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Equo compenso: l’ombra del rincaro sulla tassa che potrebbe colpire anche smartphone e tablet

Nicola Ligas

Ormai da anni la SIAE detiene una tassa che affligge i supporti di memoria: celebre fu a suo tempo il rincaro ai vari CD, DVD, ecc vergini, per la presunzione di violazione del diritto d’autore che poteva essere fatta con gli stessi, violazione di cui la tassa costituiva una sorta di “preventivo rimborso” (da qui deriverebbe il termine “equo compenso”).

Tale balzello potrebbe però presto subire un rincaro che andrà a colpire smartphone, tablet, PC ed altri dispositivi elettronici dotati di memoria di massa, se passerà un emendamento inserito nella Legge di Stabilità, che vede un pesante rincaro dell’equo compenso:

L’aumento ora deciso sarà del 70 per cento, quindi Siae ne ricaverà 210 milioni di euro all’anno invece dei soliti 80 milioni euro. Sono soldi sottratti all’industria dell’elettronica e quindi alle tasche dei consumatori. Significa che un iPhone 16 GB costerà circa 4 euro in più, poiché la componente dell’equo compenso passerà,  con questo aumento, dagli attuali 90 centesimi a 5,20 euro. Per i tablet si passa dai 3,20 ai 5,20 euro, per i computer da 3,20 a 6 euro.

A dichiarare quanto sopra è Guido Scorza, avvocato ed esperto in materia. L’aumento sarebbe tra l’altro giustificato per adeguarsi alla media europea, escludendo però quei paesi in cui questa tassa non è presente (Spagna e Regno Unito, ad esempio).

La metà delle somme raccolte in questo modo dovrebbe essere destinato “al sostegno delle attività previste dallo statuto” della SIAE, ovvero per borse di studio, e finanziamenti vari nei campi della musica, del cinema, del teatro e della letteratura, gravando però sulle spalle dell’industria dell’elettronica di consumo.

L’emendamento supera tra l’altro le richieste dello stesso Presidente SIAE, Gino Paoli, che proponeva di avviare un tavolo tecnico con tutte le parti interessate, compresa quella tecnologia; tavolo che poi non si è tenuto, arrivando subito a proporre un emendamento che sembra sarà accettato molto facilmente, anche se ancora non è detta l’ultima parola.

Via: La Repubblica