Nexus 6 iPhone 6

Editoriale: perché sono tornato ad Android, da iPhone 6

Nicola Ligas -

Voi non lo sapete, ma probabilmente in questo momento Tim Cook sta brindando. Lo sta facendo in maniera ininterrotta, sbornia permettendo, da quando Apple ha comunicato i dati sulle vendite nell’ultimo trimestre 2014: il più redditizio di sempre nella storia della mela, con ben 18 miliardi di dollari guadagnati, il più alto guadagno trimestrale mai realizzato da qualsiasi compagnia. Tra una bottiglia di champagne e l’altra, Tim Cook sta anche telefonando a tutti quelli che lo paragonavano con disdegno a Steve Jobs, affermando che l’azienda di Cupertino fosse migliore sotto la guida del suo compianto CEO: personalmente non ho ricevuto ancora nessuna chiamata, pur essendo tutt’ora convinto che sia così, ma capisco che ci sia una lunga sfilza di numeri prima del mio. Aspetterò Tim, non preoccuparti.

Tutto questo semi-ironico preambolo per sottolineare che iPhone è “un’industria” fiorente come non mai (la netta maggioranza di quei 18 miliardi provengono dalle vendite di iPhone 6 e 6 Plus) e che, nonostante il successo di Android, è impossibile parlare di smartphone al giorno d’oggi fingendo che iOS non esista e che il robottino sia l’unica scelta possibile. Anche per questo motivo, nelle ultime due settimane ho utilizzato un iPhone 6 come smartphone personale, appendendo al chiodo Android, senza in realtà nessuna idea precisa in mente se non quella di “farmi una cultura” su iOS 8.

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Personalmente non ho mai considerato iOS come “il male” da contrapporre ad Android: uso quest’ultimo perché l’ho trovato più adatto alle mie esigenze, ma se iPhone mi avesse convinto della sua maggiore validità avrei anche potuto valutare il passaggio di sponda, dato che in fondo sono anche utente Mac da diverso tempo. Così non è stato, e se avete voglia e pazienza vi spiego anche perché.

Iphone è semplice, ma più in apparenza che in sostanza

La presunta semplicità di iPhone è in parte reale, in parte un mito. Il pulsante home centrale è una sorta di maniglione antipanico: c’è solo quello, quindi anche l’utente più sprovveduto, quando non sa cosa fare, lo preme e torna al sicuro nell sua home. Fin qui è facile quindi. Peccato però che navigare all’interno delle app non sia sempre così immediato. Se ti abitui al pulsante Indietro su Android è difficile tornare… indietro (scusate il gioco di parole). Ogni app su iOS si comporta un po’ a modo suo: a volte c’è una freccia, a volte un “annulla”, altre ancora un “indietro” vero e proprio; il punto è che tutte queste opzioni sono in alto, vicino alla barra di stato, il che rende molto più complicato usare iPhone con una mano sola di quanto non sia Android. Si spiega in effetti come mai Apple ci abbia messo tanto a spostarsi verso schermi più grandi: già il 4,7” di iPhone 6 non è facile da utilizzare con una sola mano, perché per muovervi tra le funzioni delle varie app dovrete arrivare col pollice vicino all’angolo in alto a sinistra molte più volte di quanto non fareste su Android. Sembra una piccolezza, ma nell’utilizzo quotidiano si nota eccome.

Il “maniglione antipanico” di cui parlavo prima poi, ha in realtà molte più funzioni di quanto sembri. Un singolo clic ti riporta alla home (in realtà, se c’era una cartella aperta, rimanda a quella stessa cartella e solo un secondo clic riporterà davvero alla home: non mi piace), un doppio clic apre la pagina delle app recenti, ed una pressione prolungata avvia Siri: si vedono insomma anche gli svantaggi di avere un solo pulsante, che deve per forza di cose ricorrere a combinazioni diverse per funzioni diverse. Anche nella parte telefonica ci sono delle carenze: ad esempio premendo i pulsanti del dialer non viene avviata la ricerca tra i numeri presenti in rubrica, cosa che Android ha introdotto ormai da un po’ di tempo.

Ma queste in fondo sarebbero carenze superabili con l’abitudine, del resto Android non è certo perfetto, e probabilmente un utente iPhone che passasse al robottino avrebbe la stessa sensazione di estraniamento per altre ragioni. Ciò che proprio non mi ha convinto sono i due punti seguenti.

la condivisione di ios è limitata. troppo limitata

La condivisione su iOS è profondamente diversa da quella su Android, e non mi sono mai accorto di quanto apprezzassi e utilizzassi quest’ultima finché non mi è venuta a mancare. Su Android quasi ogni applicazione può inviare contenuti alle altre: scambiare foto, link, video, testo e altro materiale tra un’app e l’altra è questione di un attimo: siete in un’applicazione, c’è un contenuto che volete condividere, premete il pulsante apposito e nella maggior parte dei casi avrete in elenco l’app a cui lo volevate inviare. Su iOS non è così, quasi mai. Dalla galleria, ad esempio, potete inviare foto solo via messaggio (SMS), email, e qualche social network a seconda di quelli che avete installati; e la galleria è una delle app con la condivisione più ampia, su altre è anche peggio. Su Android invece avrete anzitutto Bluetooth e Android Beam, che sono due fonti da non sottovalutare, oltre praticamente a tutte le app di messaggistica installate, quelle per le note (come Google Keep), i social network, i cloud storage e via dicendo: praticamente tutto ciò che potrebbe mai servirvi. Il concetto è che su iOS, nella maggior parte dei casi, dovrete aprire l’app che vi servirà per condividere il contenuto, non il contenuto stesso. Se volete inviare un’immagine su Hangouts dovrete aprire quest’ultimo, selezionare la chat che vi interessa e usare l’apposito pulsante per allegarla, non aprire la galleria e condividerla da lì. Qualcuno potrebbe obiettare che sia solo questione di abitudine, ma non è del tutto vero: iOS è semplicemente più lento perché ci vogliono più passaggi ed interrompe il flusso naturale, perché se sto navigando e vedo un video che mi piace, per inviarlo agli amici devo prima aprire WhatsApp interrompendo quello che stavo facendo.

Che iOS non ami tantissimo la condivisione lo si capisce anche dal fatto che quando scatti uno screenshot il sistema non reagisce praticamente in alcun modo, fatta eccezione per un lieve bagliore a indicare lo scatto; su Android appare invece una notifica dalla quale puoi condividere direttamente l’immagine, il che, oltre ad essere molto più rapido e pratico, si riallaccia al secondo punto che non mi piace: le notifiche.

Le notifiche di iOS vengono gestite in modo piuttosto diverso da Android, questo a causa dell’implementazione diversa dei due OS. Su Android le app restano in esecuzione in background (se glielo permettiamo) e quando riceviamo e clicchiamo su una notifica sono pronte a mostrarcela in pochi istanti. Su iOS invece le app non restano in esecuzione ma sono in freeze e le notifiche vengono gestite a monte rispetto all’applicazione stessa: questo significa che quando premiamo su una notifica, l’app relativa non è detto che sia pronta. Mi spiego meglio con un esempio. Se riceviamo un messaggio di WhatsApp la notifica ce lo riporta correttamente, ma quando ci clicchiamo sopra e viene avviata WhatsApp stessa, questa riparte dalla schermata in cui l’avevamo lasciata l’ultima volta, passando poi alla chat che ha generato la notifica (che non è detto fosse l’ultima aperta), dove i nuovi contenuti riportati dalla notifica devono ancora essere caricati (e a volte possono anche generare errore nel frattempo – vedi immagine sopra al centro). L’esperienza finale è insomma molto meno immediata e diretta.

notifiche ed app sono troppo “distanti” su ios

Un effetto collaterale è poi quello che ogni app genera una notifica distinta per ciascun contenuto: se ricevete 100 messaggi su WhatsApp, avrete 100 notifiche per ogni singolo messaggio, rendendo praticamente inutilizzabile il pannello stesso in poco tempo (N.B. è un’esagerazione per far capire il concetto: le notifiche possono essere limitate, ma resta il fatto che bastano 10 messaggini in chat per invadere la barra delle notifiche). Inoltre le notifiche non sono “ricche” come su Android, nel senso che non potrete interagirvi in alcun modo se non aprendo l’app che le ha generate, ed anche questo è un grande limite, soprattutto per uno come me che archivia quintali di mail ogni giorno, e che con iOS non può farlo direttamente appena ricevute, ma deve ogni volta cliccare sulla notifica, aprire l’app, attendere il caricamento (e non sono nemmeno così infrequenti i timeout), e poi interagire con la mail.

Per il mio stile di vita, condivisione e notifiche su iOS non solo non sono ottimali ma sono proprio un ostacolo, un rallentamento, laddove Android invece velocizza tantissimi compiti, al punto che è più rapido eseguirli da smartphone che non da PC.

Non fraintendetemi, la mia non è una crociata contro iOS, che sinceramente non ho alcun interesse nel fare. Il sistema della mela ha anche tanti pregi: così a caso mi viene in mente che qualsiasi video riproduciate, anche e soprattutto sul web, viene comunque gestito dal player interno di iPhone, offrendo quindi non solo un’esperienza consistente, ma anche semplice ed ottimale. Touch ID poi funziona benissimo, meglio della maggior parte dei lettori di impronte su vari Android, e l’app di Google per iOS è semplicemente fantastica: oltre ad integrare Google Now, è una sorta di mini browser in cui aprire anche i risultati di ricerca, con uno storico dei contenuti che è in pratica affine alla pagina app recenti su Android. L’interfaccia stessa di iOS ha poi tante piccole chicche, come le icone che si spostano lievemente in accordo all’inclinazione con cui teniamo il telefono o l’auto-refresh all’apertura di molte app, che è una gran comodità, e molte altre. Semplicemente, ma non credo che questo inciderà sul bilancio di Apple, iOS non è (ancora) un sistema che fa per me. “Ancora” è comunque un termine importante: nessun OS è così monolitico e infallibile da poter dire con certezza cosa ci riserverà il futuro, anche se in fondo, conoscendo la natura poliedrica del robottino, sono molto fiducioso. Fino a prova contraria.

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