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L’accusa di alcuni sviluppatori: i publisher vogliono solo giochi “pay-to-win”

Lorenzo Delli

Se seguite abitualmente il settore del mobile gaming, che sia esso legato ad Android, ad iOS o a Windows Phone, saprete che molto spesso gli sviluppatori indipendenti o anche software house più celebri si affidano a publisher esterni per la pubblicazione e la diffusione dei propri lavori. Esempi calzanti in ambito videoludico, per quanto riguarda Android, sono Crescent Moon Games o Rovio Stars, la divisione di Rovio che si occupa appositamente della pubblicazione di lavori indie particolarmente meritevoli. Sono proprio i publisher, anche se non è dato sapere quali, al centro di un’accusa piuttosto grave mossa da due software house indipendenti.

Pare infatti che la maggior parte dei publisher impegnati nel settore del mobile gaming richiedano espressamente agli sviluppatori di inserire meccaniche di giocopay-to-win“, rifiutandosi altrimenti di prendere in considerazione e quindi di pubblicare giochi “normali“. L’accusa arriva da due software house in particolare, BloodyMonkey, in procinto di rilasciare il puzzle game Pablo Cavarez su iOS, Android e Windows Phone, e Cliffhanger, già nominata sulle pagine di AndroidWorld in occasione della nostra prova di AERENA.

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20140519-pablo_tutorialProcediamo per gradi e cominciamo dalla testimonianza dei ragazzi di BloodyMonkey. Da quanto riportato in un’intervista, la software house si è messa in contatto con svariati publisher durante la realizzazione del gioco, ma in ogni caso la richiesta era di aggiungere meccaniche free-to-play (valuta virtuale, suggerimenti per gli acquisti, ads, etc.), optando in fine per pubblicare il loro lavoro senza il supporto di nessuno.

Pablo Cavarez farà il suo debutto anche su Android a partire dal 28 maggio. Le meccaniche di gioco potete osservarle nella gif posta qui di fianco: dovremo spostare una serie di caselle per costruire un percorso al protagonista del titolo.  Il sistema di vendita sfrutta una modalità per cui abbiamo già espresso apprezzamento in passato: i primi 16 livelli saranno gratis, successivamente l’utente potrà scegliere se sbloccare il resto del gioco per circa 79 centesimi. Una soluzione che a quanto pare non è piaciuta ai publisher, che volevano cercare di ricavarci ancora di più.

I ragazzi di Cliffhanger hanno subito un trattamento in tutto e per tutto simile. È il creative director della software house, Jan Wagner, a raccontarlo in un’intervista. Anche in questo caso i publisher si sono limitati a rifiutare alcun tipo di accordo per l’assenza di meccaniche pay-to-win. AERENA, il gioco di Cliffhanger coinvolto nella situazione, è già di per sé un titolo free-to-play con acquisti in-app incentrato tra l’altro su un’esperienza di gioco multiplayer, ma anche i giocatori non paganti possono benissimo essere all’altezza di quelli che hanno deciso di investirci una somma più o meno cospicua di denaro.

Un tema sempre più spinoso insomma, anche a seguito dei recenti movimenti della Commissione Europea proprio in merito ai giochi free-to-play e delle indagini in corso in Italia da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (l’Antitrust) nei confronti di Google, Apple, Amazon e Gameloft a riguardo della pubblicità ingannevole nei giochi free che necessitano in realtà (almeno da quanto riportato dalle accuse mosse) di acquisti in-app per procedere.

Fonte: PocketGamer