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Editoriale: del perché non ho comprato il Nexus 5, e del perché Android 4.4 è un po’ un passo indietro

Nicola Ligas -

Nexus 5 e Android 4.4 sono finalmente realtà (dopo mille voci contraddittorie), presentati “di nascosto” la sera del 31 ottobre, senza alcun evento, e senza nemmeno un annuncio preliminare, col mondo tecnologico che non faceva altro che chiedersi se sarebbe arrivato il dolcetto o lo scherzetto. È stata una cosa assai strana: lo smartphone Nexus è sempre uno dei dispositivi più desiderati dell’anno, e di Android 4.4 KitKat (o Key Lime Pie, se siete nostalgici) si sentiva parlare da un anno e mezzo.

Questo non ha condizionato minimamente il mio giudizio in merito (salvo aver odiato il continuo “filtro rumor” da applicare a ogni notizia in merito degli ultimi due mesi), ma serve a darvi la misura di come, nonostante la lunga attesa, si tratti in fondo di prodotti in parte anomali, anche per Google.

Nexus 5: è buono qui, è buono qui

La memoria non espandibile è un problema per molti; non per me Non ascolto moltissima musica in mobilità, e sullo smartphone gioco poco e niente, quindi non ho particolari esigenze di spazio. A dispetto poi del fatto che mi piaccia fare foto, sono un fotografo terribile: è inutile che mi diate una 200 megapixel, o qualcosa di simile; meglio allora le “funzioni magiche” a-la-Google+ / Snapseed, che riescono a migliorare un’immagine dal niente, quindi mi sta bene anche la fotocamera da 8 megapixel. La batteria da 2.300 mAh, per quanto sia frustrante, soprattutto in paragone col G2, non è comunque così fuori scala rispetto alla concorrenza, e dovrebbe riuscire a portarci a sera o giù di lì (almeno in teoria, capirete che non c’è stato molto tempo per dimostrarlo).

Il punto su questo Nexus 5 (e lo dico prima ancora di averlo mai toccato, quindi sia chiaro che questa non è una “recensione”) è che non aggiunge nulla di particolare all’esperienza che già ho col Nexus 4, sotto nessun punto di vista. In barba alla “insanely great camerapredicata da Gundotra, o al focus su resistenza e batteria voluto da Page, il nuovo modello nato dalla collaborazione di Google ed LG non ha particolari frecce al suo arco.

Le due aziende hanno probabilmente imparato la lezione dello scorso anno, differenziando maggiormente il Nexus dal suo “ipotetico gemello”, che ad oggi si chiama G2, e che sulla carta vanta un display un po’ più grande, fotocamera a maggiore risoluzione e batteria più capiente, oltre a scelte completamente diverse in merito a design e materiali. Ciò giustifica maggiormente la differenza di costo tra i due, ma sia chiaro che Nexus 5 rimane imbattibile nel prezzo di partenza; questo non fa però di lui un prodotto innovativo: senz’altro è un punto d’ingresso “stellare” nel mondo del robottino, ma non sono sicuro che possa definirsi l’equivalente per Android di ciò che iPhone 5S è per Apple.

I Nexus sono cresciuti in molti modi nel corso del tempo, ciascuno portando qualcosa di diverso rispetto al precedente modello, e non solo nell’ovvio senso tecnico: tralasciando il capostipite, Nexus S ha introdotto NFC; Galaxy Nexus aveva un design curvo, rimasto particolare anche tutt’oggi ed uno schermo ad alta risoluzioneNexus 4 ha rispolverato materiali e prezzo aggressivo; e Nexus 5? Il prezzo è rimasto sì competitivo, ma questa è solo una ripetizione, i materiali sono “scaduti”, e tutto il resto è solo il logico upgrade del modello precedente, un anno dopo.

Preso a sé stante è e rimane “un affare”; inserito in un contesto più ampio fatico un po’ a vedere una logica di ampio respiro che mi aspettavo portasse ad un progressivo consolidamento del marchio Nexus, anche al di fuori della cerchia di appassionati. Mi è parso che Google abbia voluto consolidare, piuttosto che osare, il che di suo non è necessariamente un male in generale, ma in questo caso rinvia comunque il tutto ad un ipotetico futuro.

Android 4.4: icone, colori e altre incongruenze

Che si chiami KitKat o Key Lime Pie è solo un fatto anagrafico, il punto è che dalla release K ci si aspettava molto, ma poco è invece arrivato, almeno per il grande pubblico. A livello grafico abbiamo fatto passi indietro fino ai tempi di Gingerbread, in parte, e in quanto a funzionalità non farete con KitKat cose inimmaginabili con Jelly Bean. Ma andiamo con ordine.

A sinistra le icone in Android KitKat, a destra in Jelly Bean

Screenshot_2013-11-03-01-36-03Le icone in KitKat sono grandi. Molto grandi.

L’app drawer qui a fianco (clic per ingrandire) sembra quello del telefono di mia nonna, di quelli con i pulsanti grandi per le persone anziane. L’immagine qui sopra mostra alcune icone prese dal drawer del Nexus 4 prima e dopo l’aggiornamento a KitKat e non è stata alterata in alcun modo: le icone sono alla stessa risoluzione dei rispettivi app drawer, e la differenza è evidente (e sullo smartphone lo è ancora di più). Spero tanto che lo aggiustino nella versione definitiva, perché così è un pugno in un occhio.

L’incongruenza tra le icone di Android, sia per forma che dimensione, è a maggior ragione evidente e fastidiosa adesso che sono ingrandite, per non parlare del fatto che ora non c’è più nemmeno uniformità di colore, con “Impostazioni” e “Impostazioni Google” che si tingono di grigio, in barba a tutto il resto.

A lungo si era anche parlato di possibili temi grafici per questa release, poi non introdotti, ma giunti comunque sotto forma di cambiamenti evidenti: in effetti devo dire che la trasparenza di NavBar e Status Bar è una gran bella cosa, specialmente su un Nexus, che vede così meno spazio sacrificato in home a causa delle due rispettive bande nere (e ancor di meno ne vedrà grazie all’implementazione del full screen per giochi, video e libri). Anche in questo caso però ci sono delle (volute) inconsistenze, come il colore delle icone nella status bar, che è bianco quando questa è trasparente, e diventa grigio in caso contrario; e lo stesso identico discorso vale per la NavBar. Ah, e sempre riguardo le icone di stato: non ci sono più le frecce a indicare il transito dati, ne via Wi-Fi né con rete mobile; la cosa “comica” è che se andate nei quick setting, i rispettivi tile sono invece animati correttamente, con le freccine al lato che indicano il traffico dati.

icone status bar

L’app drawer poi è tornato indietro ai tempi di Gingerbread, se mi concedete l’eccesso: solo app (giganti, l’ho già detto) e nient’altro; non un link, non un menu, non una opzione, nulla. Dovremo trovare un punto vuoto nella home per riuscire ad arrivare alla nuova schermata di selezione sfondi, widget e impostazioni (cosa non sempre banale, dato che non esiste un menu per richiamare questa azione e una nuova schermata home viene creata, e viceversa cancellata, solo se abbiamo effettivamente qualcosa da metterci). Ovviamente poi, la schermata per i widget è esattamente la stessa che trovavamo prima nel drawer: vantaggiosa per le anteprime, ma lentissima da scorrere nel caso abbiate tanti widget installati; se proprio si voleva cambiare qualcosa, magari un pensierino in tal senso poteva non guastare.

Sono stato un po’ severo nella descrizione, ma il punto è, ancora una volta, che non vedo quel disegno generale che vorrei: guardando ora KitKat si accentua quella sensazione, già provata in precedenza, che alcune cose in passato (e magari anche oggi) siano state buttate un po’ lì, tanto per vedere come sarebbero andate. Ve l’ho detto che i widget nel lock screen sono disabilitati di default? Dovrete andare in impostazioni -> sicurezza a ripescare l’opzione per abilitarli.

Ma parliamo un attimo anche delle app. Hangouts ingloba gli SMS, il che è bene, ma non aspettatevi comunque che le conversazioni siano tutte unificate: i messaggi scambiati via SMS sono separati da quelli che utilizzano il protocollo di Hangouts, col risultato che se comunicate spesso con la stessa persona usando entrambi i mezzi, avrete in pratica due filoni di discussione distinti. Qualcuno dirà che è un bene, a qualcun altro non piacerà; io avrei voluto quantomeno poter scegliere.

E se la messaggistica (in parte) unisce, le foto dividono: quando qualche giorno fa sono state presentate le novità di Google+, mi ero illuso che Google avesse mostrato anche la nuova galleria di Android 4.4, invece così non è stato. Photos è la galleria di Google+, separata dalla Galleria AOSP, ancora presente nel sistema, e anzi arricchitasi di un editor potenziato (vedi video qui sotto), e infine abbiamo Snapseed. Avevo sempre pensato che quest’ultimo sarebbe stato il candidato ideale a divenire una futura galleria completa, ma per il momento abbiamo 3 app separare con funzioni in parte comuni e in parte no, ma comunque tutte dedicate alle foto.

In barba insomma alle mie speranze di un Android sempre più “puro” e con un maggior numero di app presenti nel Play Store, non sembrano esserci novità, per adesso, nemmeno in quel senso. Sia chiaro poi, Android KitKat ha portato tante cose anche “sotto il cofano” e per un controllo completo di quanto c’è di nuovo, vi invito a leggere gli articoli che vi lascio qui sotto. Il concetto che volevo esprimere qui è un altro, e penso che sia ormai abbastanza chiaro. In ogni caso lo spazio dei commenti è come sempre aperto anche, e soprattutto, alle critiche e alle osservazioni.

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