Morte che ride

Editoriale: Xposed, il Tristo Mietitore dei custom firmware

Nicola Ligas -

La scorsa settimana abbiamo ricevuto nella casella dei suggerimenti un’interessante segnalazione da parte di un utente (grazie Andrea!), che aveva seguito una discussione su Reddit riguardo Xposed, l’ormai celebre framework che attraverso i suoi moduli ci permette di personalizzare pressoché qualsiasi aspetto, sia di Android stesso, che di molte app.

Come avrete già visto, stiamo dedicando sempre più spazio a Xposed sulle nostre pagine, e ho pensato di approfittarne per un paio di considerazioni personali in merito, dato che l’astro di questo framework è tutto in ascesa.

Cos'è Xposed?

La banale risposta a questa domanda potrebbe essere: “è un framework”, ma questo probabilmente non chiarirebbe granché la cosa a molti di voi. Per semplificare il tutto, possiamo paragonare Xposed a Google Play Services, un’app a sua volta assai “fraintesa”, che in pratica è un raccoglitore di servizi e librerie necessarie all’esecuzione di altre applicazioni (la maggior parte di quelle di BigG la richiedono). Xposed è esattamente questo: un’applicazione che di per sé “non fa nulla”, ma permette ad altre app (chiamate nel suo caso moduli, e scaricabili direttamente da Xposed stesso) di funzionare e di apportare profonde modifiche al sistema, grazie alle funzioni che Xposed espone loro.

Non confondetelo troppo con un app store però, perché comunque quelli contenuti in Xposed sono per lo più link esterni e/o al Play Store, dove potrete reperire i vari moduli, disponibili spesso anche su XDA.

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Perché una custom ROM?

Volendo semplificare al massimo, ci sono due ragioni principali che possono spingere all’adozione di una custom ROM:

  • Mancanza di supporto da parte del proprio produttore. Un male comune, nel quale i dispositivi di fascia più bassa incappano prima degli altri, ma che prima o poi colpisce chiunque, anche i decantati Nexus, che Google non si sente più di aggiornare dopo 18 mesi (un anno e mezzo) di supporto ufficiale.
  • Ricerca di qualcosa di più/diverso. Questo aspetto è più soggettivo: potrebbe non piacervi l’interfaccia del vostro smartphone (Sense, TouchWiz, stock, ecc.) o potreste essere alla ricerca di una maggiore personalizzazione. In linea di massima anche solo un cambio di launcher aiuta molto, ma fino ad un certo punto: se volete un controllo maggiore sul sistema avrete intanto bisogno dei permessi di root, e secondariamente di una custom ROM che vi metta a disposizione funzioni non previste dal vostro sistema.

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Potenzialità

Le potenzialità di Xposed sono notevoli e con il passare del tempo lo sono diventate sempre di più. Il nocciolo della questione è che il primo punto citato al paragrafo precedente è incontrovertibile, e difficilmente cambierà mai, a meno che improvvisamente gli aggiornamenti ufficiali non aumentino vertiginosamente.

Il secondo punto è invece proprio quello messo in discussione da Xposed, che dà agli utenti dotati dei permessi di root un “potere” che potenzialmente è superiore anche a quello di una custom ROM, il cui grado di personalizzazione e le cui funzioni peculiari sono comunque limitate. Con Xposed invece potrete fare di tutto: modificare il sistema (quasi) in ogni sua parte, cambiare il comportamento di certe app (es. Play Store), aggiungere nuove funzioni, ed il bello è che basta l’aggiunta di un nuovo modulo per dotarvi di ulteriori strumenti.

Da questo punto di vista un custom firmware non può competere, anche solo grazie alla quantità dei moduli di Xposed ed al fatto che sono tutti lavori indipendenti l’uno dall’altro e in continua crescita; basta invece vedere quanti mesi occorrono, anche ad un team famoso come Paranoid Android, per riscrivere da zero la propria ROM in base all’ultima distribuzione di Android.

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Criticità

È quindi tutto oro quel che luccica? Sì e no, perché anche Xposed ha il suo rovescio della medaglia. È difficile anzitutto dare un giudizio onnicomprensivo, perché di per sé Xposed “non è nulla”, sono i moduli che lo arricchiscono a fare la differenza, e, come tutte le cose, alcuni di questi sono validi e altri molto meno. Le varie funzioni, inoltre, non sono lì “scodellate” come in una custom ROM: devi andare a cercarti i moduli migliori (pro tip: leggere AndroidWorld. NdR), vedere cosa fanno, come configurarli, e in linea di massima scaricare tanti moduli quante sono le funzioni extra che volete implementare. Ma non sarebbe nemmeno questo il punto.

Con i vari team che rilasciano i firmware più famosi (CM, Paranoid, AOKP, ecc.) nel corso del tempo si crea anche un rapporto di fiducia, e la pubblicazione di tutti i loro sorgenti e l’attenzione che essi calamitano sono anche una garanzia quantomeno di sicurezza, per non dire di affidabilità.

Su Xposed invece più che di fiducia si parla di fede: fede nel fatto che quel modulo che ci piace tanto non sia anche truffaldino; fede nel fatto che l’ennesimo modulo che andiamo ad installare non comprometta in qualche modo il sistema o parte dello stesso, anche solo per un bug o un’interazione imprevista con un altro modulo o con un software di terze parti; fede nel fatto che i permessi di root di cui l’app gode non vengano usati male, insomma.

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Conclusioni?

Xposed è il futuro, ma deve ancora diventarlo

Xposed è il futuro, sotto molti punti di vista. È modulare, personalizzabile e ti permette, con un po’ di pazienza, di avere solo quello che vuoi tu, senza affollare il sistema di funzionalità che poi rimarrebbero lì a prendere polvere, e dandoci modo di crearci davvero un firmware su misura, pur senza essere sviluppatori. D’altro canto è evidente come l’interfaccia di Xposed sia ancora acerba, e come, in una prospettiva futura, sarebbe auspicabile che, ove possibile, i moduli passassero tutti per il Play Store (più difficile pensare ad un suo store dedicato, che comunque non offrirebbe le stesse garanzie di quello di Google), o quantomeno che venissero resi open-source, in modo da poter controllare “l’onestà” del codice.

Xposed può insomma restare un prodotto di nicchia, come del resto è stato finora, o compiere il balzo verso un futuro in cui i termini “personalizzazione” e “Android” andranno sempre più a braccetto, anche grazie a lui. È un salto che non è facile, quello verso il grande pubblico, perché presuppone di tramutare la fede in fiducia e l’abbondanza in qualità ed affidabilità, ma è un passo che ci auguriamo di tutto cuore di vedere realizzato.