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L’ombra del pagamento incombe nei termini di utilizzo degli URL personalizzati di Google+

Nicola Ligas -

Abbiamo visto un paio di ore fa come Google abbia esteso anche in Italia la possibilità di avere un URL personalizzato per il proprio profilo di Google+, ma come notato anche da alcuni di voi nei commenti, potrebbe non essere proprio tutt’oro quel che luccica.

Leggendone infatti i termini di utilizzo, apprendiamo anzitutto che Google può revocare l’URL personalizzato in qualsiasi momento e senza preavviso. Sebbene sia una “minaccia” generica e in parte legittima, dovuta anche giustamente per arrogarsi il diritto di rimuovere URL inappropriati, dall’altra sarebbe stato senz’altro più gradito inserire clausole maggiori, anziché arrogarsi un simile diritto a prescindere nei confronti di chiunque.

Le cose non proseguono meglio in seguito, quando Google ci avverte che il servizio ora è gratuito, ma potrebbe diventare a pagamento. L’utente sarà ovviamente avvisato, e nulla gli verrà addebitato senza il suo consenso, ma non è questo il punto. Che ne sarà dell’URL una volta “liberata”, qualora non volessimo pagare? E cosa accadrebbe nel caso in cui qualcuno pagasse per registrare una URL “famosa”? Succederà come con i domini internet, ovvero assisteremo alla compravendita di quelli più noti? Ci vorrebbe senz’altro una regolamentazione maggiore, trattandosi comunque di nomi personali, ma al momento di questo non sembra esserci traccia. Non ci resta quindi che aspettare il futuro ed eventuale pagamento per scoprirlo, ma non staremo certo qui ad attenderlo ardentemente.