andy rubin robot

Andy Rubin costruirà androidi. Quelli veri, questa volta!

Nicola Ligas -

Tante chiacchiere hanno seguito l’abbandono da parte di Andy Rubin del progetto Android, avvenuto lo scorso febbraio: “era testardo“, poco collaborativo, e forse voleva per il robottino una direzione diversa da quella voluta da Google; sia quel che sia, Rubin era rimasto, almeno in apparenza, ancora un dipendente di Mountain View, ma fino ad ora non avevamo più avuto notizie di eventuali nuovi progetti in cui fosse coinvolto, tanto da farci pensare più ad un addio che non ad un arrivederci. Almeno fino ad ora, e ci perdonerete se nel titolo dell’articolo abbiamo ironizzato sul termine “android”, ma era proprio inevitabile.

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Sempre con i robot lavorerà il buon Andy, ma non quelli verdi e virtuali, ma proprio quelli concreti, fatti di metallo e bulloni. Se una simile idea provenisse da qualcun altro e da un’azienda diversa da Google, la accoglieremmo con molta più ironia e scetticismo, ma se c’è qualcuno che ha fatto dei “moonshot” il suo scopo di vita, questi sono proprio Page, Brin e Rubin.

Vedetelo pure come un primo passo verso quel futuro immaginato in dozzine di film e libri di fantascienza, tanto che al solo confronto i Glass impallidiscono e si scaricano per la paura (non che ci voglia molto! NdR): da qualsiasi pezzo di carta porti il nome di Asimov, passando per Battlestar Galactica, o per Philip K. Dick, gli esempi di cosa sia un robot sono infiniti, e se Amazon immagina dei droni telecomandati che ci consegnino a casa i suoi pacchi, perché non pensare ancora più in grande, con dei veri e propri automi?

Negli ultimi sei mesi infatti, Google ha silenziosamente acquisito 7 compagnie diverse che operano in vari ambiti della tecnologia, sia in America che in Giappone, il tutto sotto la supervisione di Andy Rubin, che predica pazienza, parlando di una “visione decennale di sviluppo“, per un progetto che ora sembra fantascienza, ma che tecnicamente è più realizzabile di quanto non si pensi. Del resto anche le Google Car che si guidano da sole sembravano tali nel 2009, quando il progetto è stato avviato, ma adesso sono realtà.

Rubin ammette che c’è ancora tanto lavoro di ricerca da fare, sia nel lato hardware che software, ma fattori quali mobilità e movimento di braccia o mani sono già fattibili. Prima di pensare troppo in grande e partire per la tangente della fantascienza, il che è davvero facile in questo caso, un realistico caso d’uso potrebbe essere l’automazione di porzioni del ciclo di vendita di un prodotto, il che copre sia la parte produttiva che la consegna del bene stesso: un corriere robotico insomma, in barba ai puerili droni di Amazon.

Speriamo solo che la fantascienza in questo caso non sia profetica, e che tutto non degeneri come sempre (o quasi) accade in ogni film del genere. (Certo è che se un giorno si presentasse un bugdroid alla mia porta a consegnarmi uno smartphone Android, non sono del tutto sicuro della mia reazione, ma non sarebbe niente di posato e misurato. NdR)

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Via: The New York Times
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