2013-10-24 10.34.07

I’m Watch, il team dietro l’orologio

Roberto Orgiu

Durante il DroidCon di Londra, abbiamo avuto modo di passare parecchio tempo con il team di I’m Watch, in particolare con Sebastiano Poggi (nella foto in apertura), uno degli sviluppatori di punta di questo progetto, emblema del made in Italy.

Durante la giornata, Sebastiano ci ha spiegato le origini, le caratteristiche e l’esperienza che ha portato alla creazione di uno degli smartwatch più completi del panorama Android.

I’m Watch, la nostra recensione.

I’m Watch è nato nel 2011, anche se ha visto la luce solo durante il CES 2012, dove ha vinto un Innovation Award. L’ecosistema I’m Watch è però molto più di quanto possa apparire: basato su Android 1.6, I’m Droid è il motore portante di questo progetto ed è una versione customizzata del sistema di Google, con la peculiarità non indifferente di aver incorporate tutte quelle tecnologie implementate solo successivamente dagli ingegneri di Mountain View grazie ad un gran lavoro di backporting effettuato da Sebastiano e i suoi colleghi.

Ma non è tutto qui: qualcosa che passa in sordina è, ad esempio, I’m Cloud, il servizio di sincronizzazione implementato in questo ambiente e che permette di gestire le configurazioni di tutte le applicazioni installate.

A disposizione degli sviluppatori ci sono quindi diversi backporting e API proprie di I’m Droid, presentati in un comodo portale e mantenuti di pari passo con il sistema.

Parlando dei rumor inerenti un Nexus Watch, nessuno dei ragazzi si è sbilanciato troppo: l’inserimento sul mercato di un prodotto a marchio Google o Apple è un pericolo oggettivo, anche se sposterebbero indubbiamente l’attenzione verso un settore che nessun colosso è riuscito con successo ad invadere.

Un aneddoto divertente? Durante le nostre chiacchierate, seduti ad un tavolo riservato ad un gruppo che non si era presentato, un ragazzo si è avvicinato a chiedere informazioni sul prodotto che quel gruppo avrebbe dovuto presentare, nonostante il ben evidente logo che campeggiava sulla maglia di Sebastiano. Umorismo inglese?