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DroidCon Italy: un commento a freddo

Giuseppe Tripodi

Prima dell’evento vi abbiamo ammorbato con diversi articoli a proposito, ma adesso che sono passati alcuni giorni dalla chiusura della prima edizione del DroidCon di Torino alla quale abbiamo partecipato con entusiasmo, a parte gadget e chicche a marchio Androd, cosa ci è rimasto?

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In primis, una grande soddisfazione per aver partecipato ad un evento unico nel suo genere ed ospitato per la prima volta nel Belpaese e, in seconda battuta (non meno importante), una grande emozione nel trovarsi di fronte ad una realtà che, purtroppo, da noi è spesso solo accennata.

Quello che ci ha colpito a Torino così come a Londra è stata la quantità di persone che si è impegnata nel creare quello che poi, a conti fatti, è il DroidCon: non parliamo solo degli organizzatori (di cui, per inciso, non possiamo che tessere lodi!), ma anche di tutti gli esperti che si sono rimboccati le maniche e hanno preparato speech e workshop: molti guru di fama internazionale sono intervenuti sui palchi della manifestazione con interessanti ed istruttive dissertazioni sui più svariati argomenti, affrontati a diversi livelli di complessità con addirittura due lezioni tenute da Alfredo Morresi e Sonia Sharma, impiegati di Big G, giunti rispettivamente da Milano e da Mountain View (sì, Sonia lavora proprio al Googleplex!) appositamente per l’evento.

Ma non di sole lezioni vive il DroidCon e diversi marchi illustri sono scesi in campo per dare il proprio contributo a questa manifestazione: nomi (relativamente) nuovi del settore come Genymotion e i’m Watch seduti a fianco di brand assodati e altisonanti come Amazon, Intel e Alcatel hanno partecipato offrendo premi, dimostrazioni, talk e gadget. Menzione a parte meritano i vari Google Developer Group (tra cui il folto gruppo di Roma, che ha organizzato una caccia al tesoro ispirata a quella che si è tenuta durante lo scorso Google I/O e diversi laboratori) e le università che hanno offerto a molti giovani la possibilità di conoscere e partecipare all’evento.

Così, tra un caffè e centinaia di magliette con androidi occhialuti, ci si rende conto che oltre la crescita professionale che questo genere di eventi può offrire, il DroidCon nasce e si basa soprattutto sull’interazione tra le persone: perché il framework per l’injection degli oggetti può essere importante, ma vedere Alfredo che si ferma a parlare e scherzare con degli studenti universitari è forse anche più appagante.
Ed è proprio vero, quando una passione comune si mette in mezzo, non ci sono differenze “sociali” che tengano.

Senza dubbio non è consueto leggere sulle nostre pagine (e soprattutto rispetto ad un evento tanto specifico) commenti così soggettivi ma, per lo meno a tutti i partecipanti, è chiara l’atmosfera che si vive durante una manifestazione il cui fulcro verte senza incertezze alla comunicazione e alla condivisione, rimuovendo le naturali barriere che siamo abituati ad avere confrontandoci con persone che ammiriamo profondamente per il lavoro che hanno portato avanti sul robottino verde.
E se dal punto di vista sociale è emozionante dialogare senza alcun timore con i propri “eroi” in miniatura, altrettanto stimolante è sentirli discutere sugli argomenti di cui sono più ferrati: tra le decine di talk, ce ne sono stati davvero per tutti i palati.

Dovendo fare una selezione, non possiamo ignorare gli interessantissimi workshop sulla sicurezza e la cifratura, ma i più smanettoni saranno probabilmente felici di ascoltare che ci siamo fatti una cultura anche su come si compila una distribuzione customizzata di Android a partire dai sorgenti nonché su come si realizza una custom ROM. Ma tutti i tecnicismi di questo mondo non valgono più delle stupende e minimali slides che abbiamo ammirato durante un talk sulla UI, i cui elementi abbiamo imparato a testare grazie ad Espresso.
Non sono mancati, ovviamente, gli speech sui Google Glass (uno dei quali tenuti proprio dal nostro fidato Roberto Orgiu!) e, inutile dirlo, vedere gente indossare le mirabolanti lenti di BigG non era un’evento così raro, alla fiera.

A questo punto pensiamo sia chiaro che anche le occasioni per imparare tante cose nuove non sono mancate e, tra talk e più informali chiacchierate, due giorni sono letteralmente volati, aprendo la strada all’hackaton del weekend.

Non ci resta quindi che fare le nostre congratulazioni agli organizzatori di Synesthesia e a tutti gli speaker e i partecipanti, con la speranza di vivere un’emozione simile al prossimo appuntamento con il DroidCon.