glass bistecca

Editoriale: Natale con i Google Glass e altre considerazioni

Nicola Ligas

Durante la pausa natalizia ho avuto modo di partecipare a numerosi pranzi e cene, con amici, parenti, e poi altri amici, e ancora altri parenti. Diversa la location, diversa la compagnia, l’unico elemento comune è sempre stato la presenza dei Google Glass sopra il mio naso, che la platea fossero i giovani amici, o i nonni novantenni.

I Glass sono davvero utili? In realtà Sì.

Cosa ci fai con un paio di Google Glass durante un pranzo di Natale? Senz’altro scatti più foto di quante non ne avresti mai fatte col telefono o tanto più con la macchina fotografica. Può sembrare una gran banalità, ma i comandi vocali, a dispetto del chiacchiericcio generale, ed il più avveniristico scatto con l’occhiolino, hanno sempre funzionato a dovere, anche mentre le mani erano intente ad accaparrarsi l’ultimo cosciotto di pollo, ed il timer si è rivelato utile durante la cottura delle bistecche.

È buffo poi come Google torni sempre a nostro vantaggio durante una conversazione variegata, e come non dover tirare fuori il telefono di tasca per ogni SMS o hangout sia particolarmente comodo in quei momenti in cui ne ricevi ben più del solito, causa classiche catene di auguri. Ho avuto insomma modo di apprezzare di più l’utilità dei Glass, e quelli che ho fatto sono sole esempi banali, perché a dispetto di tutto sono un accessorio davvero utile, che estende la nostra vita digitale ad una dimensione a cui non siamo abituati e che come sempre continua a farti sognare, se pensi a tutti i possibili impieghi che ancora potrebbero avere.

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Il grosso problema dei Google Glass, dal punto di vista del profano, è che sono degli occhiali. Gli occhiali sono degli elementi già comuni nelle nostre vite, praticamente in quelle di ciascuno di noi, anche di chi non li indossi. Lo stesso discorso non valeva all’epoca dell’introduzione dei primi cellulari. Il telefonino è stato un elemento di assoluta novità, che non aveva paragoni con qualcosa di pregresso, fatto salvo il telefono di casa, che comunque era un’altra cosa. Proprio l’elemento stesso di novità era da solo più che sufficiente a rendere il cellulare un accessorio quasi da status symbol, soprattutto all’inizio, quando le pre-pagate non esistevano e i telefonini erano in proporzione ancor più cari di adesso, e assai più brutti ed ingombranti. Il passaggio da feature phone a smartphone è stato pertanto del tutto trasparente, mentre quello che dovranno fare i Google Glass è qualcosa di assai più faticoso.

Il grosso problema dei Glass è che sono degli occhiali

Pensate a John Lennon, Audrey Hepurne, Elvis PresleySteve JobsElthon John, o anche personaggi di fantasia, come Harry Potter o il Morpheus di Matrix: scommettiamo che ve li siete immaginati con un paio di occhiali addosso, o che se doveste vedere una certa montatura in un negozio la assocereste subito ad altrettanti personaggi famosi? La gente entra in un grande magazzino, si mette addosso un paio di Ray Ban, ed in un attimo si sente Tom Cruise prima di una missione in Top Gun: che effetto farebbe all’uomo comune quello di mettersi un paio di Google Glass? Ve lo dico io: si sentirebbe un alienato, nella stragrande maggioranza dei casi.

Parole come “robot” o “Terminator” diventano delle facili ed immediate associazioni d’idee vedendo chi indossa i Glass, anche da parte del pubblico più giovane, che magari li prova per curiosità, ma non si immagina a sua volta un futuro in loro compagnia: glielo si legge negli occhi, o almeno io l’ho fatto, in molte più persone di quante non avrei pensato. Per l’appassionato il discorso è diverso, ma è assurdo pensare ad un simile dispositivo come un gadget per soli geek, sarebbe come snaturarlo, dato che mira ad essere un oggetto quotidiano, come un paio di occhiali per l’appunto.

Certo, questo discorso è in relazione al design attuale, che spesso ripetiamo non sarà quello definitivo: ma sarà poi davvero così diverso? Recentemente Google ha mostrato dei prototipi di Glass da prescrizione, realizzati internamente, che in pratica prendono la stanghetta di destra dei Glass (quella dove c’è il vero “corpo” degli occhiali: batteria, touch e prisma, in sostanza) e la montano su un regolare paio di occhiali. L’effetto è migliore dei classici Glass, ma resta comunque evidente la differenza con gli occhiali normali, resta l’ingombro superiore, e restano le criticità su fragilità, e trasportabilità.

Rochester Optical, ha poi annunciato che a breve venderà delle lenti con prescrizione e/o polarizzate compatibili con la versione 2.0 dei Google Glass: in questo caso non avremo quindi alcun cambio di design e dovremo solo impiegare l’attuale versione con delle lenti da vista o da sole, mantenendo del tutto inalterati i difetti estetici e pratici del modello attuale.

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In un recente editoriale su TechCrunch, l’autore ha espressamente chiesto a Google di abbandonare del tutto il progetto Glass e focalizzarsi su Android. Una presa di posizione forte, sia nei confronti dei Glass, che di Android stesso, che sembra più abbandonato e bisognoso di attenzioni di quanto non sia. Eppure è un punto di vista da non sottovalutare affatto, tanto più perché saranno proprio pareri come questo a condizionare l’andamento degli occhiali di Google.

Un prodotto lo puoi lanciare principalmente sulla base di due fattori: ne fai una moda, o ne fai un’esigenza. I Glass avranno bisogno un po’ di entrambi gli elementi, perché di assolutamente nuovo non fanno niente, ma per certi versi lo fanno meglio, in maniera più immediata e pratica, a seconda delle situazioni. Al contempo dovranno però lottare con una moda pre-costituita, quella degli occhiali, e crearne un’altra a loro volta, quella degli smart glass, e non è affatto detto che la soluzione più “intelligente” sia quella che prevarrà.

Riuscirà Google a rendere i Glass una “commedia di successo”?

Se per adesso Google non ha convinto nemmeno la stampa di settore, come dimostra l’esempio di TechCrunch (e non solo: anche noi abbiamo espresso lodi e scetticismi), prima di pensare a tante lenti variegate o addirittura ad un lancio commerciale, sarà bene che qualcuno nel reparto marketing escogiti un modo per far sì che i Glass diventino una “commedia di successo”, una che può anche non incontrare sempre l’assoluto consenso del pubblico, ma che deve comunque vincere un sacco di premi, in barba magari a quelle piccole produzioni indipendenti anche superiori, ma che non saranno mai altrettanto note e alla moda.

Google ha investito troppo su questo progetto ormai per fare un passo indietro, ed il suo naufragare sarebbe un brutto colpo non solo per l’immagine dell’azienda stessa, ma anche per il segmento smartglass in generale, che rischierebbe di arenarsi anziché decollare, come del resto è in parte successo per gli smartwatch, dove i primi modelli (e in buona parte anche attuali) sono giunti sul mercato troppo incompleti e non hanno contribuito a creare né la moda, né l’esigenza di un simile tipo di accessori, che adesso dovranno risalire la china con molta più fatica, a dispetto anche dell’interesse degli appasionati. Ma quello, purtroppo, da solo non basta.

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