece sembrare una macchina. Non è giusto o sbagliato, non è sicuro o pericoloso, è esattamente come il mondo reale, soltanto che ne abbiamo una percezione diversa. Renderlo un posto migliore è un po’ compito di tutti noi, esattamente come il mondo reale. Internet è bellissimo e “spaventoso”, esattamente come il mondo reale. Nessuno dovrebbe averne paura, ma quantomeno rispetto.

O questo almeno è ciò che penso io. Il dibattito è e sarà sempre aperto, quindi sentitevi pure liberi di condividere questo editoriale con chi volete, di raccontare nei commenti come la pensate, di lanciare un paio di insulti, o di andare via. Ci ritroveremo tutti in rete, prima o poi.