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Android non è un OS per ciechi

Nicola Ligas

Marco Zehe, un dipendente di Mozilla, cieco, che vive ad Amburgo, ha tenuto un diario del suo passaggio da iOS ad Android, avvenuto dopo 5 anni di permanenza con la Mela. C’è solo un problema: dopo 17 giorni di interessanti post sulle varie funzioni di accessibilità di Android, al 18° giorno Marco si è a sorpresa arreso. Diciamo “a sorpresa” perché è nel terzo post del 18° giorno che viene comunicata la sua intenzione di ritornare ad iOS.

I motivi sono molteplici, anche se ce n’è uno principale, ma anche senza quest’ultimo, la somma dei precedenti è tale da raggiungere un punto di rottura, in cui l’OS non viene incontro alle esigenze di produttività dell’utente, ma piuttosto le ostacola.

Tra le molte ragioni troviamo lo scrolling che continua per i fatti suoi, l’editing inconsistente, ed il fatto che a volte per compiere certe azioni ci vogliano più app diverse, con un continuo switch tra queste, anziché un qualcosa di più diretto ed omogeneo. Ma la vera svolta è avvenuta quando Marco ha provato ad effettuare un acquisto dal Play Store e ha dovuto inserire la password, accorgendosi che TalkBack non implementa una “screen curtain”: in pratica non oscura lo schermo in modo che un malintenzionato non possa leggere ciò che viene scritto.

Quest’ultimo problema sembra in effetti particolarmente sensibile e anche stupido a suo modo, nel senso che la soluzione sarebbe banale, ma giudicare l’intera “frustrazione” di Marco non è facile, perché comunque andrebbe davvero sperimentata per essere capita, e non possiamo nemmeno sapere quanto severo sia stato il suo metro di giudizio, ma in ogni caso qualche dubbio lo solleva. Se avete qualsiasi esperienza in merito da raccontarci saremmo ben lieti di sentirla nei commenti. Trovate il racconto completo nel link alla fonte.

Fonte: Marco Zehe