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Editoriale: sul perché i prezzi di Play Movies non sono poi così cari e sull’avvento del formato digitale

Lorenzo Delli -

Scegliere tra il formato digitale e quello fisico è diventato negli ultimi anni uno dei temi più delicati e discussi del mondo tecnologico. L’avvento di Play Movies in Italia ha ovviamente risollevato l’argomento: il Play Store è letteralmente inondato di commenti negativi sulle schede dei film. Purtroppo è successo ciò che già in passato, con l’arrivo di Play Libri, era avvenuto: Google ha introdotto il nuovo servizio concedendo all’utenza di poter valutare i prodotti senza averli effettivamente acquistati (o noleggiati). Questo espediente è purtroppo servito a molti come valvola di sfogo. Moltissime le votazioni a una stella e i commenti (atroci e senza senso, lasciatemelo dire) negativi che ovviamente esulano dal contesto, essendo rivolti al servizio e a i suoi costi e non alla pellicola. Leggendone alcuni si riesce a giustificare meglio la scelta di Google di integrare il sistema di commenti dello store con gli account Google+ degli utenti. Qualche esempio?

Commenti Play Movies Italia

I più divertenti sono probabilmente “Ci mancava solo questo a pagamento” e “Che senso ha spendere 14 euro quando si può trovare gratuitamente su internet?“. Gli stessi commenti si potevano leggere a maggio dello scorso anno nelle varie schede relative ai libri in vendita sul Play Store. La realtà dei fatti è che la società si è abituata da tempo al formato digitale (e lo dimostrano alcuni commenti), ma in pochi vogliono ammetterlo. I nostri computer da anni sono saturi di contenuti digitalizzati. Le applicazioni e i giochi stessi che acquistiamo dal Play Store, da iTunes, dall’Amazon App Shop, sono solo una manciata di byte che non hanno niente di consistente. 

I temi legati al formato digitale sono così tanti che rischiamo anche noi, come i commentatori, di esulare dal contesto di questo articolo. È ovvio che tale reazione è dovuta ai prezzi proposti da Google per il noleggio e l’acquisto dei film presenti sul Play Store. Cerchiamo quindi di compiere in primis un’analisi numerica sui costi, effettuando un paragone con i prezzi proposti dal Play Store in Italia, dal Play Store negli Stati Uniti e da iTunes di Apple, insieme anche ai prezzi per l’acquisto del supporto fisico su Amazon (che talvolta comprende anche il formato digitale).

La seguente tabella propone i prezzi per il noleggio (se previsto) e l’acquisto della versione SD, ovvero la Standard Definition, e della versione HD, High Definition. I prezzi di Amazon fanno invece riferimento alle versioni in formato blu-ray dei film.

Play Movies (ITA) Play Movies (USA) iTunes (ITA) Amazon
(blu-ray)
Lo Hobbit 9,99€ HD 14,99$ HD 9,99€ SD
10,99€ HD
 11,49€ (+E-copy)
Pacific Rim 13,99€ SD
16,99€ HD
 3,99$/14,99$ SD 4,99$/16,99$ HD 10,99€ SD
12,99€ HD
18,62€
World War Z 3,99€/13,99€ SD 4,99€/16,99€ HD  3,99$/14,99$ SD 4,99$/16,99$ HD 3,99€/13,99€ SD 4,99€/16,99€ HD  17,28€
Cattivissimo Me  9,99€ SD
11,99€ HD
2,99$/9,99$ SD 3,99$/11,99 HD 7,99€ SD
11,99€ HD
14,63€
 I Croods  3,99€/8,99€ SD 4,99€/9,99€ HD  4,99$/12,99$ HD  3,99€/8,99€ SD 4,99€/9,99€ HD  18,21€
After Earth 3,99€/13,99€ SD 4,99€/16,99€ HD  3,99$/12,99$ SD 4,99$/16,99$ HD 3,99€/13,99€ SD 4,99€/16,99€ HD 17,73€

Tralasciando il cambio euro/dollaro che, come nel caso del Nexus 5, è stato effettuato con un rapporto 1 a 1, dalla tabella si evince come prima cosa che i prezzi di Google sono molto simili a quelli proposti da Apple sul proprio store virtuale. Inoltre i prezzi italiani in certi casi non si discostano molto da quelli statunitensi, anzi: nel caso de Lo Hobbit, ad esempio, il prezzo italiano risulta inferiore anche effettuando il cambio di valuta. Inutile eleggere un vincitore: la tabella, per trarre delle conclusioni, dovrebbe essere molto più vasta, ma ci siamo limitati a riunire qualche titolo giusto per fornirvi un rapido confronto. Bisogna ammettere però che pagando 17€ un film in HD ci si aspetta che sia ad esempio possibile selezionare la lingua originale e, più che altro, che sia effettivamente possibile visionarlo in alta definizione su tutti i dispositivi e non solo sui Nexus (come vi abbiamo mostrato nella nostra prova). Il ragionamento sul prezzo va però anche improntato sulla data di uscita del film: se volete acquistare un film più recente, il supporto fisico risulta essere molto più caro, arrivando a costare anche 20/25€. Non scordiamoci che troviamo film in SD (standard definition non significa qualità scadente, sia chiaro) anche a 7,99€

Il prezzo italiano de Lo Hobbit risulta inferiore a quello statunitense

Ovvio però che la versione in blu-ray dei film costi leggermente di più (tralasciando le spese di spedizione tra l’altro) ed è ovvio anche pensare che un utente preferisca di gran lunga avere tra le mani un formato fisico, visti poi alcuni dei difetti presenti nel servizio di Google. Ma prima di trarre questa conclusione proviamo a fare un salto nel passato e cerchiamo di calarci nei panni di chi possedeva una vasta videoteca composta principalmente da videocassette, che tra l’altro hanno costituito uno dei primi mezzi per il diffondersi della pirateria.

Sempre nei panni di uno di questi collezionisti, immaginiamoci nell’anno 1995, ovvero il periodo in cui i primi DVD hanno timidamente fatto il loro ingresso nel mercato mondiale. Lentamente vengono messi in commercio i primi lettori domestici per questa tipologia di dischi, ma anche dispositivi che in combinazione vantano sia l’ingresso per le videocassette sia per i nuovi supporti di tipo ottico. La vostra videoteca per il momento è salva, ma facciamo un altro piccolo salto nel tempo: anno 2002. Sony propone al mondo i blu-ray disc, un nuovo supporto ottico evoluzione dei giovani DVD. In quest’ultimo decennio i due supporti ottici hanno completamente soppiantato le povere videocassette. Trovare un videoregistratore in un grande centro commerciale è diventato praticamente impossibile e bisogna di fatto per forza affidarsi agli acquisti online (altro grosso scoglio che le generazioni passate non riescono a superare) per trovarne uno. Trovare invece film più recenti in VHS è decisamente impossibile.

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La vostra collezione è a rischio: se il vostro vecchio videoregistratore si rompe iniziano ad essere guai. Lo stesso tipo di disagio verrà provato a breve da coloro che possono vantare una vasta cineteca di film in DVD. E quelli che invece acquistano film in blu-ray? Stesso identico destino. Anzi: pensate che alcuni “vecchi” lettori blu-ray non riescono a leggere quelli più recenti.

Ma questa piccola parentesi storica non finisce qui: ci sono altre date piuttosto importanti da considerare per trarre le giuste conclusioni. Settembre 2003: Valve lancia il servizio di distribuzione digitale Steam, per l’acquisto di videogiochi per PC dotati di sistema operativo Windows e, successivamente, anche per i Mac di Apple e per sistemi Linux. Ultima data: novembre 2013. Blockbuster, il famoso servizio di noleggio e acquisto di film e videogiochi, chiude ufficialmente i battenti.

Vi sarebbero altre date sensibili ma possiamo farci bastare queste, visto che dobbiamo cercare di concentrarci su Play Movies e quindi sul commercio cinematografico. Il servizio di Google è il futuro. Rischio però di essere frainteso: non è tanto il servizio di Google in sé, quanto il metodo di vendita e di noleggio a costituire il futuro della diffusione di contenuti cinematografici. Il formato digitale dimostra una praticità che gli altri supporti non potranno mai vantare, a partire dalla possibilità di avere sempre con sé la propria videoteca. La stessa cosa vale per la musica e per i libri. E Steam non è stato citato a caso: quanti videogiocatori hanno acquistato giochi al day-one pagandoli anche 50 euro? Sono da considerarsi poco intelligenti, o più furbi degli altri? La chiusura poi di un servizio come Blockbuster non fa altro che rendere ancora più utili le proposte di noleggio film di Google. E che i clienti Sky non mi vengano a dire che il noleggio tramite Sky Primafila costi meno: vi ricordate del canone che ogni mese versate nelle tasche di un certo signor Murdoch?

Se dovessi puntare sulla durata in commercio dei blu-ray, che hanno già accumulato quasi 11 anni di storia, o sulla durata dei server di Big G che ospitano i film in vendita sul Play Store, non esiterei un istante a scommettere tutto su quest’ultimo. A meno che Google non fallisca, investire 9 o più euro in un film digitale è molto più sicuro che investire la stessa cifra in un supporto ottico che entro breve verrà soppiantato.

play magazines sample

Qualcuno di voi potrebbe obbiettare: “Sono tutte chiacchiere, tu quanti film hai acquistato su Play Movies?”. La risposta al momento è “Zero!”. Negli ultimi mesi mi sono prima abituato all’idea di acquistare solo libri in formato digitale, sfruttando ovviamente il servizio di Google che mi permette tranquillamente di condividere i miei acquisti in famiglia con un solo account. Poi qualche settimana fa la decisione di abbonarsi a Music Unlimited, un’altra di quelle comodità mostruose (anch’essa non esente da difetti) a cui, una volta fatta l’abitudine, non si può proprio fare a meno. E dopo poco arriva anche Play Movies: e se vi dicessi che colleziono blu-ray (ne ho circa un centinaio)?

Nonostante ciò, rimango fermamente convinto di quanto detto finora: il formato digitale rappresenta il futuro e tutti quegli utenti che abbiamo visto all’inizio commentare così selvaggiamente i prezzi proposti da Google, entro breve si convertiranno a questa tendenza. E presto vedremo anche l’introduzione di Play Magazines. Anche in questo caso non si tratta di una novità. Come Music Unlimited era stato anticipato da Spotify e come Play Movies era stato anticipato in Italia da Sony Video Unlimited o da Samsung Video Hub, anche Play Magazines in Italia è stato anticipato da Zinio (da cui, vi ricordiamo, potete acquistare anche Android Magazine) o da Ultima Kiosk, tanto per fare un paio di esempi.

Il formato digitale potrà mai sostituire il piacere di sfogliare un libro fresco di stampa, un quotidiano o un mensile? No. O la soddisfazione di acquistare un LP o un CD del proprio artista preferito? La risposta è ancora no. E la sensazione di appagamento che si  proverebbe osservando in casa propria l’ultimo cofanetto blu-ray Adamantium Collection degli X-Men? Di nuovo no. Ma non posso fare a meno di intravedere il futuro nell’introduzione di questi servizi. Pensate alle prossime generazioni: nemmeno si renderanno conto di questa transizione, e posti di fronte alla scelta di uno dei due supporti, la decisione ricadrebbe sicuramente su quello digitale.

Pensate all’impatto ambientale per la produzione e la vendita di un blu-ray

Pensate poi l’impatto ambientale che si ha per la produzione e la vendita di un film in blu-ray o in DVD. Bisogna produrre il disco; stampare l’immagine rappresentativa del film sul disco stesso; costruire la scatola in plastica dotata anche di un ulteriore supporto in plastica trasparente per l’inserimento della copertina cartacea; stampare tale copertina; stampare anche un cartoncino (inutile) che spesso viene inserito nel prodotto finale.

Finito qui? No: bisogna produrre anche la plastichina che ricopre la confezione e spedire via il prodotto finito. Non che il formato digitale sia esente dall’uso di risorse energetiche, ma non ci vuole un matematico né un fisico per capire che comunque lo spreco è minore. Questa giustificazione potrebbe sembrare anche “perbenista“, ma va comunque considerata nel ragionamento complessivo per trarre le giuste conclusioni.

Play Movies non è perfetto: la nostra prova ne ha evidenziato i difetti ed il servizio deve senz’altro migliorare. Non vi sto dicendo, con questo editoriale, che dovete iniziare immediatamente a sfruttarlo e cercare di abbandonare qualsiasi tipo di supporto fisico utilizziate; già avervi messo la pulce nell’orecchio però sarebbe una discreta soddisfazione. Credo di aver argomentato a sufficienza la questione: ora sta a voi, nei commenti, esprimerci le vostre impressioni e l’idea che vi siete fatti su quello che sarà il futuro della distribuzione, che sia essa musicale, videoludica, cartacea o cinematografica.