8.0

Almightree

Almightree The Last Dreamer: quando l’ultima speranza sei tu (recensione)

Giorgio Palmieri - Crescent Moon Games ci propone un rompicapo dall'aspetto nintendiano ma dalla spiccata indole.

Pezzo dopo pezzo, si sgretola un mondo ormai morente. La fiducia di Madre Natura è riposta in un Dreamer, un ragazzo dai poteri magici capaci di far rinvigorire dei particolari alberi appassiti, gli unici a poter bloccare la piaga del terremoto incessante. È un incipit semplice, un pelino abusato, ma ciò che ne esce fuori è un rompicapo curioso, intrigante, per certi versi addirittura originale: è Almightree: The Last Dreamer di Crescent Moon Games.

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Rompicapo d’azione

Almightree 1

La produzione non mente sull’essersi palesemente ispirata ai tratti dei titoli Nintendo, soprattutto Zelda, ma in realtà Almightree: The Last Dreamer riesce a rivestirsi di un suo carisma grazie alla sua particolare meccanica di gioco che permea l’intera avventura. Il protagonista infatti può spostare, uno alla volta, i “cubi” del livello, per permettergli di raggiungere posti altrimenti inaccessibili.

Il livello di difficoltà non risulta mai troppo frustante

Il level design verticale è appunto basato sull’altezza, e gli enigmi proposti sono stati creati proprio su questa struttura. Va da sé che l’obiettivo principale è quello di incastonare i vari blocchi nella giusta sequenza per formare ogni sorta di ponti, scale e quant’altro per proseguire nel livello: tutto ciò in un contesto che mette il giocatore in un perenne stato di fretta, in quanto, l’incessante scorrete della lancetta, porta il mondo a sgretolarsi proprio sotto ai piedi del nostro alter-ego virtuale, evento che, inevitabilmente, porta al Game Over.

Non ci sono check-point, ma niente paura: il livello di difficoltà non risulta mai troppo frustrante, anche perché è possibile impostarlo ad inizio partita (a scelta tra Facile, Medio e Difficile), ma si rivela essere bilanciato a dovere.

Una giusta semplicità

Le fondamenta del gameplay sono dunque essenziali: la meccanica dello spostamento dei blocchi, colonna portante della formula, è accompagnata da un sistema di controllo via D-PAD virtuale inizialmente macchinoso, ma preciso e affidabile una volta fatto il callo. La possibilità di muoversi da vita a piccoli sprazzi di platform game, pur rimanendo alla base un rompicapo, dove bisognerà schivare fiori elettrici col giusto tempismo, o utilizzare i blocchi per superare il vuoto dell’ambiente, consci del fatto che non è possibile saltare bensì scavalcare un solo cubo in altezza.

Un pacchetto invitante a 2,15€ senza acquisti in-app

Proseguendo lungo i venti livelli proposti dall’offerta contenutistica, a difficoltà crescente, il gioco si arricchisce di nuove trappole e idee, alcune riuscite e altre meno, ma che comunque non snaturano mai il gameplay, ed anzi contribuiscono a far risaltare le situazioni dello spostamento dei cubi. Per quanto riguarda invece la cornice audiovisiva, Almightree: The Last Dreamer è confezionato con discreta cura. Avremmo sicuramente apprezzato una maggiore varietà stilistica nelle ambientazioni, ma, tutto sommato, il lavoro svolto è molto buono. Infine, l’avventura vi porterà via un paio di piacevolissime ore e, considerando che il gioco è prezzato a 2,15€ senza acquisti in-app, il pacchetto risulta abbastanza invitante.

8.0

Giudizio Finale

Da uno dei cliché più sfruttati dall’industria dell’intrattenimento, e da piccoli veicoli d’ispirazione di nintendiana memoria (ma non troppo), viene fuori un rompicapo di quelli freschi e ben contestualizzati su mobile. Fatta eccezione per qualche piccola pecca, Almightree: The Last Dreamer è un gioco che non dovreste perdervi, sia se amate il genere del puzzle game, sia se siete alla ricerca di un titolo impacchettato con cura. In entrambi i casi, ve lo giocherete col sorriso stampato sulle labbra.

PRO CONTRO
  • Comparto audiovisivo delizioso…
  • Meccaniche semplici ma ben contestualizzate
  • Livello di difficoltà bilanciato e personalizzabile
  • …ma stilisticamente un po’ ripetitivo
  • Alcuni livelli meno riusciti di altri

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