Commissione Europea

Commissione Europea: un gioco può essere definito free solo se è privo di acquisti in-app

Lorenzo Delli -

Il free-to-play e gli acquisti in-app: un argomento piuttosto spinoso e fin troppo attuale nel panorama del mobile gaming. Il fatto è che tale argomentazione tocca da vicino anche gli utenti più giovani, che si trovano di fronte a giochi che facilitano fin troppo l’accesso agli acquisti in-app che danno luogo a spese incidentali difficilmente rimborsabili. È proprio per questo che nelle ultime ore la Commissione Europea e la CPR (Consumer Protection Cooperation) stanno incontrando alcune compagnie tecnologiche, Apple e Google comprese, per discutere proprio dei giochi free-to-play.

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Guarda caso le lamentele dai gruppi di consumatori che hanno spinto la Commissione Europea a prendere provvedimenti partono proprio dall’Italia, dove smartphone e tablet hanno una diffusione piuttosto capillare, ma anche da Danimarca, Regno Unito e Belgio. Il punto focale della discussione è l’uso della parole free (o di termini simili) come qualificazione inappropriata di quei giochi che contengono acquisti in-app. Da uno dei passaggi più importanti estratto da una lista di posizioni sostenute dalla commissione si legge quanto segue:

The use of the word ‘free’ (or similar unequivocal terms) as such, and without any appropriate qualifications, should only be allowed for games which are indeed free in their entirety, or in other words which contain no possibility of making in-app purchases, not even on an optional basis.

Il succo del discorso è: “L’uso della parola free dovrebbe essere concesso solo per i giochi privi di acquisti in-app, opzionali o non.“. Dalla medesima lista si legge anche come le raccomandazioni per le varie società convocate riguardino anche la completa abolizione di acquisti in-app per quei giochi che mirano proprio ad un pubblico più giovane, e anche che i giochi che contengono effettivamente acquisti in-app mettano a disposizione un’apposita casella di posta elettronica, di modo che il consumatore possa contattare lo sviluppatore per chiedere chiarimenti in merito al download del gioco e ai suoi contenuti.

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Pensate che la Commissione Europea ha stimato un mercato per gli acquisti in-app di 63 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, citando ad esempio i 240 milioni di euro transitati nel 2013 nella sola Germania proprio tramite questo genere di acquisti. E pensate: più di un milione degli acquirenti che hanno usufruito di tali in-app purchase erano di età compresa tra i 10 e i 19 anni. Google in tal senso ha già mosso un passo verso la tutela dei consumatori, introducendo la voce relativa proprio a questo tipo di acquisti sul Play Store. Ma a quanto pare non è sufficiente. Vi aggiorneremo nei prossimi giorni a riguardo degli eventuali provvedimenti che verranno stabiliti.

Via: PocketgamerFonte: GameIndustry
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