MWC 2015 fire gran via

Editoriale: tutto quello che non vi dirò del Mobile World Congress

Nicola Ligas -

Il Mobile World Congress 2015 si è concluso ormai da qualche giorno. I presenti sono tutti rientrati in patria, ed anche per noi è ripreso il consueto tran tran quotidiano, ma l’accumularsi di novità lascia ancora spazio a qualche riflessione. Non starò qui a dirvi nel dettaglio cosa di nuovo ci sia stato a Barcellona, anche perché, se ci avete seguito, già lo saprete (in ogni caso trovate qui raccolti tutti gli articoli al riguardo), ma piuttosto voglio cercare di raccontarvi cosa ha funzionato e cosa no della fiera più importante dell’anno, almeno per il settore mobile.

Come sempre un pollice su va all’organizzazione, quest’anno anche lievemente migliore dei pur ottimi anni passati. Può sembrare una banalità, ma voi pensate di dovere accogliere migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo, di dare loro spazio a sufficienza, mezzi di trasporto, e di metterli a loro agio in una città che, per una settimana a l’anno, diventa la loro casa. Barcellona ci riesce, grazie a tantissimi piccoli dettagli: dai numerosi cartelli, all’efficienza dei mezzi di trasporto, al personale localizzato in varie parti della città, in particolare in prossimità della fiera, alle piccole e grandi variazioni realizzate appositamente per l’MWC. Sarei curioso di vedere una cosa simile avvenire in una città italiana. Anzi, non lo sarei, perché già mi immagino il disagio.

muffin

Detto questo, veniamo alla fiera vera a propria, che è iniziata lunedì 2 marzo, ma che in realtà già da domenica ha riservato tantissime conferenze stampa ed anteprime. Abbiamo iniziato verso le 10 con Acer: spazio non certo enorme, tanti dispositivi, tra Android e Windows Phone, e degli ottimi mini-muffin. Acer continua insomma a voler attaccare la fascia medio-bassa del mercato, ma si tratta di un segmento sempre più aggressivo ed aggredito, dove non sempre i suoi modelli riescono a spiccare. Peccato, perché alcune soluzioni di design sono anche originali, ma manca un po’ di grinta.

Ci siamo poi spostati nel sontuoso e vetroso albergo sulla costa scelto da Huawei per presentare i suoi nuovi wearable. Devo dire la verità: un po’ sono rimasto deluso (ma non dall’ottimo banchetto imbastito) bensì dalla presentazione stessa, che si è concentrata solo sui tre dispositivi indossabili (Talkband B2, Talkband N1 e Watch) ignorando completamente il pur ottimo MediaPad X2, uno dei tablet da 7 pollici più leggeri e promettenti dell’ultimo periodo, relegato in una posizione di serie B, ed utilizzato solo per illustrare le caratteristiche dei vari wearable durante la fase di hands-on post-presentazione. Un’altra piccola delusione è arrivata però anche dai dispositivi in sé: Huawei aveva lasciato intendere di puntare ad un qualcosa all-in-one, che non ci costringesse ad indossare tanti wearable diversi per scopi in fondo simili, e quello che ha fatto invece è stato diversificare ulteriormente l’offerta, con 3 dispositivi a loro modo validi, ma che comunque non hanno inventato nulla di nuovo rispetto a quanto visto finora in commercio.

HTC quasi si accavallava con Huawei, e come già saprete la presentazione di One M9 è stata la più bella delusione dell’MWC 2015: bella perché lo smartphone è comunque bello, dato che già lo era il predecessore; delusione perché alla fin fine non c’era quella novità che in molti avrebbero voluto, ed anche il contorno fatto di smartband e realtà virtuale non è riuscito ad emozionare.

A sera è poi stata la volta di Samsung, che come sempre ha speso grandi cifre per organizzare uno show di presentazione quasi perfetto (nonostante fosse ora di cena non c’era nemmeno una tartina), tranne in un dettaglio: tutti, o quasi, i video di Galaxy S6 scattavano. E non lievemente. Il confronto con iPhone 6 è stato quasi imbarazzante, perché si capiva che la qualità video di S6 era migliore, ma il filmato non voleva saperne di andare fluido, e già mi immaginavo le battute sui “lagaxy” che sarebbero facilmente arrivate a fiume. L’organizzazione quantomeno è stata impeccabile, ed i Galaxy S6 / S6 Edge da provare erano tantissimi e privi degli odiosi antifurto (odiosi perché rovinano le foto, non perché avessimo cercato di sgraffignarli), così tanti che quasi non c’era da fare fila, nonostante il grande numero di persone presenti.

Nel passaggio da un evento a l’altro, abbiamo fatto importanti scoperte: ad esempio che Google Maps con i civici proprio non ce la fa (ci aveva spediti ad un paio di chilometri dal punto giusto) e che 50 sfumature di grigio va forte anche in Spagna (ma noi non ci siamo soffermati a guardarlo).

50 sfumature di grigio

I giorni successivi sono poi stati ancor più frenetici, se mai fosse possibile, portando con sé solo le conferenze di Microsoft e Sony, che avevano entrambe scelto il lunedì mattina alle 8:30 per presentare i propri prodotti. La cosa curiosa è che i due stand erano praticamente uno di fronte all’altro, e ben presto i rispettivi eventi si sono trasformati in un’infantile gara al volume più alto. Mi sembra abbia iniziato Sony alzando un po’ il livello di un suo video, ma Microsoft non si è fatta pregare, ed al suo filmato successivo sembrava di stare in discoteca, con la differenza che la musica era ben diversa e la voce di Stephen Elop non è paragonabile a quella di un incalzante DJ (DJ di cui lo stand Microsoft era anche munito, racchiuso all’interno di una finta mongolfiera). LG infine non ha tenuto un evento stampa in fiera, ma il suo stand era come sempre denso di novità, comprese quelle più curiose come Aka ed Fx0, anche se forse un po’ piccolo in proporzione al numero di dispositivi presenti.

Tutte i vari eventi per la stampa hanno comunque avuto un elemento comune: la sobrietà. Non tanto nella location, ma nella rapidità e nell’eccesso di sfarzi. Anche Samsung, per Galaxy Note 4, aveva realizzato una presentazione più in grande stile, con DJ sul palco e sketch vari. Imbarazzanti poi i gift offerti ai presenti, che nella maggior parte dei casi si riducevano ad una bottiglietta d’acqua da mezzo litro presente su ciascuna sedia: quella di Huawei almeno aveva un suo stile, ma quella di Microsoft era proprio da distributore automatico. Segno di un mercato un po’ in crisi? In parte credo di sì: è difficile reinventarsi continuamente, ed è difficile proporre qualcosa di nuovo che offra anche qualcosa di più. Samsung ha cercato di tirare la corda più del dovuto, presentando quest’anno lo smartphone che molti avrebbero voluto vedere lo scorso anno, e forse le è anche andata bene nonostante tutto; ed HTC potrebbe fare la stessa fine, anche se ha le spalle meno larghe dell’azienda coreana.

IMG_20150309_174955Menzione d’onore a Google che ha cercato di distrarre tutti i presenti con la gara delle spillette: oltre 120, tutte a tema Android (alcune bellissime), dislocate in qua e in là per la fiera, con un autentico mercato nero che, mi dicono, abbia raggiunto il suo apice l’ultimo giorno, mentre noi tornavamo in Italia durante una ventosa giornata di inizio marzo.

MWC: per molti, per tutti, per troppi?

A costo di sembrare troppo severo, aggiungerò però un ulteriore elemento che non mi è piaciuto: l’assenza di una minima selezione all’ingresso. Questa è una cosa che va avanti da anni, ma che in questo 2015 mi è sembrata ancor più evidente: basta avere un sito che parla di smartphone, anche se lo seguono solo l’autore e due suoi amici, che arriva l’accredito MWC. Il Mobile World Congress, contrariamente all’IFA di Berlino che è aperto al pubblico, è un evento pensato principalmente per la stampa ed il personale del settore (il biglietto per gli esterni costa parecchio), ma che si trasforma sempre più in una sorta di gita scolastica (principalmente di ragazzi europei, perché difficilmente qualcuno dall’altro lato del mondo affronta un viaggio simile tanto alla leggera), col risultato che gli addetti agli stand devono fare i doppi turni per venire incontro alle richieste di chi magari neanche ci  scriverà un pezzo sopra, o se lo scriverà non sarà letto praticamente da nessuno. Più persone ci sono, e peggio lavoriamo. Tutti. Non è severità, è un dato di fatto, e se fosse operato un maggior controllo penso che almeno i presenti potrebbero muoversi meglio, e che anche gli standisti ne ricaverebbero non pochi vantaggi.

Se speravate insomma in retroscena particolari, in realtà non ce ne sono, e non perché non voglia raccontarveli, ma perché al massimo si limiterebbero al nostro peregrinare alla ricerca di un posto dove mangiare che piacesse a tutti, che ci ha portati nei peggiori bar di Caracas, o a quell’unica volta in cui abbiamo giocato a Bombsquad in 6, con 7 personaggi, perché un controller aveva deciso di valere doppio (non chiedete spiegazioni, non le ho). Il brutto del Mobile World Congress è sempre questo: lo attendi a lungo, ma poi passa in un istante. Ciò che resta sono tante fatica sulle gambe, foto, video, ed uno strascico di impressioni diverse sui prodotti presentati, sulle quali ciascuno cerca di avere l’ultima parola prima degli altri, ma che dovranno immancabilmente attendere le recensioni successive. Non ho fatto mistero del fatto che Galaxy S6 Edge, in particolare nel colore verde, mi sia piaciuto molto, ma il mio è un giudizio puramente estetico, e quindi soggettivo. Non avrò la presunzione di dirvi ora quale sia il migliore smartphone MWC, ne riparleremo in sede di recensione, ma mai come quest’anno

P.S. se vi state chiedendo il perché di tutti i riferimenti al cibo significa che non ci avete seguiti sui social durante l’MWC, quando l’hastag #NicolaCheMangia rimbalzava in continuazione, a mio malincuore. Nemmeno più di tanto in realtà: i muffin erano davvero buoni!

MWC