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Unearthed: Trail of Ibn Battuta, la recensione dell’avventura di Semaphore

Giorgio Palmieri

Deriso dalla comunità italiana di videogiocatori PC e PlayStation, usato dal mondo di Youtube come strumento per veicolare comicità ed intrattenimento, criticato aspramente dalla stampa internazionale, eppure Unearthed: Trail of Ibn Battuta è appena approdato sul Play Store, persino un po’ a sorpresa. La tenacia di Semaphore, la piccola software house araba responsabile dello sviluppo di questo titolo d’avventura è davvero da ammirare: inizialmente il team ha rilasciato un prodotto incompleto ad un costo elevato, e soprattutto su piattaforme (appunto PC e PS3) che propongono esperienze di gioco nettamente più valide e profonde a prezzi minori, e poi, fatto tesoro dei feedback, dei commenti, delle recensioni e delle migliori calunnie, l’azienda indipendente ha iniziato a lavorare su patch e fix repentini, dimostrando comunque di avere a cuore il progetto. Certo, questo non va di sicuro a giustificare la scarsa qualità del primo rilascio, frutto anche di un design generale troppo approssimativo tanto da farci domandare quale fossero le intenzioni degli sviluppatori; ma che questa volta Semaphore abbia davvero imparato la lezione? Che sia il mobile la giusta piattaforma per questo loro primo lavoro? Rimosso ogni pregiudizio possibile, possiamo partire con la recensione del porting su Android di Unearthed: Trail of Ibn Battuta. Tenetevi forte, è un consiglio.

3.5

Presentazione

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Unearthed strizza l’occhio alle vecchie avventure di Lara Croft

Ibn Battuta è stato un esploratore marocchino del 1300, anzi, un curioso esploratore marocchino. In quasi trent’anni della sua esistenza si è avventurato in Africa, India, Sud-est asiatico e Cina, tanto da guadagnarsi l’appellativo di uno dei più grandi viaggiatori della storia. Questo enigmatico personaggio non sarà il protagonista di Unearthed, come del resto si potrebbe comunemente pensare, bensì il solo obiettivo del nostro alter-ego virtuale Faris Jawad che, con l’aiuto di sua sorella Dania, dovrà mettersi sulle tracce di Ibn Battuta per cercare tesori nascosti. A mettere i bastoni tra le ruote ci sarà però un omaccione, capo della milizia militare, pronto a far schiantare i due avventurieri in un batter d’occhio data la sua stazza abnorme, ma potete stare tranquilli perché non lo farà, o almeno non in questa prima frazione dell’avventura: Unearthed: Trail of Ibn Battuta è infatti il primo episodio di una saga che forse potrebbe continuare. Sottolineamo il “forse”, anche se sembra che il secondo capitolo sia in dirittura d’arrivo. Inoltre, non fatevi trarre in inganno dal titolo: sebbene sia palese il richiamo ad Uncharted, Unearthed: Trail of Ibn Battuta strizza l’occhio alle vecchie avventure di Lara Croft in Tomb Raider, sistema di controllo macchinoso compreso.

ARTICOLO DI RILASCIO: Unearthed:Trail of Ibn Battuta, l’action adventure 3D arriva anche su Android

Giocabilità

Questo lavoro di Semaphore appartiene al genere dei giochi d’avventura. Le fasi di gioco si alternano tra arrampicate e sparatorie, condite con qualche piccolo dialogo e alcune brevi fasi con veicoli di vario genere, proprio come un classico titolo d’avventura. La premessa è quindi decisamente invitante, ma lo stesso non possiamo dire dell’esecuzione.

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La sensibilità tra l’input e l’effettivo comando al personaggio è sballata

Se già di primo acchito si nota quanto il gioco voglia far credere che siamo dinanzi ad un prodotto di tripla A con musica epica e atmosfera hoolywoodiana quando in verità non lo è affatto, lo strafare degli sviluppatori viene ancora più alla luce dopo aver messo finalmente le mani sul touchscreen. Fatto tesoro di qualche cut-scene degne del miglior Mockbuster in circolazione, si parte con l’azione vera e propria: a distruggere Unearthed alla radice sono i controlli macchinosi nelle fasi esplorative. La sensibilità tra l’input e l’effettivo comando al personaggio è sballata, per non parlare poi della poca reattività dei salti e della orrenda gestione della telecamera. Parliamo poi delle sparatorie: le meccaniche di shooting mancano di fisicità e il lacunoso controllo della mira non permette appunto di sparare con precisione, pecca che vi farà impostare la mira automatica dopo una manciata di minuti in-game. Inoltre, i nemici sono sprovvisti di una intelligenza artificiale degna di una virgola di questo nome, in quanto si limiteranno a sparare a vista senza accenno di un briciolo di strategia.

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E siamo solo agli inizi: completato il breve tutorial, l’avventura ci butta in un livello di puzzle solving, che non è poi così male, se non fosse per il già citato problema dei comandi. Questa sezione scorre senza troppi intoppi, peccato che, da lì in poi, sarà un continuo susseguirsi di colpi disastrosi e sessioni veramente al limite del tollerabile. Di sicuro è da premiare la varietà dell’avventura in quanto sono presenti fasi di gioco molto diverse l’un l’altra dal punto di vista del gameplay ma, a dirla tutta, questa non fa delineare una personalità precisa alla produzione. Lo scripting pieno di bachi, poi, ci ha fatto sorridere più di una volta, e il tutto è così confusionario, così mal congegnato, che alla fine lascia con un amaro in bocca tale da chiedersi se bisogna prenderlo sul serio oppure no.

Longevità

Contenutisticamente, Unearthed: Trail of Ibn Battuta sfoggia una campagna della durata di circa un’ora e mezza che offre, come già accennato prima, una discreta varietà.

una delle peggiori sezioni di guida mai partorite dall’industria videoludica

Si parte con una manciata di sparatorie da rivedere, alcuni enigmi decenti, una mediocre sessione con una macchina radiocomandata, dei combattimenti corpo a corpo scabrosi, una sessione di inseguimento ingestibile, una brevissima parte stealth, dei dialoghi banali, fino a giungere poi ad una delle peggiori sezioni di guida mai partorite dall’industria videoludica, con gravissimi problemi di collisioni e di intelligenza artificiale. Presente anche la modalità sopravvivenza con tanto di zombi pronti a mangiarci, ma le meccaniche di shooting sono troppo approssimative per rendere lievemente apprezzabile questo simpatico extra.

Grafica

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Dal punto di vista meramente visivo il titolo riesce quasi a cavarsela, almeno a primo impatto. La qualità generale dei modelli e soprattutto delle texture è molto al di sopra dello standard proposto dai titoli mobile, peccato che tutto ciò svanisca in movimento. Le animazioni trasudano amatorialità da tutti i pori, gli effetti pop-up sono evidenti, le compenetrazioni poligonali sono ovunque e le collisioni mal calcolate, mancano alcuni elementi grafici di contorno come le ombre del tutto assenti ed in alcuni casi abbiamo notato che lo skybox è frammentato, sintomo che il gioco non è stato proprio testato a dovere. Lo stacco tra grafica del gioco e scene d’intermezzo, queste per altro realizzate con lo stesso motore ma in bassa risoluzione, è così evidente da non farci capire il perché di questa scelta che sporca ulteriormente il quadro visivo. Testato su Nexus 7 2013.


Sonoro

Il lato audio è altalenante: la musica è salvabile così come il doppiaggio, ma l’effettistica presenta pesanti problemi di sincronizzazione.

Prezzo e acquisti in-app

Il gioco è disponibile sul Play Store al costo di 1,44€, privo di acquisti in-app. Il prezzo è senza dubbio invitante, e potrebbe incuriosire anche il più scettico ma, in fin dei conti, si tratta comunque di un titolo mal programmato.

Giudizio Finale

Unearthed: Trail of Ibn Battuta è un titolo troppo ambizioso, tale da soverchiarsi da solo strabordando incertezze, bug e problemi da tutti i pori. Il costo irrisorio, unito al fatto che su Android mancano titoli di questo genere, potrebbe far gola a chi è alla ricerca di qualcosa di nuovo sul robottino verde, ma non cadete troppo in tentazione e ponderate l’acquisto:  il gioco non sfiora la sufficienza in nulla, e in talune tocca proprio il fondo più abissale, dimostrandosi un mal riuscito copia e incolla di idee già viste e riviste su produzioni di ere passate. Inoltre, il porting da PC/PS3 non ha giovato in nessun elemento di design.
Lo studio ha senz’altro dimostrato di avere la voglia di fare le cose in grande, e ciò sancisce anche l’arrivo del mondo arabico nell’universo videoludico mobile, ma l’ambizione non basta ed il nostro consiglio è quello di non puntare così in alto senza avere il supporto adatto e le capacità consone al progetto, altrimenti il risultato finale è quasi del tutto scontato, ovvero un’accozzaglia di idee che a malapena si reggono in piedi senza cuore, né anima. Prendetelo in considerazione solo se trovate affascinante il trash della serie “so bad it’s (so so) good“. Se siete tra questi, riuscirete ad estrapolare qualcosa di concreto anche da una produzione così imbarazzante grazie alla filosofia del condividi e vivi il brutto, affinché tu possa assaporare il bello al meglio.

PRO

CONTRO

  • Graficamente apprezzabile…
  • Avventura varia…
  • Compatibile con i controller
  • Prezzo accessibile e senza acquisti in-app
  • …peccato per le tantissime diavolerie tecniche
  • …ma senza capo, né coda
  • Generalmente bacato
  • Qualità audio altalenante
  • Combattimenti corpo a corpo da ripogrammare
  • Meccaniche di shooting approssimative

 

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