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Editoriale: 7 progetti dimenticati

Nicola Ligas

In un sito come AndroidWorld, in cui le news si susseguono frenetiche giorno dopo giorno, è molto facile che anche noi redattori ci entusiasmiamo per qualcosa che poi magari non vedrà mai la luce, o che comunque non avrà il seguito che noi stessi pensavamo. Progetti, idee, cose piccole o grandi, alla quali difficilmente poi dedicheremo un necrologio, perché in fondo nessuno (o quasi) s’interessa a cosa non è stato, quanto piuttosto a ciò che sarà. Questo articolo è dedicato a tutti loro, soprattutto a quelli che non abbiamo incluso (sarebbero moltissimi: ditecene pure qualcuno voi nei commenti!), relegandoli una volta di più nell’oblio.

modaco switch

Arrivato la scorsa estate per HTC One, niente meno che ad opera di Paul O’Brien di MoDaCo, uno dei più celebri sviluppatori del panorama Android, nonché fondatore dell’omonimo forum. Si trattava di un particolare concetto di ROM, in grado di passare da versione stock (Google Play Edition, per l’esattezza) a versione personalizzata (nel caso di HTC One si trattava della Sense) con un semplice pulsante, conservando tra l’altro gli stessi dati tra le due versioni. Il clamore suscitato fu tale da veder sbarcare il progetto su Indiegogo (poco meno di 2.500 sterline raccolte), per rendere la ROM compatibile anche con Galaxy S4, e sembrava quasi che questo nuovo concetto di “dual-firmware” fosse pronto ad affermarsi su larga scala… E invece niente. Del resto, se le cose fossero andate diversamente, non saremmo qui a parlarne adesso.

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google

Se date un’occhiata alla pagina delle app di Google sul Play Store troverete senz’altro tanti volti familiari, ma in mezzo a questi ci sono anche alcune app davanti alle quali probabilmente storcerete un po’ il naso. Inizio con un nome illustre: Google Earth, ultimo aggiornamento a novembre 2013 e più di 100 milioni di download all’attivo. Ma chi lo usa davvero? A occhio sembra poco anche da Google, e attenzione a non confondere Earth con Maps perché sono due cose ben diverse. Proseguo con Google Currents, abbandonato anche lui (ma almeno toglietelo, no?). Sound Search: un widget che alcuni hanno, altri no, e che non si capisce come mai non sia mai stato lanciato del tutto. E potrei proseguire con app lasciate lì per non si sa quale motivo, come Panoramio for Google TV e altre piccole, e inutili, perle.

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facebook home

Lo so che Facebook ha smentito le voci sul fatto che Home sia un progetto abbandonato, ma non prendiamo in giro: di fatto lo è (e ne sono convinto da tempo). Il suo ultimo aggiornamento risale al 13 gennaio 2014 (ed erano stati promessi aggiornamenti mensili), la media voti è un misero 3.0 e il numero di download non ha comunque superato i 5 milioni. Se pensate che l’app di Facebook è oltre i 500 milioni, vi renderete benissimo conto da soli delle proporzioni di questo insuccesso clamoroso. Manca un epitaffio, ma è anche possibile che Facebook decida di lasciar morire Home lentamente, cosa che del resto già sta facendo.

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nemesis

Con tutti i vari “project” che tante aziende lanciano, forse nemmeno vi ricorderete di Nemesis. Si tratta di un’idea lanciata la scorsa estate da CyanogenMod, prima della nascita di Cyanogen Inc., che ha visto il suo primo esempio nello sfortunato lancio di Focal. Quest’ultima è stata per circa un mese la nuova app per la fotocamera di CM, salvo poi l’abbandono polemico da parte del suo sviluppatore, dopo la nascita di Cyanogen Inc. per l’appunto.

Nella presentazione del progetto stesso ad opera del fondatore di CM, Steve Kondik, si legge che “Nemesis è il nostro progetto per migliorare la user experience nei giusti aspetti. La nuova app per la fotocamera, Focal, è solo l’inizio“. Ad oggi la prosecuzione di questo progetto è stata quantomeno saltuaria: abbiamo il CyanogenMod Account, che però doveva includere backup e sincronizzazione tra più dispositivi, ma ancora si tratta di feature non rilasciate; un’altra novità presentata mesi fa sono le Live Folder, ma non hanno avuto gran seguito, e solo in tempi recenti sono apparsi il nuovo Theme Engine e CM Home, ma quest’ultima è ancora tutta da verificare. Ad oggi, Nemesis non è insomma una gran nemesi.

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youtube capture

Era il 18 dicembre 2012 e Google lanciava per iOS una nuova app:  YouTube Capture per iPhone e iPod Touch. Grazie ad essa, gli utenti della Mela possono registrare video e caricarli al volo su YouTube, con tanto di didascalia. Nell’app troviamo anche basilari opzioni di editing e miglioramento dei filmati, tanto per non farsi mancare nulla. Promessa “in futuro” anche per Android, quel futuro, più di un anno e mezzo dopo, non è a quanto pare ancora giunto, tanto che il sito ufficiale di YouYube Capture reca ancora solo il logo dell’App Store. Inquietante e fastidioso.

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android home

Era il maggio 2011, quando al Google I/O veniva presentato Android@Home, un framework per la domotica. Nei tre anni successivi non se n’è quasi più sentito parlare, salvo timidi indizi in Android 4.2.2, che però non hanno portato a nulla. Difficile dire cosa sia rimasto dell’originario progetto, che non può certo vedere il suo culmine nella sola acquisizione di Nest.

Se non altro si tratta di una preziosa lezione e di un esemplare esempio (scusate il gioco di parole): mai fidarsi di ciò che viene presentato al Google I/O, a meno che non abbia una data di rilascio precisa (e anche in quel caso…)

google-streaming-tv

Al Google I/O 2014 è stata presentata Android TV, ma se considerate che l’originale Google TV è stata presentata alla stessa conferenza, ma nel 2010, era lecito aspettarsi qualcosa di più in tutti questi anni. Google ha un modo tutto suo di “dimenticarsi” delle cose: nel corso del tempo sono stati promessi ed anche effettuati degli update della Google TV, che però poi non sono serviti a molto, complice l’incompletezza degli stessi, e la poca spinta dei pochi partner. Nell’estate 2013 Google ha poi lanciato Chromecast, ma paragonarla Google TV, o a quello che quest’ultima potrebbe essere, è però ingrato per entrambi. La Google TV non sarà insomma progetto finito del tutto nel dimenticatoio, ma di certo, dopo più di 4 anni, non basta un cambio di nome per cambiare davvero lo stato delle cose.

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