Moto G HDR final

Editoriale: l’entry-level è il nuovo top di gamma

Nicola Ligas -

Ammetto di essere sempre stato un viziato in materia di Android: ho provato diversi smartphone per tutte le tasche, ma quello mio personale è sempre stato il top di gamma del momento, più o meno, a partire dal gemello del Nexus One, chiamato HTC Desire, fino al Nexus 4.

I Nexus attraggono ormai una clientela sempre più eterogenea

Come probabilmente già saprete, non ho personalmente effettuato il passaggio a Nexus 5, ma quello è un argomento sul quale non voglio ritornare: in redazione e tra gli amici, mai come quest’anno c’è stato un plebiscito a favore del googlefonino, che grazie anche alla fama di convenienza che ormai la serie Nexus si porta dietro, è riuscito ad attrarre una clientela sempre più eterogenea, fatta non solo di veri appassionati, ma anche di utenti che volessero ottenere il massimo rapporto qualità/prezzo, provando Android al meglio della sua fluidità, e senza particolari esigenze.

Ho personalmente consigliato Nexus 5 a diverse persone, reduci da esperienze Android pregresse con modelli di fascia media/bassa, che li avevano sempre lasciati un po’ con l’amaro in bocca: perché il telefono dopo un po’ esauriva la memoria interna, perché rallentava, perché la fotocamera era quasi inutile, o perché gli aggiornamenti mai arrivati li relegavano con una versione dell’OS ormai atavica (e se non si fosse capito, parlo anche di Gingerbread, che nel dicembre 2013 siede ancora su circa un quarto di tutti gli Android).

Non fraintendetemi: Android è diventato il primo OS mobile al mondo (oltre l’80%: sono cifre da paura se ci pensate bene!) proprio grazie alla fascia media/bassa, quella che ha permesso a chiunque di avvicinarsi al mondo smartphone. Quelle stesse persone però, nel corso del tempo sono divenute per forza di cose più esigenti, perché è la stessa vita digitale che lo è sempre di più. I servizi aumentano, e gli smartphone sono sempre più messi a dura prova, specialmente quelli già partiti svantaggiati. Ecco quindi che ho voluto tentare un esperimento comprando Moto G, un modello di fascia relativamente bassa, che Motorola vuole spacciare come in grado di rivaleggiare coi grandi.

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Due cose mi hanno colpito fin da subito: anzitutto nessuno aveva indovinato che smartphone avrei preso (avevo lanciato una sorta di contest in merito su Google+), segno che comunque quando si pensa ad Android per un utente che ha “alte esigenze”, come suppongo la gente mi veda, si pensa sempre a modelli di punta o comunque a dispositivi particolari. Inoltre mi sono accorto, con mio relativo stupore, che Motorola non ha tutti i torti nel paragonarlo con modelli più blasonati. Durante la presentazione di Moto G infatti, Dennis Woodside, CEO dell’azienda, aveva espressamente chiamato in causa Samsung, per esaltare le performance del nuovo arrivato, ed ammetto che all’epoca lo avevo anche preso un po’ in giro per questo.

Il punto qui non è stabilire se Moto G sia migliore di un Galaxy S4 o chi per lui: è ovvio che non lo sia! Il punto è che Android finalmente è pronto a convincere davvero anche nella fascia bassa, e Motorola è stata forse la prima azienda a scommettere davvero su questo fatto; ma sarebbe più corretto chiamarla Google, in questo caso.

Moto G offre una fluidità ed una user experience che non presentano più il baratro che c’è stato finora tra dispositivi sub-200 ed over-600 Euro, ed il prossimo mese sarà anche aggiornato a KitKat, probabilmente ben prima della maggior parte degli altri smartphone di Samsung, HTC, Sony, LG, ecc. Non è un caso infatti che Android 4.4 sia stato ottimizzato per dispositivi con 512 MB di RAM: il senso non è tanto di aggiornare i modelli già esistenti, cosa che dipende interamente dalle varie aziende e che Google non può certo forzare in alcun modo; il punto è che d’ora in poi avremo un’armata di androidi sempre più competitiva, anche nella fascia bassa, qualora gli OEM decidano davvero di adottare KitKat anche per i loro entry-level.

Per anni, nei commenti su siti e forum del settore, si leggeva che non ce ne facevamo nulla dell’ennesimo core in più alle CPU o di risoluzioni sempre più elevate e schermi sempre più grandi; adesso è il momento che i fatti dimostrino che tutto ciò è vero. Google ha fatto la sua parte ben due volte: rilasciando una versione di Android pensata esattamente per questo scopo, e facendo realizzare a Motorola uno smartphone che fosse “un po’ uno schiaffo” agli altri produttori in tal senso, come i Nexus lo sono stati in un altro.

I produttori raccoglieranno il guanto di sfida per la fascia bassa?

I top di gamma del momento saranno poi sempre più veloci, belli e definiti, è nella loro natura, ma anche chi non vorrà lasciarci mezzo stipendio sopra potrà comunque godere di un’esperienza Android ottimale, fluida, moderna e magari riscoprire i piccoli piaceri di un’autonomia che superi la giornata con più facilità, rinunciando a quel display sempre più grande, all’ultima fotocamera in commercio e a sensori per captare segnali alieni.  È una sfida che i tanti produttori dovranno raccogliere se vorranno rinsaldare il predominio di Android ovunque, perché avere uno smartphone economico, aggiornato e performante, oggi non solo è possibile, ma è anche dovuto, e gli utenti del robottino ormai hanno tutto il diritto (ed il dovere) di essere esigenti non solo nella fascia alta, ma anche in tutte le altre.

Motorola ha aperto le danze, a suo modo, con un modello senz’altro perfezionabile, ma che costituisce un deciso passo in tal senso: chi raccoglierà il guanto di sfida e arriverà anche dove l’azienda di Google non si è ancora spinta?

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