NYC To Turn Some Of Its 12,000 Phone Booths Into Free Wifi Spots

Wi-Fi gratuito nei luoghi pubblici in Italia secondo una prima proposta di legge: realtà o “follia”?

Nicola Ligas -

Uno dei miti con cui gli italiani guardano all’estero, mito tra l’altro in parte troppo fantasioso, è quello della Wi-Fi gratuita nei luoghi pubblici: negli esercizi commerciali, scuole, aeroporti, taxi, e in linea di massima in qualsiasi luogo al di fuori delle mura domestiche; il mito potrebbero però diventare realtà grazie ad una nuova proposta di legge, che comunque, anche nella migliore delle ipotesi, non diventerà effettiva prima del 2015 inoltrato.

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Si tratta di un disegno importante, promosso da Sergio Boccadutri (PD) e cofirmato da Enza Bruno Bossio, Ernesto Carbone, Alberto Losacco, Gennaro Migliore e sottoscritto da altri 106 parlamentari. La proposta Disposizioni per la diffusione dell’acceso alla rete internet mediante connessione senza fili (A.C. 2528 – XVII Legislatura) recita infatti in una bozza del primo comma dell’articolo 1:

Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, al fine di facilitare l’accesso alla rete internet, tutti gli esercizi commerciali, le associazioni culturali aperte al pubblico, i taxi, gli esercenti attività di noleggio con conducente, i bus privati, i treni e gli aerei registrati in Italia hanno l’obbligo di dotarsi di collegamento alla rete internet e renderla disponibile tramite tecnologia wireless basata sulle specifiche dello standard IEEE 802.11 (wifi), consentendo l’accesso a tutti a titolo gratuito e senza necessità di utilizzare credenziali di accesso e password.

Per quanto riguarda gli esercizi commerciali, la proposta è da intendersi valida solo per quelli con superficie superiore ai 100mq ed almeno due dipendenti, ma in ogni caso la notizia porta innegabilmente con sé una certa euforia, anche se raffreddando i facili entusiasmi ci si accorge che è troppo presto per cantar vittoria.

Anzitutto non è affatto detto che la legge diventi tale così com’è stata formulata ora, ed in ogni caso un conto è avere un servizio, un altro è l’effettiva qualità dello stesso. Una Wi-Fi ubiqua, ma perennemente congestionata e bloccata per lo più, non cambierebbe praticamente nulla per il cittadino medio, considerando anche che chi potrebbe usufruirne in mobilità sarà probabilmente già dotato di una connessione mobile con il proprio operatore, che supererà facilmente in velocità quella della Wi-Fi pubblica. Oltre a questo, per quanto sia innegabile che tutti vorremmo tutto gratis, una simile infrastruttura ha comunque dei costi, sia di messa in opera che di manutenzione; e possiamo anche illuderci di non pagare nulla se la connessione fosse gratis, ma in ogni caso pagheremmo comunque qualcosa indirettamente in altre forme. Ma purtroppo in Italia ci siamo fatti spesso ingannare dal mantra: “più gratis è e meglio è”.

All’estero non è così. La Wi-Fi nelle grandi città non è gratuita, non la si trova ovunque, e non è necessariamente illimitata e senza credenziali di accesso. Se singoli esercizi commerciali la vogliono implementare gratuitamente per i loro clienti ne hanno la facoltà, ma non è un obbligo come la proposta di legge italiana vorrebbe imporre. Può inoltre capitare di averla gratuita solo per navigazioni brevi, nell’ordine della mezz’ora, o di dover comunque effettuare una forma di login e di identificazione, per quanto gratuito possa essere poi l’accesso al servizio. È così che si ammortizzano i costi, e che se ne evitano anche anonimi abusi, che facilmente dilagherebbero.

La proposta italiana, come spesso accade in molti ambiti tecnici, sembra invece fatta da chi tecnico non è affatto, e promette risultati fiabeschi che inevitabilmente si scontreranno con la fattibilità degli stessi. In un’ottica turistica, o anche solo per colmare il digital divide che ci separa dal resto dell’Europa, si tratta di una mossa importante, sia dal punto di vista della spesa che del potenziale ritorno economico e soprattutto d’immagine, che possono benissimo diventare tutt’uno. Ma se l’idea in sé ci trova concordi, la sua attuazione ci lascia perplessi, compreso il fatto che debba tutto essere gratuito; a meno di non volersi ritrovare con un servizio insicuro e scadente, del quale esistono già tanti altri esempi qui da noi. “Free Wi-Fi” non si traduce insomma necessariamente con “Wi-Fi gratis”, ma questo non sembrano averlo capito tutti.

Foto: Getty Image.

Via: ilPostFonte: Key 4 Biz