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Editoriale: Lollipop continua ad essere un OS per (soli) smartphone

Nicola Ligas -

Sono circa due anni che non compro un nuovo tablet Android e non sento la mancanza di un nuovo modello. Di smartphone tra un po’ ne cambio uno al mese, ma in ambito tablet non ho mai avuto reale esigenza di rinnovamento. In fin dei conti ho un Nexus 7 2012, che è anche stato aggiornato a Lollipop, e che riesce ancora a far girare decentemente qualche gioco, a riprodurre video e a navigare con discreta fluidità: non impiegandolo per molte altre cose, un dispositivo più moderno potrebbe darmi solo maggiore velocità e poco altro.

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Google continua a trattare i tablet come smartphone allargati

Google dal canto suo non ha fatto nulla per spingermi a cambiare idea: i tablet Nexus sono essenzialmente degli smartphone con schermo più ampio e batteria maggiorata; doti senz’altro apprezzabili, soprattutto seduti sul divano di casa, o anche in vacanza, per non doversi portar dietro dispositivi più ingombranti, ma che non forniscono un particolare valore aggiunto nell’uso quotidiano.

Samsung ha un po’ provato a metterci del suo portando la S Pen e tutto il software a corredo anche nel mondo tablet, seppure a carissimo prezzo, mentre la maggior parte dei produttori, al netto di qualche personalizzazione software, non offre comunque nulla di diverso.

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Parlando appunto di software, è amaro constatare per l’ennesima volta che le app non hanno fatto grandissimi passi in avanti: molte si sono adattate all’utilizzo su tablet cambiando la loro grafica rispetto alla versione presente su smartphone, ma pochissime offrono qualche funzione in più che non sia presente anche su questi ultimi.

Ormai è diventato da tempo un tormentone il fatto che le app su iPad siano tutte tremendamente più ottimizzate che su Android: in realtà non vedo tutta questa differenza abissale, non dal punto di vista grafico almeno, ed anche sui tablet Apple è possibile trovare applicazioni che non sfruttano certo al meglio lo spazio a loro disposizione; il punto è che comunque Android è partito in ritardo e non ha rilanciato con nessuna novità particolare che servisse a colmare il gap.

La cosa più “grave” infatti è che anche da casa Google, a parte sporadici inviti agli sviluppatori, non giungono molti segnali, e le app stesse dell’azienda di Mountain View non sono spesso nemmeno il miglior esempio che si possa seguire.

Un gradino a monte delle applicazioni si trova poi il sistema operativo, che con il lancio di Lollipop sembrava pronto ad un rinnovamento importante, che speravamo potesse portare novità anche su tablet, ma che invece si è concentrato quasi esclusivamente sugli smartphone. Volete qualche esempio?

  • Smart Lock: molto utile poter sbloccare il nostro dispositivo in presenza di dispositivi Bluetooth fidati o di un luogo preciso, ma questo è valido soprattutto su uno smartphone, che portiamo sempre a giro con noi, mentre il tablet rimarrà confinato in casa / lavoro per la maggior parte del tempo.
  • Nuova barra delle notifiche: ottimo il redesign, ma prima su tablet potevamo accedere con una sola gesture alle notifiche (swipe sulla sinistra) oppure ai quick toggle (swipe sulla destra): adesso l’esperienza è invece la stessa identica che su smartphone, senza “scorciatoie preferenziali”.
  • Multiutente: su tablet era già presente

Non c’è insomma nulla in Lollipop che sia dedicato espressamente agli utenti di tablet Android, e la cosa è particolarmente frustrante se pensiamo che quest’anno Google si è concentrata proprio sugli schermi più grandi (difatti nemmeno Nexus 6 ha nulla di particolare per trarre giovamento dal fatto che sia un 6”).

Purtroppo i pallidi segnali di un ipotetico multiwindow si sono rivelati, al momento, solo dei “pallidi segnali”, per l’appunto; e dire che le sovrapposizioni tipiche del Material Design si sposerebbero benissimo con l’idea di più applicazioni in esecuzione concorrente.

Ma i tablet servono per lavoro, per gioco, o…

Tutto ciò è un po’ colpa anche del mercato tablet in generale, probabilmente, che non ha ancora deciso se costituire del tutto un segmento a sé, o se candidarsi come futuro successore degli attuali notebook. Certo è che, attualmente, Android non può essere ritenuto un’alternativa imprescindibile, non solo sotto il punto di vista estetico, dove Apple ha già fatto un lavoro migliore, ma anche da quello lavorativo, dove i tablet Windows offrono comunque una marcia produttiva in più, forti della derivazione Desktop dell’OS di Microsoft.

In mezzo a tutto questo abbiamo poi i Chromebook, dove alcuni modelli hanno prezzi talmente competitivi da poter rivaleggiare con quelli di certi tablet Android, offrendo la comodità di una tastiera integrata e un OS che ancora una volta non è all’altezza della concorrenza, ma che comunque, se siete già utenti Google-Chrome, vi farà sentire a casa in un batter d’occhio.

Prima o poi a Mountain View dovranno insomma decidere cosa vorranno far fare da grandi ai loro sistemi operativi casalinghi, che per il momento sembrano studiarsi l’un l’altro, continuando entrambi a nuotare in un mare relativamente stagnante, ma che che rischia di farsi agitato senza troppo preavviso, e non sono del tutto sicuro che Android sia pronto per la burrasca.

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