smartphone final

Editoriale: l’avanzata della Cina, tra prodotti di qualità e cloni improponibili

Nicola Ligas -

La Cina ed i produttori locali sono ormai una realtà dell’industria mobile con la quale tutti devono fare i conti, ed in modo più o meno diretto la cosa vale anche per noi utenti. Nomi quali Meizu e soprattutto Xiaomi e Huawei sono sempre più presenti sul panorama internazionale, e non dimentichiamoci di Oppo e di OnePlus, quest’ultima sorta quasi dal nulla un annetto fa, e che in un modo o nell’altro è riuscita a ritagliarsi un suo spazio ed una sua fama sul panorama internazionale nel giro di pochissimo tempo.

Un tempo, e non sto parlando di eoni fa, il termine “cinafonino” era praticamente solo un dispregiativo, volto ad indicare un prodotto di basso costo, spesso e volentieri fatto a copia più o meno spudorata di un marchio più famoso. Sia chiaro che simili modelli esistono eccome ancora adesso: dal clone di iPhone 6 con la TouchWiz, a quello di iPad con Android e Windows, passando anche per i cloni dei modelli locali; alla Cina piace Apple, e le vendite lo confermano, ma a fianco dei cloni spudorati ci sono quelli assurti ormai al rango di “smartphone nobili”, come i modelli di Meizu e Xiaomi. Sia chiaro, non sto dicendo che queste ultime aziende realizzino solo copie dei prodotti della mela, ma una certa ispirazione, sia estetica che nel software, è impossibile non notarla, checché né dicano Hugo Barra e soci. Il punto è che comunque i loro modelli hanno una qualità costruttiva tale da elevarsi dalla massa dei “volgari cloni” ed un’attenzione al software che le aziende minori non hanno, per quanto quest’ultimo abbiamo comunque dei punti in comune con iOS.

Qual è la linea di confine oltre la quale “sei una copia”?

È difficile tracciare una linea precisa al di là della quale sei una copia, e all’interno della quale non lo sei. Credo che banalmente sia il rapporto qualità/prezzo a deciderla: se costi poco ma vali altrettanto allora sei un clone cinese, se invece mi offri anche qualità allora non lo sei, anche se potresti sembrarlo. È brutto per chi si sentirà copiato, ma in fondo le cose vanno così, e non voglio nemmeno addentrarmi troppo nel discorso copia-originale, perché sarebbe davvero lungo e un po’ off topic, dato che al giorno d’oggi il diritto d’autore è in parte stra-tutelato ed in parte defraudato (e credetemi, so benissimo cosa voglia dire vedere “il proprio lavoro copiato”).

Tenete poi conto di una cosa: non tutti i prodotti cinesi sono pensati per il mercato internazionale. Huawei, Oppo e OnePlus lo sono e vendono regolarmente anche da noi, o tramite distributori locali oppure online; Xiaomi (e tantissimi altri) no. Questo non si ripercuote solo su garanzia e assistenza, nel bene e nel male, ma anche sul software che troviamo a bordo di questi smartphone, software evidentemente pensato per il gusto di un pubblico che non è propriamente quello nostrano, e che come tale può non piacere o presentare funzioni inutilizzabili e magari nemmeno ben localizzate.

xiaomi più grande produttore cinese

Fatto sta che, in un modo o nell’altro, ma soprattutto grazie al rigore e ad una visione a lungo termine invidiabile, Xiaomi è diventata il terzo produttore di smartphone al mondo (quarto se si considera il duo Lenovo-Motorola come una cosa sola), pur essendo appunto un’azienda a base prevalentemente cinese, a conferma di quanto il mercato locale sia ormai enorme e di importanza strategica per chiunque miri al “trono mondiale”. Sempre Xiaomi sarebbe anche il più grande produttore di smartphone in Cina, ma su questo dato non tutti concordano: non sarà comunque qualche punto percentuale a cambiare il concetto.

Anche Huawei è ormai lontana dall’azienda per il mercato low-end di qualche anno fa, ed è riuscita a convincere anche con modelli di fascia medio-alta e con design e qualità costruttiva da produttore di razza, avendo anche l’audacia di lanciare il sotto-brand Honor, partito subito col vento in poppa, e con l’audacia necessaria a sfidare i grandi (in calo) del settore.

Il mercato è cambiato a causa della Cina?

Google sarebbe preoccupato da tutto ciò, da Xiaomi in particolare, dato che quest’ultima non utilizza i suoi servizi nel proprio firmware in Cina (ma lo fa al di fuori del paese natio, il che ci fa un po’ dubitare dei report che vorrebbero Google tanto in ansia), e di certo le ambizioni di Xiaomi sono molto grandi e difficilmente si fermeranno a breve. Il rischio che Android possa sfuggire di mano a BiG, per quanto sembri un’ipotesi remota, ha in realtà una base concreta, ed è un rischio anche per noi utenti: alla radice di tutto c’è pur sempre Android, e nel momento in cui lo sviluppo di quest’ultimo non dovesse più essere conveniente per Google, chi lo porterà avanti? A Cyanogen Inc. piacerebbe senz’altro, ma potrebbe davvero farcela? Sto esagerando? Sì, non vi preoccupate, non ci sono pericoli imminenti, ma è innegabile che comunque i tanti prodotti low-cost / fork e l’avanzata dei produttori cinesi siano una realtà che nessuno può più ignorare.

Purtroppo questo non ha dato la scossa al mercato che si poteva sperare: i prezzi degli altri top di gamma continuano a rimanere molto elevati, ma la differenza rispetto a prima è che ci sono sempre più valide alternative a prezzi inferiori (e queste sono per lo più a marchio di un’azienda cinese) anche se in parte ciò è dovuto anche al semplice progresso della tecnica. E la prossima volta che i vostri amici non sapessero distinguere un Mi4 da un iPhone 5 o vi dicessero che Huawei è una marca da due soldi, non preoccupatevi: quello che state stringendo in mano non è più un “cinafonino”, e potete tranquillamente esserne orgogliosi. (E i vostri amici sono degli ignoranti, con tutto il rispetto.)

Apple