7.0

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Trouserheart: c’è chi sale al trono pieno di ricchezze e chi non ha nemmeno i pantaloni [Recensione]

Giorgio Palmieri

trouserheart iconL’abito non fa il monaco, quindi se un re non portasse i pantaloni non dovrebbe essere un problema. Non dovrebbe, in teoria, ma in verità lo stesso proverbio in tedesco è completamente l’opposto di quello italiano. “Kleider machen Leute” ossia l’italianizzato “vesti un bastone e ti parrà un signore”, a sottolineare il fatto che, letteralmente, l’apparenza (e la prima impressione) è a suo modo importante (d’altronde, ce lo ricorda anche Google sul suo social network al momento dell’iscrizione). Tutto ciò è ampiamente opinabile, la conclusione e la verità le lasciamo a voi, ma a scanso di equivoci recupereremo quei pantaloni che il re purtroppo ha smarrito, anche perché non è propriamente un bello spettacolo da vedere. Di cosa stiamo parlando? Di Trouserheart, titolo di 10tons che punta a snellire quella che è la struttura degli hack & slash, proponendo un modello adatto alle piattaforme mobile (come l’ultima fatica di Hexage, Reaper). L’ennesimo clone di Diablo o qualcosa di diverso? Scopriamo insieme il mondo del re dai sexy-boxer.

8.0

Giocabilità

I goblin cercheranno di rubare il vostro equipaggiamento.

Il gameplay di Trouserheart è tutt’altro che peculiare

I mostri hanno rubato i pantaloni del re Trouserheart, e il nostro obiettivo sarà quello di recuperarli. O rly? Dopo una simpatica cutscene che vi illustrerà l’accaduto, prenderemo il comando del re stesso. Il gameplay di Trouserheart è tutt’altro che peculiare: si tratta di un semplice hack & slash, con stick virtuale dedicato al movimento e un pulsante posto nella parte destra dello schermo rivolto all’attacco. Non c’è null’altro da sapere, in quanto non esiste nessun inventario o mossa speciale. Nonostante la semplicità del sistema di controllo, abbiamo notato una certa macchinosità nei movimenti, problema in parte risolvibile attivando l’opzione “Floating Controls” dal menù. La struttura si snoda in livelli sezionati in piccole stanze, ed ognuna di queste sarà farcita con mostri di vario tipo: si va dai classici goblin fino ad arrivare ad energumeni armati di spade e scettri. La varietà non è poi molta, ma ogni cattivone è ben caratterizzato sia dal punto di vista stilistico che di gameplay. Una volta sgombrata la zona, si passerà a quella successiva, fino a quella finale con boss fight annessa.

I potenziamenti acquisibili spendendo le monete.

Sconfiggendo i mostri o aprendo i vari scrigni si otterranno monete utili a potenziare l’equipaggiamento del nostro simpatico re: la corona per aumentare la percentuale di oro raccolto durante i livelli; gli spallacci per incrementare la quantità di cuori; lo scudo per far salire la probabilità di parare un colpo e, infine, la spada, per aumentare il danno della spada. Questi si modificheranno esteticamente solo dopo aver raggiunto un certo numero di potenziamenti. La profondità di gioco è intenzionalmente ridotta all’osso, ma questo obiettivo di rendere minimale e accessibile la struttura di gioco si è rivelato essere un’arma a doppio taglio: da una parte è una scelta intelligente mirata a valorizzare l’opportunità offerta dal mobile gaming, ossia quella del mordi e fuggi, dall’altra, però, snellisce di troppo l’offerta contenutistica.

6.0

Contenuti

Occhio al tornado!

La varietà in termini di level design lascia a desiderare

Dieci i livelli che compongono i contenuti di Trouserheart, e una l’ora richiesta per completare l’avventura. La varietà in termini di level design lascia a desiderare, così come le boss fight, fin troppo semplici e banali (fatta eccezione per l’ultima, davvero epica). C’è da ammettere, però, che durante tutto il corso del gioco non ci siamo annoiati nemmeno per un attimo nonostante la ripetitività di fondo, ma anzi, eravamo perennemente immersi nel mondo variopinto di Trouserheart. Nella sostanza però pecca, perché alla fine le stanze si differenziano di poco l’un l’altra. Oltre alla consueta difficoltà difficile, che poi non cambia di molto le carte in tavola, è possibile scegliere la modalità perma-death dove, una volta esauriti i cuori, vi cancellerà la partita e dovrete ricominciare tutto dall’inizio. L’assenza di rigiocabilità data dalla scarsità di obiettivi secondari e collezionabili, poi, non fa altro che penalizzare ulteriormente l’offerta del titolo di 10tons.

8.0

Comparto Audiovisivo

Le battaglie contro i boss risultano eccessivamente striminzite, in quanto i pattern di questi sono pressoché identici a quelli dei semplici mostri.

Curioso lo stile adottato per Trouserheart, che richiama alcune produzioni del passato (si nota una certa affinità con Torchlight di Runic Games) e lo condisce con colori sgargianti e una modellazione poligonale volutamente spigolosa, piuttosto piacevole da guardare. Simpatico anche il lato sonoro, coadiuvato da una campionatura di suoni accettabile (spassosissima la risata del re).

7.0

Prezzo

Prima di passare alla prossima zona, bisognerà sgomberare il cancello tramite una sorta di missione in stile survival.

Trouserheart è disponibile sul Play Store al costo di 1,99€, un prezzo tutto sommato discreto, ma che potrebbe non soddisfare a pieno il palato di una buona parte di gamer a causa di un’offerta ludica un po’ gracile. Assenti gli acquisti in-app, che di questi tempi è una rarità.

7.0

Giudizio Finale

Trouserheart ci ricorda che, in fondo, i videogiochi sono stati creati principalmente per divertire. Non c’è nessuna attesa, nessun acquisto in-app, neppure un dialogo o dei personaggi secondari, uno shop o un inventario, insomma, il titolo di 10tons è tanto semplice quanto striminzito, forse un po’ troppo. Il potenziale c’è e si sente, la struttura si adatta alla grande sulle piattaforme mobile, peccato che la formula non sia stata sfruttata a pieno dagli sviluppatori, che comunque sono riusciti a proporre una produzione dal divertimento genuino, ma eccessivamente breve.

 

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