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Google brevetta lo smartphone sensibile alla pressione

Nicola Ligas

Come ogni volta che guardiamo ad un nuovo brevetto, è impossibile dire se e quando si tradurrà in qualcosa di concreto, ma è comunque interessante poter intuire in che direzione le varie aziende stiano indagando, soprattutto se l’azienda in questione si chiama Google.

L’argomento in questo caso è il modo in cui controlliamo il nostro smartphone: LG pone i tasti sul retro, Oppo ci mette invece un touchpad; Google amplia in parte il concetto con l’uso della “pressione” opportunamente applicata, che può sortire effetti diversi a seconda dell’app in esecuzione.

Come vedete dall’ampia immagine di apertura, che in questo caso dice più di mille parole, ci sono varie gesture (se così le possiamo chiamare) che è possibile compiere stringendo il proprio telefono in mano, che vanno dalla pressione in punti specifici allo sfregamento sui lati in direzioni opposte o anche la “distensione” (esagerata nell’ultima illustrazione). A ciascuno di essi sono associati vari effetti, principalmente di scrolling e zoom, a seconda dell’applicazione che stiamo utilizzando.

Le porte sono quindi aperte anche ad utilizzi più complessi, che vanno oltre il riconoscimento della compressione: forze di tensione, di taglio, di rotazione e di altro tipo; una volta implementato il concetto, estenderlo è solo la naturale evoluzione.

Si tratta per certi versi di un brevetto più hardware che software (quest’ultimo dovrà tramutare l’azione in reazione), volto a risolvere il problema di utilizzo con una mano sola, sempre più pressante, date le mai troppo contenute dimensioni dei nostri telefoni. Come dicevamo in apertura comunque, un conto è l’idea, un altro la realizzazione. Se volete vederne ulteriori illustrazioni, cliccate pure sul link alla fonte, dato che, come richiesto dal regolamento di Patent Bolt, ne possiamo pubblicare una sola.

Fonte: Patent Bolt
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