Android L presentazione 20

Android L: ART e Project volta cambieranno davvero prestazioni e autonomia? (foto)

Nicola Ligas -

ART non sarà la panacea a tutti i mali, ma di certo ci prova. AnandTech ha infatti analizzato a fondo la nuova runtime che si trova nella preview di Android L (diversa da quella presente in KitKat) e, senza scendere troppo nel dettaglio tecnico, ha concluso che, in prospettiva, Android sarà finalmente in grado di competere del tutto con iOS in termini di fluidità e performance delle applicazioni, risolvendo al contempo tanti problemi per gli sviluppatori, che non dovranno più ricorrere ad “esercizi ginnici” per far girare velocemente il proprio lavoro.

È comunque importante sottolineare che l’ART di adesso non è quello che debutterà con la versione definitiva di Android L, e non è nemmeno lo stesso di sei mesi fa, il che già di per sé è molto incoraggiante.

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Le performance che ART promette in confronto alla Dalvik sono piuttosto significative: si parla di una velocità circa doppia, ma Google afferma che nella release finale di Android L potremmo spingerci fino al triplo.

L’unico effetto negativo, è dovuto al fatto che la compilazione ahead of time (AOT) porta via più tempo: ovvero il primo avvio del dispositivo e la prima esecuzione di un’app saranno più lunghi di quanto avvenga adesso. Google afferma che non è niente di drammatico, soprattutto quando ART sarà completo, e per ora possiamo solo prendere per buona la sua parola.

Un altro aspetto negativo è il maggiore spazio di memoria di massa occupato dalle applicazioni, ma non è facile quantizzare di preciso quanto sia, tanto che anche AnandTech non approfondisce questo passaggio più di tanto.

autonomia android l

E la batteria? I miglioramenti dovrebbero essere sensibili anche in quest’ambito, e non solo grazie alla funzione apposita introdotta in Android L. Dato che non c’è più da “interpretare” un’app al momento di ogni esecuzione, la CPU avrà meno lavoro, e quindi consumerà meno. Ma questa è solo la punta dell’iceberg.

In L, il JobScheduler si occuperà automaticamente di avvertire un’app quando certe condizioni saranno verificate ed essa potrà girare in background, cosa che finora l’app doveva fare da sola, con un più o meno costante controllo che magari la risvegliava solo per poi rimandarla in sleep poco dopo, se le condizioni non si fossero verificate. Per fare un esempio banale: che senso avrebbe per un’app risvegliarsi per controllare aggiornamenti, quando non c’è connessione di rete?

Il JobScheduler farà quindi da arbitro, decidendo lui per tutti quando è meglio fare cosa e quante app potranno risvegliarsi, dato che risvegliare un dispositivo anche solo per un secondo consuma come due minuti di standby, almeno secondo le rilevazioni di Google. Logicamente quindi, anziché essere indipendenti gli uni dagli altri, è meglio se tutti questi risvegli sono raggruppati e regolamentati in modo da non avvenire inutilmente.

Google ha inoltre introdotto uno strumento chiamato “Battery Historian“, in grado di rilevare come non mai da cosa derivi il consumo di batteria, permettendo così una maggiore ottimizzazione sia a livello di sistema che di app.

Se vi piacciono i numeri, Ars Technica ha posto sotto stress Android L su Nexus 5, confrontandolo con KitKat, ed il risultato potete vederlo nell’immagine qui sopra. Al di là dei valori in sé, che potrebbero facilmente differire, è interessante il divario del 36% tra i due, segno che già con la preview di Android L le differenze ci sono.

È prematuro per parlare di miracoli, che andranno verificati a release definitiva effettuata e su un dispositivo “da tutti i giorni”, ma di certo le premesse sono incoraggianti. Android L sarà insomma molto più di un bel makeup, e questa è solo una preview.

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