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Xiaomi Mi Band vs Fitbit Flex vs Jawbone UP: confronto tra smart band

Nicola Ligas -

Al contrario del mercato smartwatch, che ancora stenta a decollare davvero, anche per carenza di materia prima davvero di qualità, quello delle smart band è invece un segmento che vanta tante valide proposte, che cavalcano più o meno tutte la “mania” dell’activity tracking, ovvero del tracciamento della nostra attività fisica, sia essa diurna o notturna.

Sacrificando il mio polso sull’altare del lavoro, ho quindi indossato per una settimana intera, sul medesimo braccio (sinistro), tre smart band diverse, per confrontare vari aspetti del loro funzionamento e tirare un po’ le somme: due di queste sono Bluetooth, Xiaomi Mi Band e Fitbit, mentre di Jawbone UP ho scelto la prima versione, che si sincronizza tramite il jack audio.

Comodità

Partiamo dall’aspetto più banale, che però è bene non sottovalutare: la comodità nell’indossare le smart band, elemento affatto secondario considerando il fatto che dovremo tenerle al polso 24 ore su 24, almeno in teoria. Se la giocano Mi Band e Jawbone UP, con quest’ultimo che ha il pregio di essere un braccialetto allargabile e non con cinturino da allacciare, il che lo rende più elastico, anche se nel complesso è più spesso della Mi Band. Fitbit è più simile a Mi Band, ma un po’ più spesso nella parte in alto e per questo lievemente meno comodo. In ogni caso il fatto di essere praticamente tutti di gomma/plastica li rende delle piccole concentrazioni di sudore. Al di là di tutto il resto, design, materiali e quindi comodità, hanno ampi margini di miglioramento in generale.

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App per Android

In tema di app per Android è una sfida a due tra Jawbone e Fitbit. L’app di Mi Band è penalizzata dal fatto di non essere completamente localizzata nella nostra lingua (ogni tanto ci scappa qualcosa in cinese, come mostrano gli screenshot sotto, dato che comunque la traduzione non è ufficiale) e quella presente sul Play Store non è in italiano, anche se di suo compie comunque egregiamente il proprio dovere. Nel complesso scegliamo comunque l’app di Jawbone perché più intuitiva, semplice da navigare e completa di tutto, anche della possibilità, per i più volenterosi, di inserire informazioni circa la propria dieta (funzione presente nel Fitbit ma non nella Mi Band). Tramite l’app è inoltre possibile sfruttare le smartband come sveglia, e nel caso del Mi Band è c’è anche la possibilità di sfruttare smart lock. (Nella galleria la prima riga è per Mi Band, seguono Flex e UP.)


Activity Tracker

Nel monitoraggio dell’attività quotidiana, ovvero dei semplici passi, le tre smart band compiono tutte egregiamente il proprio lavoro: non ci sono discrepanze enormi nei passi misurati da una o dall’altra, ed anche in caso di attività più intense, come corsa o altro, risultano affidabili (ma è sempre bene esplicitarlo nella rispettiva app). Nel complesso ho l’impressione che Mi Band e Fitbit eccedano un po’ nel conteggio dei passi, rendendo Jawbone il più affidabile.

Sleep tracker

C’è una sostanziale differenza fra le tre smartband: Mi Band fa tutto da sola, anche capire quando stiamo dormendo, le altre due no. Sul Fitbit dovremo picchiettare sul display (abbastanza forte) finché non si accenderanno i due LED agli estremi mentre sul Jawbone dovremo semplicemente premere un pulsante e si illuminerà l’icona di una mezzaluna. Si potrebbe quindi pensare che segnalare personalmente al dispositivo quando stiamo andando a letto ne migliori il rilevamento del sonno, in realtà solo in parte. Jawbone fornisce infatti dati molto dettagliati sulle fasi di sonno leggero e pesante, semplici da leggere ed accurati (più degli altri due); Mi Band però nel complesso capisce meglio se stiamo davvero dormendo o no. Gli esempi qui sotto, relativi ad una notte un po’ agitata ne sono la riprova.


Autonomia

Xiaomi Mi Band vince a mani basse: vi potete praticamente dimenticare di ricaricarlo. Anzi, il rischio è proprio che ve ne dimentichiate e circa un mese dopo lui smetta di funzionare. Secondo, ma ben distaccato, Fitbit Flex, che arriva a circa 15 giorni; terzo, forse un po’ a sorpresa, Jawbone UP che raggiunge i 7-10 giorni ma non di più. Paradossalmente è migliore l’autonomia della sua variante UP 24, dotata di Bluetooth, a conferma del fatto che il suo impiego in questo tipo di dispositivi non è affatto un handicap, anzi.

Prezzo

Il prezzo è la vera discriminante: Xiaomi Mi Band vince a mani basse, dato che si trova a prezzo stracciato se ordinato dalla Cina, circa 15€, senza rischi di balzelli alla dogana perché il costo è inferiore a quello tassabile (che si aggira intorno ai 20€). Anche se lo ordinerete in Italia comunque, la cifra richiesta è intorno ai 30€, che lo rende ancora concorrenziale. Fitbit Flex costa invece intorno agli 80€ su Amazon.it mentre Jawbone UP viene intorno ai 70-80€ presso la grande distribuzione: in entrambi i casi sono cifre con cui porterete facilmente a casa 3 o più Mi Band, il che rende impietoso il paragone sul prezzo.

Conclusioni

Facendo una mera somma dei punti, la vittoria va a Xiaomi Mi Band, che coniuga un prezzo ed autonomia imbattuti, con una semplicità di utilizzo disarmante: non dovrete fare nulla, farà tutto lui, e nella maggior parte dei casi lo farà bene. Peccato per l’app non del tutto localizzata e per l’uso della plastica su tutto il cinturino, difetto che condivide anche con gli altri. A dispetto di tutto Jawbone UP rimane la mia personale seconda scelta, principalmente per un fatto di comodità maggiore e di semplicità (il pulsante da premere risulta migliore rispetto ai “tap” da dare al Fitbit, che risponderà con una serie di diversi lampeggii dei suoi LED, laddove il Jawbone ha delle semplici e più comprensibili icone che si illuminano), ma esigenze personali possono far preferire l’uno all’altro. Quel che è certo è che, nel complesso, è davvero difficile strappare il primato a Xiaomi.

fitbit