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Equo compenso: nuove tasse su smartphone e tablet, fino a 20 euro in più per un hard disk

Lorenzo Quiroli -

Ora che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, sappiamo che non ci saranno ulteriori modifiche alle nuove tariffe dell’equo compenso, che entreranno in vigore tra soli dieci giorni.

Che cos’è l’equo compenso? – Secondo la definizione di Wikipedia:

L’equo compenso, o contributo per la copia privata è un contributo imposto ai produttori e agli importatori di prodotti elettronici finalizzati alla riproduzione o alla registrazione di contenuti creativi come indennizzo sull’utilizzo e la copia privata delle opere protette da diritto d’autore.

In parole povere è una tassa imposta per avere un risarcimento sulle copie private del materiale coperto da diritti d’autore, come il backup della musica che abbiamo legalmente acquistato su un hard disk o sul nostro smartphone.

Il paradosso, come sottolinea il quotidiano La Stampa, sta nel fatto che se comprate un televisore in grado di registrare dovrete pagarla, ma poi dovrete anche acquistare una chiavetta sulla quale registrare, dunque pagherete due volte.

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La SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori), che secondo alcune stime grazie a questo introito guadagnerà il 250% in più rispetto al 2013, riceverà questa tassa e la distribuirà tra i vari autori, ma ad esempio gli sviluppatori le cui app sono state piratate non riceveranno ovviamente un soldo (giusto per fare un esempio di quanto sia fallace l’equo compenso).

Ecco il listino delle nuove tasse applicate:

  • Smartphone e tablet: da 3,50 a 5,20 euro a seconda della memoria (prima era 0,90 per i telefoni, 0 per i tablet)
  • Televisore: 4 euro
  • Chiavetta USB: fino a 9 euro
  • Hard Disk: fino a 20 euro
  • Computer: 5,20 euro

Il ministro Franceschini assicura che comunque questi rincari non si abbatteranno sui consumatori ma sui produttori, dato che molti prodotti vengono venduti a prezzo fisso, ma nei casi delle chiavette USB e degli hard disk l’aumento è così sostanzioso da farci dubitare di questa affermazione.

Nato nel 1941 per proteggere l’industria musicale dalla radio, l’equo compenso è una tassa che oggi sembra essere sempre più fuori luogo e che potrebbe anche avere un effetto indesiderato sull’industria italiana, favorendo l’acquisto di prodotti in paesi europei dove questa tassa non è in vigore a sfavore delle aziende italiane che questa tassa dovranno necessariamente pagarla.

Via: The Apple LoungeFonte: La Stampa