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Editoriale: Google, Motorola, e l’idillio che non c’era

Nicola Ligas -

La notizia del giorno, indipendentemente da qualsiasi altra cosa possa succedere (le ultime parole famose), è senz’altro la vendita di Motorola a Lenovo da parte di Google; una vendita che, sulla carta, vede la società di Mountain View perdere miliardi di dollari, in una differenza tra l’acquisizione (12,5 miliardi) e la vendita (2,91 miliardi) che è troppo netta per essere compensata solo con i brevetti e i progetti acquisiti. Cosa è successo quindi dietro le quinte, e come cambierà (di nuovo) lo scenario dell’ecosistema Android alla luce di questa (s)vendita a sorpresa?

Google compra Motorola

Era il ferragosto di due anni fa, faceva caldo, e la temperatura salì bruscamente all’annuncio che Google aveva comprato Motorola, e “Android non sarebbe più stato lo stesso”. Le aspettative, e con esse anche i timori, erano altissimi: c’era chi paventava una scissione di Google dagli altri produttori, capitanati da Samsung, ed in effetti un minimo di gelo c’è stato, con l’azienda coreana sembra più intenta a fare il suo business senza curarsi di Google, e anzi cercando di adombrarlo ove possibile. C’era poi chi sosteneva che l’enorme portfolio di brevetti di Motorola fosse stata la vera molla che aveva spinto all’acquisto della società, ma nel corso del tempo non abbiamo visto Google impugnarli né per difendersi né per offendere, fermo restando che, in tema brevettuale, averne più possibile è sempre bene.

Per mesi abbiamo poi atteso uno smartphone Motorola “dal sapore di Google”, ma ci hanno ripetuto a lungo che la casa di M aveva già una sua pipeline avviata, e che ci sarebbe voluto del tempo; quel tempo è arrivato con Moto X, lo smartphone “dell’orgoglio americano”, assemblato rigorosamente in USA, e successivamente con Moto G, uno dei migliori Android di sempre in quanto a rapporto qualità/prezzo.

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Google vende Motorola

Chi si aspettava quindi che proprio adesso Google avrebbe venduto Motorola? Col senno di poi potrei dire “io, io!”, ma sarebbe una bugia troppo lunga. La realtà dei fatti è che Motorola sembrava appena aver iniziato a carburare in chiave Google, con dispositivi mirati, molto fedeli alla linea di Android (sia a livello grafico che grazie ai numerosi aggiornamenti tramite Play Store effettuati da Motorola) e soprattutto super-aggiornati, quasi al pari con i Nexus.

Eppure sotto sotto qualcosa si è rotto. Google si è forse accorto che quello dell’hardware non è davvero il suo business, ma non dimentichiamoci questa non è la prima cessione di Motorola che Google ha effettuato: BigG si era infatti tenuto solo la divisione Mobility di Motorola, dando via il resto ad Arris, e adesso ha mantenuto il controllo di tutti i brevetti (stimati in miliardi di dollari di valore) e dei progetti avanzati, tra cui Ara. Alla fine dei conti, tra sgravi fiscali, vendite, brevetti e progetti, l’acquisizione di Motorola è venuta a costare molto meno dei 12 miliardi iniziali (e dei 3 finali)

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E ora?

Ora le ipotesi sono molte, e in molti affermano già di sapere quali. Nest potrebbe diventare la vera divisione hardware di Google (ma poi perché BigG dovrebbe davvero volerne una se si è appena disfatto di Motorola?), Lenovo potrebbe produrre il prossimo Nexus (ma perché? Adesso solo perché hanno concluso questo accordo, Google e Lenovo sono partner a vita? Tra l’altro adesso sono in molti a prendere più sul serio le voci sulla “morte” della linea Nexus, messe in giro sempre da Murtazin) e Samsung e Google sarebbero avviate verso un nuovo idillio, testimoniato non solo dall’accordo decennale sui rispettivi brevetti, ma anche dall’intesa sulla personalizzazione di Android. La vendita di Motorola insomma sarebbe stata la freccia di Cupido tra i due colossi, destinata a far nascere un amore sul quale abbiamo ancora le nostre riserve ma che, se confermato dai fatti, potrebbe essere determinante per l’intero settore.

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Conclusioni

Tutto è in beta con Google, anche le acquisizioni da miliardi di dollari

Nessuno può dormire sonni tranquilli con Google: non possono farlo le vecchie glorie come Reader, chiuso la scorsa estate, non possono farlo nemmeno le aziende acquisite a suon di miliardi di dollari. La sensazione, per noi profani, è che tutto sia davvero in un perenne stato di beta, ma sarà poi sul serio così? Google potrebbe rimanere a lungo dov’è se facesse tutto davvero così “a casaccio”? O meglio: ci sarebbe mai arrivato? Don’t be evil si conferma una volta di più lo slogan più azzeccato della storia: Google non sarà evil, ma non guarda comunque in faccia a nessuno, neanche agli americani, dando in mano ad una delle più fiorenti aziende cinesi uno degli esempi dell’orgoglio USA, dopo averne tratto per sé il massimo del beneficio.

Alla fin fine Motorola risorgerà più facilmente nelle mani di Lenovo che in quelle di Google? Probabilmente sì, ma questo sarà eventualmente un effetto collaterale, tanto per tenere fede al motto di casa; ricordiamoci solo che “non essere malvagi”, non significa “essere buoni”.