Foto Londra Google Glass 3

Ecco com’è stata la presentazione londinese dei Google Glass, nel racconto di un lettore (foto)

Nicola Ligas

I Google Glass sono in vendita nel Regno Unito da poco più di una settimana, ed un nostro lettore, che si è recato all’evento di presentazione tenutosi a Londra, è stato così gentile da inviarcene un ampio resoconto ricco anche di varie immagine.

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Ve lo riproponiamo con piacere, perché è sempre utile avere un punto di vista diverso è più comune su quello che è un dispositivo ancora pieno di dubbi ed interrogativi, che non è stato tra i protagonisti del Google I/O, ma che senz’altro farà parlare di sé nei prossimi mesi.

I Glass riusciranno mai ad arrivare “davvero” in commercio? Come sarà la versione “definitiva”, realizzata in collaborazione con Luxottica? La risposta a queste domande ancora non la sapremo per qualche tempo, ma ciò non toglie che eventi come questo siano l’anticamera che un giorno porterà i futuri Glass nelle mani di tutti. O almeno speriamo.

Da pochi giorni i Google Glass sono disponibili per l’acquisto sulla versione britannica di Google Play, al prezzo di ben 1.000 sterline. Un tipo di investimento che non può lasciare spazio a dubbi, e forse è stato anche per questo che Google ha spinto su un evento aperto al pubblico – previa registrazione online – nelle giornate del 27 e 28 giugno, vicino alla stazione della metropolitana di King’s Cross, stessa località che tra qualche anno vedrà nascere l’edificio che ospiterà tutti i googlers della capitale inglese. (nonché il binario 9 e ¾, reso celebre dalla saga di Harry Potter. NdR)

Una volta entrato all’evento, firmo un consenso per il trattamento della mia immagine per foto e video affinchè Google possa usarla a fini promozionali e commerciali, un timbro con il logo di Glass mi viene stampato sulla mano e una ragazza dello staff mi fa cenno di avvicinarmi, per mettermi in mano un esemplare di Glass. Un tap e si accendono. “OK Glass” e una lista di comandi base fa la sua comparsa. Muovendo la testa su e giù vedo la lista completa e ancora stento a credere a come sia fluido e naturale il tutto. Un paio di minuti sono abbastanza per essere a proprio agio con i tap e gli swipe sulla fascia laterale dei Glass. Mi sposto verso la prima postazione demo: un cubo in mezzo alla stanza con cartelli scritti in varie lingue. Grazie all’implementazione di Word Lens, recentemente acquisita da Google, posso infatti tradurre in tempo reale quello che vedo. Magdalena, una delle addette a quella stazione, mi porge i Glass e mi istruisce sul da farsi. “Ok Glass”. “Translate this” fa capire ai Glass le mie intenzioni, e con dei tap e degli swipe posso cambiare le coppie di lingue disponibili, inquadrare il testo, e ottenere una traduzione dinamica di quello che sto vedendo. Immaginate durante un viaggio in un paese di cui non conoscete la lingua, poter tradurre indicazioni, menu e insegne.

Mi muovo verso la seconda stazione, dove Alice e Tom mi spiegano come posso usare Glass per il riconoscimento delle canzoni che ascolto. Un Chromebook Pixel collegato a un paio di potenti subwoofer suona una canzone. Io non devo far altro che svegliare i Glass con la solita frase e chiedergli di “recognise this”. Qualche secondo e i Glass mi mostrano artista e titolo, subito prima di mostrarmi il testo della canzone, che segue dinamicamente fino alla fine.

La terza stazione è quella che permette di esplorare le costellazioni, non importa se sono le 7 del pomeriggio e c’è ancora un sole che splende a qualche metro di distanza. “Explore the stars” mi fa vedere tutte le costellazioni sopra di me, dandomi informazioni sul nome delle stesse, e mostrandomi anche la posizione dei pianeti. L’esperienza è molto fluida e sposto lo sguardo orizzontalmente e verticalmente per vedere un paio di costellazioni diverse.

A quel punto mi guardo intorno senza badare alle stelle, e dopo qualche minuto mi accorgo che i Glass in tutto questo erano ancora acceso e funzionanti, solo che io non ci avevo fatto caso. È forse una delle cose che mi ha stupito di più: realizzare l’impatto ininfluente che ha il display se non si alza lo sguardo per cercare le informazioni richieste.

Fuori la coda si sta intensificando, per un evento che solo nella giornata di oggi ha visto la presenza di circa un migliaio di persone e che probabilmente prevede un sabato molto più affollato.

Gente di ogni età è stata attratta dai Google Glass, tanti i curiosi che oggi hanno ripetuto compulsivamente “Ok Glass” e chissà quanti di loro diventeranno Explorer, e quanti invece saranno tornati a casa più scettici.

Google ha senz’altro fatto la sua prima mossa per l’introduzione sul suolo europeo dei Glass, e probabilmente ha fatto centro con questo tipo di iniziativa, permettendo di provare qualcosa di unico: una tecnologia indossabile che non è ancora la prassi e che potrebbe non diventarlo. Perché se da un lato è una tecnologia non invasiva e di sicuro effetto, forse le implementazioni nella vita quotidiana non sono ancora sufficienti per giustificare un acquisto di questo prodotto. Ma sono anche certo che dietro questo evento Google non abbia solo voluto puntare a convincere i geek all’acquisto o i curiosi a togliersi i dubbi, ma anche ispirare quei grandi o piccoli developer che possano sviluppare qualche app per rendere i Glass più fruibili ed indispensabili.

C’è solo una cosa che mi resta da fare prima di abbandonare l’evento: tornare da Magdalena e chiederle se per caso posso avere una di quelle spillette nere con il logo di Glass che ho visto addosso a qualche membro dello staff. Mi risponde che purtroppo non ne hanno, ma aggiunge con un sorriso che con 1.000 sterline posso portarmi a casa un paio di Glass.

“OK Glass”. “Bring me home”.

Stefano Durden

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