iPhone 6 Plus Apple Watch

Editoriale: AndroidWorld su iPhone 6 ed Apple Watch

Nicola Ligas -

Come succede spesso di fronte ai grandi eventi della concorrenze, non potendo e non dovendo dedicargli una copertura integrale, preferiamo riassumere il pensiero della redazione di AndroidWorld in quello dei suoi singoli elementi, ciascuno dei quali ha detto la sua, in totale autonomia uno dall’altro, sull’evento Apple tenutosi ieri sera, nel quale sono stati presentati iPhone 6, iPhone 6 Plus ed Apple Watch.

So-and-so

Visto che di opinioni sui nuovi prodotti Apple, specie più importanti e autorevoli della mia ce ne sono a centinaia, ho deciso di stilare un semplice elenco di cosa mi piace e non (e per quali motivi) dei nuovi prodotti di Cupertino, ovviamente dal mio personalissimo punto di vista:

Mi Piace

  • il co-processore M8 dedicato al fitness
  • il processore A8: diciamocelo, specie nel comparto grafico (dove viene sfruttato maggiormente) dimostra di essere un mostro di calcolo
  • VoLTE
  • la modalità “singola mano”
  • il fatto che con 1 GB di RAM riescano a fare andare tutto in maniera egregia

Non Mi Piace

  • anzitutto il voler ribattezzare con un nome “proprietario” qualcosa che già un nome ce l’aveva già, solo per ridefinirlo come una propria invenzione (lo so, It’s the marketing, baby), va bene tutto…ma se chiami Faces le emoticons, sempre emoticons restano
  • la UI, a mio avviso molto brutta dell’Apple Watch
  • il voler ripetere ogni anno a mo’ di mantra “la più grande innovazione, il miglior iPhone di sempre, etc..), cavolo, sarebbe grave il contrario, che una tecnologia appena prodotta sia inferiore alla sua controparte dell’anno precedente
  • i fanboy, che parlando del Watch scoprono la parola “personalizzabile”, novità assoluta per il mondo Apple

Un device che mi incuriosisce e che mi piacerebbe usare è l’iPhone 6 Plus (nella sua variante da 128 GB), ma 1.059€ mi sembrano decisamente troppi per un phablet, ma d’altronde qualcuno dovrà pur pagare gli U2 no?

Andrea Bordin

Quel fruttivendolo non mi piace

Sapete, non so voi ma difficilmente acquisto qualcosa da un venditore o un produttore che non trovo particolarmente simpatico, per non usare termini poco eleganti.

Quindi, sarà forse un pregiudizio, ma ditemi voi se è ordinaria amministrazione quella di dover possedere un dispositivo Apple per vedere il keynote. E se volessi orientarmi per l’acquisto di un iPhone? E se volessi studiare le mosse della competizione in diretta? C’è il live blog, mi dicono, ci sono gli articoli, mi assicurano. Non trovate che, per amor della tecnologia, questo sia profondamente sbagliato?

Ma a parte questo, perché aspettavo la presentazione del nuovo iPhone e del tutti-se-lo-aspettavano-iWatch con discreta trepidazione? Per leggere i commenti chiaramente. Di tutti. Di chi critica a prescindere, di chi lo fa con cognizione di causa, di chi apprezza i dispositivi della mela per determinati utilizzi. E poi, i tanti che mitizzano ogni singolo, caspita di prodotto.

Una divinizzazione di un keynote che non ha presentato nulla di rivoluzionario, a parte la solita annuale pantomima farcita di slogan di nebulosa. E questo non è un bene, nemmeno per gli utenti del robottino verde.

Perché pensateci: alla fine la competizione fa bene. Fa bene a noi consumatori, fa bene ad Android, quindi non vedo motivo di essere felici della poca innovazione di questi nuovi prodotti della mela, il più forte competitor del robottino.

E poi: il modello a 32 GB che fine ha fatto? Peccato che la mia professionalità mi impone di non scrivere parolacce.

Giorgio Palmieri

Apple fa i compiti a casa ma non si impegna

Quando ieri sera ho finito di seguire la conferenza ho visitato un po’ di siti che trattano solo Apple per verificare di non essermi perso nulla.  Ho seguito i live, ho cercato l’innovazione, ho spulciato gli editoriali: nulla.

Il nuovo design degli iPhone non mi dispiace e Apple Pay potrebbe dare finalmente una smossa ai sistemi di pagamento in mobilità, ma a parte questo ho trovato solo specifiche che già conoscevo (e delle quali tra l’altro non mi interessa assolutamente niente), e prodotti che avevo addirittura già visto in video.

L’unica vera nota positiva della presentazione di ieri rimane la presenza del già annunciato, ottimo iOS 8 (sul quale ci eravamo già espressi positivamente in passato) che potrebbe accorciare drasticamente il divario software presente tra i due OS.

Per confrontare le caratteristiche tecniche con i top di gamma Android non mi va neanche di perderci tempo perché è un’operazione insensata e potenzialmente controproducente: da Apple mi aspettavo, come sempre, quella chicca, quel tocco di classe in più che ormai da qualche anno fatico davvero trovare.

Giuseppe Tripodi

Apple si lancia, purtroppo, all'inseguimento

NFC, display Full HD sopra i 5,5”, landscape nella home, fotocamera con stabilizzatore ottico meccanico, smartwatch piuttosto classici. L’innovazione non è di casa quest’anno a Cupertino, ed Apple si è limitata a fare ciò che tutti temevano: inseguire le tendenze di mercato invece che proporne di nuove ed utilizzare tecnologie già in uso in alcuni casi addirittura da anni. E mi ritrovo, esattamente a distanza di un anno (ora più, ora meno), a dire le stesse identiche cose: “poche innovazioni da parte di Apple significa meno concorrenza, e quando manca la concorrenza manca la spinta creativa che porta i produttori ad innovare.”. Dispositivi quali il Samsung Galaxy Alpha ne sono purtroppo la riprova, e per quanto sia di fatto uno smartphone che sa il fatto suo (come dimostra l’hands-on all’IFA di Berlino), non ha niente di più di un LG G2 o di uno Huawei Ascend P7 in vendita a prezzi di molto inferiori.

Da “adetto al settore Giochi” però, mi devo dire nuovamente sorpreso a riguardo dello sforzo da parte di Apple di attirare a sé i grandi produttori, stringendo accordi con nomi di rilievo quali CD ProjektEpic GamesSquare EnixProletariatUnity e tanti altri. Un ulteriore passo verso l’affossamento delle console portatili, anche se l’appassionato medio di videogiochi difficilmente spenderebbe 700€ (e non bastano) per un iPhone solo per giocare. Avete provato però a dare un’occhiata al gameplay di Vainglory? Non c’è che dire, una grafica davvero sorprendente. E Android, in questo campo, è ancora qualche gradino indietro rispetto ad iOS.

Lorenzo Delli

Deluso, per la prima volta

iPhone 6, nonostante quello che qualcuno possa pensare, è l’iPhone più atteso di sempre. E sì, è anche il migliore. Quest’anno però, forse per la prima volta da anni, il sentimento principale che è prevalso in me è stata la delusione.

La delusione di vedere un prodotto interessante, ma che snatura molti dei dettami Apple (o “Jobs” se vogliamo vederla da questo punto di vista). Il design non è una svolta e alcune piccole scelte estetiche mi hanno lasciato particolarmente perplesso. Come invece, molto perplesso, mi ha lasciato l’Apple Watch. Iniziando dal nome: presuntuoso. Il prodotto si chiama, in italiano, orologio, come se questo fosse il nome che loro hanno dato per primi all’oggetto rotondo (no, non l’Apple Watch) che portiamo al polso. Finendo poi con un design che poco segue quelli che credevo fossero i dettami estetici di Apple.

Molto interessante invece iOS 8, che fa il verso a moltissime funzionalità software presenti già da tempo su Android, ma che comunque va a rifinire un sistema semplice che da anni ormai ipnotizza i suoi utenti. Ottima la scelta di focalizzarsi sui pagamenti NFC, che finalmente aiuteranno a spingere questo tipo di micro-pagamenti anche su Android.

Emanuele Cisotti

Ricetta per una pasta fredda...

L’album degli U2 (gratuito) è stato davvero un  bel regalo  e – assieme ad Apple Pay – la cosa migliore vista durante la presentazione. iPhone6 è roba surgelata. Nulla di dirompente, un device rassicurante che accarezza il suo target senza alcuna novità. Come al solito.

iWatch è quasi inutile come tutti gli altri device in questa categoria. Per essere un gadget  inoltre è decisamente più brutto dello smartwatch Motorola. La “freddezza” tutto sommato traspare anche guardando la reazione del titolo Apple in borsa. Pasta fredda, da riscaldare al microonde…

Francesco Fumelli

Apple è la nuova Google e viceversa

Il titolo è provocatorio ma il parallelo che ho notato ieri sera merita sicuramente attenzione: quando Apple presentò il primo iPhone, aveva tra le mani un prodotto ricco di potenzialità, ma limitato dal suo stesso software.

Android invece portò agli utenti libertà e funzionalità che non avremmo mai immaginato di vedere su un telefono, a discapito però di user experience e design, i cavalli di battaglia di Apple, recuperati poi nel tempo (Android L è il passo decisivo in questo senso).

Oggi, tutto sembra diverso: Apple Watch è uno smartwatch che non stupisce affatto in quanto a estetica (non vale nemmeno la pena fare un paragone con Moto 360), con un software che permette anche di leggere tweet e fare molto più di Wear, dimenticandosi però che talvolta, come dicono gli anglofoni, less is more. Google invece ha un sistema operativo che deve ancora maturare, ma le fondamenta sono solide: perché in fondo uno smartwatch non deve sostituire il nostro smartphone, ma soltanto diventare una comodità tale da valere il prezzo d’acquisto. La strada è ancora lunga, ma almeno è quella giusta.

PS: il mio commento sull’iPhone 6 può essere trovato qui.

Lorenzo Quiroli

One more ugly thing

Non voglio soffermarmi sulle “novità” vecchie di anni. Sull’invenzione del phablet. Sui pollici che da oggi non verranno più gratificati.No, sarebbe troppo semplice. iPhone 6 è bello, sottile, eccetera. Ma sa tutto di già visto.

Voglio piuttosto parlare di Watch. Una domanda, da grafico, mi ha tormentato da quando è apparsa la prima immagine: Perché Jony? Perché?La presentazione della prima “One more thing” dai tempi di iPad, è stata uno sfacelo totale. Mi ha dato la netta sensazione di un lavoro raffazzonato, messo insieme in fretta e furia. Design di dubbio gusto: geometrie sbilanciate, posizionamento di alcuni elementi non ottimale. UI agghiacciante: nessuna omogeneità con iOS,  scarna e inconsistente, pare disegnata da un ingegnere degli anni ‘80. Homepage con tutti quei pallini? Seriously?! UX terrificante: caotica, troppo nidificata, combo di gesture/rotellina/tasto contro ogni legge sull’usabilità e semplicità tanto care alla casa. Funzionalità stupide e infantili: disegnini fluo? Condivisione del battito cardiaco? Queste dovrebbero essere funzionalità addirittura degne di un keynote? Degno di nota solo il sistema di aggancio dei cinturini e i materiali, sempre al top.

Al WWDC di Giugno ero rimasto positivamente colpito dalle “novità” software. Quello che ho visto ieri ha ridimensionato le mie aspettative. La Apple del 2014 sta (faticosamente) inseguendo un mercato che sta ormai avanti con le proprie gambine già da un pezzo. Curioso di scoprire cosa accadrà in questo autunno/inverno che, con Nexus 6 e Android L alle porte, si preannuncia particolarmente bollente.

 Emanuele Manili

È dura seguire le mode, per chi è abituato a dettarle

Per un utente Android, paragonare i nuovi dispositivi Apple ai propri è un sentimento quasi irrefrenabile, che facilmente degenera però nella perdita di obiettività, per non dire in faziosità.

Facendo quindi per un attimo finta che al mondo non esista che Apple, iPhone 6 ed iPhone 6 Plus vengono senz’altro incontro ad un’esigenza del mercato alla quale l’azienda di Cupertino ha cercato di resistere per anni, dovendo infine piegarvisi: quella di schermi più grandi. Già solo iPhone 6 rappresenta un bel passo in avanti, ma è il 6 Plus che fa compiere decisamente all’azienda il passo nel segmento dei phablet, ed i suoi utenti non potranno che essere contenti di queste scelte. L’hardware tra l’altro non sembra nemmeno troppo spinto, in particolare la RAM, ma iOS girerà senz’altro liscio come l’olio.

E sempre parlando di mode, il 2014 è stato senz’altro l’anno degli smartwatch, ed Apple non poteva restare senza, solo che in questo caso i tempi non li precorre ma li rincorre: Apple Watch arriverà infatti nel 2015, costerà caro (ma questa non è una novità) e avrà un design che sinceramente, purtroppo, non stupisce, e di questa cosa mi rammarico molto, perché speravo potesse essere di sprone alla concorrenza.

Un incentivo arriverà senz’altro nel settore dei pagamenti mobili grazie ad Apple Pay, sul cui treno sono già saliti in numerosi. Anche in questo caso non è certo una novità la tecnologia in sé, ma il potere mediatico di Apple è ancora ineguagliato, e spero solo che riesca a dare al settore l’incentivo in merito che aspettavo da tempo.

Nicola Ligas

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