Wearable Sample Final

Editoriale: il mio nuovo inutile dispositivo indossabile

Emanuele Cisotti -

Questo editoriale è stato scritto in concomitanza con un altro editoriale, sempre in ambito wearable, la cui lettura è consigliata.

Wearable. Ecco qua il termine che più rapidamente ha preso piede anche nelle nostre pagine negli scorsi mesi (tanto da essersi meritati un’intera categoria!). Per farla breve la parola “indossabili” serve a categorizzare tutti quei dispositivi elettronici che non sono relegati in una tasca o in una borsa se trasportati, ma sono invece indossati, come un anello, un paio di occhiali o un bracciale.

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Ammetto che in prima persona (essendo questo un editoriale che esprime il mio parere personale) confidavo nel Mobile World Congress 2014, appena concluso, per vedere qualcosa di veramente interessante dal punto di vista dei dispositivi da “vestire”. Non contavo troppo su occhiali o altri accessori, quanto piuttosto sui bracciali, in quanto semplici da concepire e anche da realizzare.

Negli scorsi mesi abbiamo assistito ad un boom di orologi smart (Galaxy Gear, SmartWatch, Pebble & co.) e di bracciali tecnologici (come per esempio Jawbone Up). Era quindi facile presupporre come la fiera avrebbe portato sotto la nostra lente tantissimi di questi nuovi dispositivi. E così è stato. Più o meno. Quello a cui abbiamo assistito infatti è stata una pioggia di bracciali per il fitness e poco altro, relegando a Samsung il compito di realizzare uno nuovo smartwatch (il suo Gear 2). Di quali dispositivi stiamo parlando? Alcatel, Huawei, Samsung e Sony sono solo alcuni dei brand che hanno proposto dei nuovi bracciali compatibili con Android, ma purtroppo nessuno di questi sembrava distinguersi particolarmente.

Certo Gear Fit ha un bellissimo schermo curvo e il TalkBand di Huawei può essere utilizzato come auricolare bluetooth, ma quello a cui sembra si stia assistendo sia una specie di corsa al bracciale intelligente, senza però realizzare bene di preciso a cosa possa mai servire. Questi dispositivi infatti puntano quasi del tutto sul lato fitness delle sua possibilità, riducendoli spesso a dei contapassi avanzati. Alcuni contano le calorie, altri fungono da sveglia e altri tracciano il sonno. Tutti permettono di ricevere notifiche ma pochi hanno uno schermo.

Alcuni non sono neanche gradevoli alla vista (stiamo provando l’Alcatel BoomBand e vi anticipiamo che il giudizio non è positivo) e il loro funzionamento è tecnicamente complesso. L’autonomia a volte ci costringe a vivere metaforicamente vicino ad una presa di corrente. Le aziende hanno fatto una corsa al bracciale, probabilmente investendo molte risorse (visti i prezzi di vendita che si aggirano intorno ai 100€ per il solo bracciale senza schermo) e potendo contare però poi su un numero di vendite che sarà difficile sia considerabile come un vero “boom”.

E anche nell’ambito degli orologi la situazione non è della più rosee. Le aziende non hanno le idee molto chiare di cosa vogliano i consumatori. E i consumatori ancora meno. È sì un mercato nuovo, ma allo stesso tempo l’orologio smart non è un esigenza pre-esistente e farla diventare tale sarà una strada in salita per i vari produttori. Ho per esempio apprezzato molto (almeno rispetto alla concorrenza) il primo Galaxy Gear, ma poi nella vita quotidiana utilizzo un Pebble. Almeno finché non mi stancherò anche di questo. Perché il problema sembra essere che l’euforia da wearable duri molto poco. Pebble incontra maggiormente le mie esigenze perché è comodo come sveglia e l’autonomia è discreta. Ma è un po’ poco per spendere dei soldi per un dispositivo simile e sopratutto… non mi piace abbastanza. Queste sono considerazioni personali e ognuno avrà esigenze diverse, tali da rendere un orologio smart indispensabile, ma sembra però che la maggior parte degli utenti fatichi ad essere convinta da dispositivi simili.

Ci penserà Google a rendere indispensabile gli smartwatch? Probabilmente no, come non ha reso indispensabile i Google Glass e (senza scomodare un prodotto che ancora non si può acquistare) neanche nessuna delle altre novità introdotte negli ultimi anni nel mondo Android. Traccerà una strada, sicuramente. Ma non basterà probabilmente a decidere come sarà il vostro prossimo smartwatch.