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ARM Cortex-M: piccolo e a basso consumo, ideale per i wearable device

Nicola Ligas

ARM Cortex M 1

Non si vive di soli processori per smartphone, tanto che Qualcomm stessa dichiarò mesi fa che i suoi primi chip per wearable device sarebbero arrivati solo a fine anno (quelli su G Watch e Gear Live sono in pratica degli Snapdragon 400 depotenziati, e Motorola potrebbe essere ricorsa a Texas Instruments per il suo Moto 360). I SoC per dispositivi mobili basati su architettura ARM utilizzano infatti pressoché tutti delle varianti del Cortex A, ma ARM si è già focalizzata sulla realizzazione di una famiglia di CPU ancora più piccola e dai consumi più ridotti, chiamata Cortex M.

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Come già accennato, i primi Android Wear non hanno impiegato questa soluzione, che possiamo però trovare in dispositivi quali FitBit Force o Pebble Steel. Il motivo di tale esclusione è forse da ricercarsi nella “fretta” con cui sono arrivati i primi modelli sul mercato, e nel fatto che il costo sarebbe facilmente lievitato ulteriormente.

Da un punto di vista della miniaturizzazione, non c’è comunque storia: un intero SoC basato su core Cortex M può avere le dimensioni di un singolo core Cortex A, anche se le performance si riducono di conseguenza (anche se non certo dello stesso ordine di grandezza delle dimensioni).

Siamo insomma ancora relativamente agli inizi in campo di SoC per wearable device, ma i nostri termini di paragone difficilmente potranno rimanere gli stessi del mondo smartphone, ed è anche giusto che sia così, dato che gli scopi dei due dispositivi sono profondamente diversi. Staremo a vedere nei prossimi mesi cosa tirerà fuori dal cilindro Qualcomm e su qualche tipo di core baserà i suoi chip, ma se voleste già da ora approfondire a livello tecnico la conoscenza con il Cortex M, vi suggeriamo di leggere l’articolo alla fonte.

Fonte: Anandtech
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