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Editoriale: Cyanogen Inc (quasi) un anno dopo

Nicola Ligas

Lo scorso settembre, Steve Kondik e Koushik Dutta annunciavano la nascita di Cyanogen Inc. Un sogno che si avvera, il firmware custom che diventa azienda e sfida le grandi, pronta a dimostrare che la sua versione del robottino fosse la migliore, forte di una base di milioni di utenti e dell’entusiasmo della community.

Per la verità, oltre all’entusiasmo, non mancarono nemmeno le polemiche, prima fra tutte quella di Guillaume Lesniak, recentemente (all’epoca) autore di Focal, la nuova app per la fotocamera esclusiva di CyanogenMod, poi rimossa in seguito al disaccordo dell’autore con la decisione di diventare azienda, e successivamente giunta sul Play Store (con scarso successo e praticamente abbandonata).

Lesniak è poi passato al team OmniROM, un nuovo firmware giunto poco dopo, ad opera del già popolare Chainfire, che ad oggi non si è però distinto così tanto quanto si poteva pensare / sperare, e i progetti dello stesso Lesniak assomigliano più a promesse che a fatti.

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Le polemiche iniziali sono quindi state meno gravi e più faziose del previsto? Forse sì, ma di tempo ne è ormai passato, ed il primo smartphone con Cyanogen a bordo, Oppo N1, non ha brillato come si poteva pensare / sperare. Ancora fermo ad Android 4.3, ha ricevuto a malapena qualche fix, ma nessuna nuova funzione, né tantomeno un cambio di versione.

Vero è che anche l’originale Oppo N1, con Color OS, è sempre con Android 4.3, ma non ci risulta che Cyanogen Inc. sia legata allo sviluppo di Oppo per quanto riguarda il proprio firmware.

Dopo di lui siamo passati direttamente al controverso OnePlus One: vero è che inviti e problemi di produzione / spedizione non dipendono da Cyanogen Inc., ma il firmware dello smartphone, ad oggi, non è comunque completo come doveva essere (ad esempio manca un’attivazione vocale fatta bene e personalizzabile) ed è ancora basato su Android 4.4.2, laddove altri produttori sono già passati alla 4.4.4 (vedi Sony, che a questo giro è stata molto celere nell’iniziare).

Oppo N1 e OnePlus One non sono forse gli esordi che il pubblico avrebbe voluto

L’aggiornamento ad Android L è poi stato promesso entro tre mesi dal rilascio ufficiale da parte di Google, che avverrà presumibilmente in autunno: 90 giorni che proiettano OnePlus One e Android L nel 2015. Sono tanti? Motorola lo scorso anno aveva fatto assai meglio, anche se Android L è senz’altro un major update, rispetto anche al passaggio Jelly Bean KitKat, eppure non riesco a togliermi di testa la sensazione che avrei pensato / sperato qualcosa di più, anche se al momento sono solo promesse.

Cyanogen Inc. si era accorta delle difficoltà di dover certificare un firmware già diversi mesi fa, il che dilata sensibilmente i tempi rispetto ai rilasci di CyanogenMod, liberi da vincoli. Per questo motivo, di recente, è stato cambiato il tempo di rilascio anche di CyanogenMod, o quantomeno cambiati i nomi, visto che poi in concreto sono solo le monthly che diventano stabili.

Nel frattempo, Cyanogen Inc. ha promesso supporto per due anni ad Oppo N1 e OnePlus One, e io non posso fare a meno di pensare (lo so, sono cattivo) che più che il tempo, quello che conta sono gli aggiornamenti, perché se passano mesi e mesi tra uno e l’altro, anche due anni fanno presto a trascorrere. Il risultato è che comunque “entrambi i suoi primi smartphone” hanno il sapore dell’incompiuto, per una ragione o per un’altra.

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L’azienda nel corso di questi primi mesi non è comunque rimasta la stessa delle origini: Koushik Dutta non è più membro interno ma collaboratore esterno (notizia tenuta relativamente sotto silenzio), mentre altri membri di spicco si sono via via aggiunti, come Roman Birg, già fondatore dell’AOKP, o Clark Sheff di ChameleonOS, e le nuove assunzioni sono continuate anche recentemente.

È anche cambiato logo, da non confondere con la mascotte di Cyanogen Mod, Cid, ma alla fin fine il “leader maximo” è e rimane uno solo: Steve Kondik, l’uomo attraverso cui tutte le decisioni di Cyanogen Inc., quello che preme il bottone finale e che, in quanto fondatore di CyanogenMod, è lì di diritto, ma dal quale forse avrei, ancora una volta, pensato e sperato che potesse venire una maggiore spinta che, almeno dall’esterno, stenta un po’ a farsi vedere.

Pensare, sperare, credere… ma poi?

Intendiamoci, “diventare grandi” non è facile, e nessuno sta dicendo che lo sia, ma la parabola di OnePlus in fondo ha le sue analogie con quella di Cyanogen Inc. Gli avversari sono quelli che sono, nel bene e nel male, ed a favore di Cyanogen Inc. possono esserci mille motivazioni, prima fra tutte “la simpatia”, ma non è a quella che guarda la maggior parte del pubblico, e di certo non basta per vincere sulla distanza. Partecipare e basta, specialmente nel mercato Android, significa scomparire nel giro di una stagione o poco più, e di questo credo ne siano ben coscienti tutti, da Kondik in giù.

Come vedete questa breve cronistoria è popolata di pensieri / speranze che continueranno senz’altro a rimanere tali, anche solo in virtù del fatto che la speranza è l’ultima a morire; ma quand’è che smetteremo comunque di crederci? Voi l’avete fatto?

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