android wear final

Editoriale: Android Wear: il sogno, il mito e (forse) la verità

Nicola Ligas -

Android Wear è la sola, tangibile novità presentata al Google I/O 2014. Può sembrare un’affermazione eccessiva in prima battuta, ma se ci pensate bene è vera.

Android Wear è l’unica novità concreta del Google I/O

Android L è solo una preview con parte di quello che sarà la futura versione di Android; disponibile ufficialmente solo per 2 dispositivi e non pronta all’uso quotidiano. Android TV è basata su Android L, pertanto non arriverà prima del rilascio di quest’ultimo, e per quanto fosse lecito aspettarsi che ormai Google fosse più avanti in quest’ambito, il sistema è ancora acerbo (ne parleremo meglio nei prossimi giorni). Android Auto arriverà nel 2015, e ancora non è chiaro quanto costeranno i primi accessori che lo utilizzeranno, né in quali vetture sarà di serie; in ogni caso, dovremo pazientare diversi mesi.

I primi smartwatch con Android Wear sono invece prontamente arrivati sul mercato a pochissimi giorni di distanza dal Google I/O, e noi li abbiamo anche già recensiti, facendo di questa nuova versione del robottino il solo frutto concreto, per adesso, dell’annuale conferenza per sviluppatori di Google.

LEGGI LE RECENSIONI: LG G Watch | Samsung Gear Live

Sul web Android Wear è quindi l’argomento del momento, e per quanto mi piacerebbe che tutti voi vi fidaste del nostro parere al punto da ritenerlo il più oggettivo, ho comunque voluto dare uno sguardo a quello che si dice su internet al riguardo, selezionando alcuni pareri in particolare, per sfatare un po’ di sogni e leggende che sono già sorti al riguardo, alla ricerca dell’ineffabile verità.


The Pebble feels so impossibly dated compared to Wear. [fonte]

After Google I/O, I’m going to find it really hard to cover non-Android Wear watch news (Pebble, etc). When Google does something, they make a platform. That’s what Android did to smartphones and tablets, and that’s what they’re now doing to watches, TVs, and cars. Everything else just starts being noise at that point. [fonte]

Artem Russakovskii, fondatore di Android Police

Non mi trovo molto d’accordo con nessuna delle due affermazioni, con la seconda in particolare. “L’adrenalina” data dalla partecipazione al Google I/O può giustificare entrambe le frasi, fatto sta che sono ambedue esagerate.

Pebble non è datato rispetto ad Android Wear, anzi, per certe cose è proprio il contrario. Il punto è comunque che sono due filosofie di smartwatch in buona parte diverse, che portano a risultati diversi, tra cui un’autonomia che Android Wear, per come è stato pensato, invidierà sempre al Pebble, e questo è un dato non indifferente. La leggibilità all’aperto di quest’ultimo è inoltre ottima, e quella degli unici dispositivi con Android Wear in commercio per ora non lo è. E non fatemi parlare degli smartwatch che scattano foto o che sono in grado di telefonare.

LEGGI ANCHEPebble vs Tizen vs Android Wear

Parafrasando un pensiero altruiAndroid Wear è una risposta, non la risposta. Il suo sistema di gestione delle notifiche è pressoché impeccabile, ma in buona parte dipende dalla “qualità” delle notifiche delle app su Android, e in ogni caso senza uno smartphone accoppiato rasenta l’inutilità pressoché totale. Non funzionano i comandi vocali e le app avviabili sullo smartwatch sono ancora scarse, inoltre, a meno di non ricevere una notifica con la quale interagire, al momento non ci farete tanto altro, nemmeno divertirvi a personalizzarlo: le skin non sono uguali tra Samsung Gear Live ed LG G Watch, e quelle che ci sono non sono niente di eccezionale.

watch face

Sembra comunque che le watch face potranno essere distribuite in forma di app sul Play Store (vedi un esempio): saranno installate sul telefono (quindi compariranno anche nell’app drawer) e sincronizzate con l’orologio. Ma appunto, siamo appena agli inizi.

Google non è infallibile nel creare nuove piattaforme

Personalmente sono comunque più curioso adesso di ciò che farà la concorrenza, rispetto a prima, perché per quanto Android Wear abbia gettato le basi, non è così infallibile da non poter essere scavalcato. Google non è così bravo, come dice Artem, nel creare “piattaforme”: non ha ancora creato un “l’ecosistema wear”, ci sta provando ma siamo appena agli inizi, e potrebbe benissimo fallire (vedi il tentativo, fallito, della Google TV, e mille altri).


You need to put a lot of faith in Google, to get the most out of Android Wear [fonte]

Dieter Bohn, The Verge

The Verge, in mezzo ad una lunghissima recensione, centra il punto in questa frase. Quanti più servizi di Google utilizzerete, tanto più Android Wear sarà efficace. Al di là del discorso notifiche, in pratica è come avere Google Now al proprio polso, e le capacità di quest’ultimo dipendono sia dalla posizione geografica (leggi: in America funziona meglio), che da quante informazioni condividiamo con Google.

Il discorso è ormai di vecchia data, e la parola privacy è spesso usata e abusata: fintanto che Google non divulga al mondo intero pubblicamente le informazioni che condivido con lui sulla mia posizione e i miei interessi, a me sta bene riceverne in cambio un servizio che altrimenti non avrei. Poi possiamo tirare in ballo la NSA, le cospirazioni e gli alieni che ci spiano, se volete, ma sta di fatto che, specialmente per noi italiani, nella maggior parte dei casi sono esagerazioni atte ad ottenere un po’ di attenzione.


Even in beta, the UI/UX is tons better than any other smartwatch platform [fonte]

Taylor Wimberly, tech blogger e fondatore di Android And Me

Ni. L’interfaccia di Android Wear non è malvagia, ma nemmeno così ben congegnata. Le schede hanno un efficace meccanismo secondo il quale le varie opzioni si trovano sulla destra della scheda principale ed il numero di opzioni è indicato da dei pallini in basso, ma non c’è modo di sapere a priori quante schede di tipo diverso ci sono: dovrete semplicemente scorrere in basso fino a raggiungere l’ultima.

L’app drawer, se così lo si può chiamare, è inoltre talmente nascosto che c’è già chi ha sentito l’esigenza di fare un launcher apposito. Idem dicasi per le impostazioni, anche per quelle più banali, come modalità aereo e riavvio.

LEGGI ANCHE: Ecco il primo launcher alternativo per Android Wear

L’immagine qui sotto (clic per ingrandire – credit ArsTechnica) rende bene l’idea di quanto l’interfaccia di Android Wear sia al contempo organizzata ma anche labirintica, con una netta preferenza per le notifiche sopra tutto il resto. E sia chiaro che le azioni eseguibili su ciascuna scheda dipendono strettamente da come la notifica è implementata su Android, quindi avremo una disomogeneità di opzioni incredibile.

interfaccia android wear


Android Wear and the first two Wear smartwatches are the very definition of a 1.0 product. [fonte]

Christina Warren, Mashable

Android Wear inteso come sistema operativo, e Android Wear inteso come gli smartwatch che lo impiegano (Gear Live e G Watch al momento) non sono prodotti completi: sono un inizio, e Mashable l’ha capito.

Come già dicevo in precedenza, l’avvio è buono, ma non per questo la strada è in discesa. Molte sono le cose da limare, e sebbene personalmente condivida anche il concetto di smartwatch come estensione dello smartphone e non come strumento stand alone, Android Wear deve comunque imparare a fare di più.

Un esempio banale di quello che intendo è dato da Hangout. Leggere le conversazioni al proprio polso è comodo, e anche rispondere a voce in molti casi è rapido ed efficace, ma non potrete essere voi ad avviare un dialogo o a riprenderne uno specifico. Se riceverete una notifica di una conversazione potrete interagirvi, ma non potrete ripescare una qualsiasi chat e consultare quanto c’è scritto o continuare la discussione. È un supporto un po’ a metà, e stiamo parlando di un’app di Google.

Android Wear è un’estensione dello smartphone, che eredita anche “i problemi” delle app di quest’ultimo

Prendiamo come ulteriore esempio Gmail. Se volete avere l’opzione per eliminare una mail dall’orologio dovrete per forza selezionare “mostra solo elimina” nelle opzioni di Gmail su smartphone, questo perché le notifiche di Gmail su Android presentano o la voce elimina o quella archivia (se selezionerete di averle entrambe, queste compariranno solo all’interno dell’app di Gmail e non nelle notifiche). Questo è un difetto di Gmail che si ripercuote direttamente su Android Wear, ed un simile ragionamento vale per qualsiasi le app, le cui funzionalità su Wear dipendono strettamente dall’implementazione delle sue notifiche su Android.

Prendete infine WhatsApp, che per ora non supporta ufficialmente Android Wear: potrete leggere un messaggio giusto se è uno di numero, ma se sono troppi avrete solo una notifica senza possibilità di accedere al testo, ed ovviamente non potrete rispondere in nessun caso.

Il risultato: le notifiche funzionano praticamente tutte, anche le più inutili, ma la loro effettiva comodità su smartwatch, il grado di interazione e le possibilità offerte, sono molto variabili e necessitano comunque un intervento sull’app per Android.

Per questo e per altri motivi già visti, Android Wear e i primi due smartwatch che lo utilizzano sono ancora prodotti 1.0. E attenzione a non riporre troppa speranza di Motorola Moto 360, che, al di là dell’estetica, non dovrebbe differire molto dai primi due.


Android Wear smartwatches make Google Glass Obsolete [fonte]

Ron Amadeo, Ars Technica

Un parallelo con i Google Glass è praticamente d’obbligo, ma quello fatto da Ars Technica è un titolo efficace per acchiappare clic, ma che cela buona parte della storia.

Occhiali e smartwatch di Google sono al momento cose ben diverse. Da un punto di vista sociale i secondi sono assai più accettabili per un logico motivo: sono meno vistosi. Questo è in parte “colpa” dei Glass, che come design possono senz’altro migliorare, ma in parte è inevitabile: un oggetto portato sugli occhi sarà sempre più “in vista” di uno al polso (a meno che quest’ultimo non sia fluorescente e suoni jingle bells ogni volta che muoviamo il braccio).

Al di là di questo, le capacità multimediali dei Glass non sono nemmeno paragonabili a quelle degli attuali dispositivi con Android Wear. Registrazione di foto e video, ascolto di musica, sia con auricolari che senza, navigazione (seppure limitata) su internet: queste sono solo le differenze più macroscopiche a vantaggio dei Glass.

Da queste differenze dipendono poi le applicazioni disponibili e i possibili campi d’impiego: gli smartwatch sono più facilmente adottati da chiunque, i Glass, per ora, no, ma tecnologicamente parlando quelli “obsoleti” sono gli smartwatch Android Wear, che non sono altro che dispositivi solo Bluetooth con un display e poco altro (ed in questo senso costano anche troppo).

LEGGI ANCHE: La leggenda degli occhiali straordinari


In definitiva, Google vede gli smartwatch come degli strumenti per non farci armeggiare costantemente con lo smartphone; una “filosofia” che li accomuna coi Glass, ma il parallelo finisce qui.

Devo ammettere che ci riescono: con Android Wear al polso, salvo per esigenze specifiche, sarete costretti a sbloccare molte meno volte il vostro smartphone nel corso della giornata, e potrete fare cose come rispondere ad un messaggio (con quelli predefiniti) mentre state parlando al telefono o state trasportando la spesa. Mancano ancora delle killer app, ma probabilmente arriveranno, anche se l’interfaccia predilige fortemente l’uso con le notifiche sopra tutto il resto, e in mancanza dei comandi vocali, non esiste alcun tipo di input di default.

Android Wear è Google, in tutto e per tutto

Android Wear non sarà personalizzabile dai vari produttori, il che da una parte garantirà probabilmente aggiornamenti repentini, ma dall’altra significa anche poca diversità tra i vari prodotti, e meno stimolo per gli OEM, che saranno meno motivati non potendoci “mettere del loro”

Questo significa solo una cosa, ed è una cosa importante: Android Wear ha bisogno di Google. Le app e “gli extra” arriveranno (Dio benedica IFTTT!), ma se l’interfaccia sarà poco intuitiva e le funzioni limitate sarà solo colpa di Google, che anche con le sue stesse app per ora non sta facendo un lavoro impeccabile (vedi esempi su Hangouts e Gmail). Le cose cambieranno rapidamente nel prossimo futuro? È possibile, ma non è scontato.

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