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Facebook analizza i messaggi degli utenti per pubblicità mirata

Giuseppe Tripodi -

Esordire in questo articolo spiegando quanto poco siano “al sicuro” i nostri dati sensibili online sarebbe davvero un cliché: non è una novità che alcune tra le più importanti compagnie del mondo vivano sui nostri Mi piace o, più generalmente, sulla profilazione degli utenti, in modo da offrire una pubblicità quanto più possibile mirata.

Tuttavia, è pur vero che quando si tirano in mezzo i messaggi privati, la cosa è più difficile da mandar giù: ed è per questo motivo che due cittadini californiani hanno fatto causa al colosso dei social network.

Secondo l’accusa, infatti, Facebook utilizza un sistema di scanning delle chat per filtrare link e parole chiave da utilizzare per scopi di advertising e questo violerebbe l’Electronic Communications Privacy Act, nonché alcune specifiche leggi della California.

Sebbene se ne sia tornato a parlare a causa di questo nuovo processo, non è una novità che quanto ci scriviamo quotidianamente in chat sul social network blu possa essere oggetto di analisi: la notizia era nota già dalla scorsa estate, quando era stato comunicato che l’attività di monitoraggio serve per individuare eventuali criminali (in particolar modo potenziali pedofili).

Inoltre, per quanta ansia da Grande Fratello orwelliano si possa provare, Facebook non è il solo ente a mettere il naso tra gli affari degli utenti: secondo Bloomberg, anche Yahoo, LinkedIn e soprattutto Google starebbero affrontando problemi legali di questo tipo. A proposito di BigG, è quasi obbligatorio citare Gmail Man, il celeberrimo spot di Microsoft per Office 365 che divenne virale.

In ogni caso, Matthew Campbell e Michael Hurley, questi i nomi dei due utenti da cui è partito tutto, hanno mosso una vera e propria class action contro il colosso di Palo Alto: la richiesta è di un rimborso fino a 10.000$ a qualsiasi utente si senta “violato” dalle politiche del social network, nonché una norma che impedisca di monitorare i messaggi privati.

Facebook, dal canto suo, si difende sostenendo che la privacy degli utenti non è stata in alcun modo violata e non sembra temere questa nuova, ennesima accusa: come al solito, siamo curiosi di sapere cosa ne pensate anche voi utenti. Siete preoccupati per la sicurezza dei dati sensibili online, anche alla luce di tutti gli scandali legati all’NSA, o siete del partito “non ho nulla da nascondere“?

Via: AndroidCommunity