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BlackBerry, Nokia e Samsung: quanta scelta hanno le aziende?

Roberto Orgiu

Samsung è senza ombra di dubbio uno dei protagonisti indiscussi delle nostre pagine, ma noi parliamo quasi sempre del settore customer perché, purtroppo o per fortuna, Google non è ancora realmente competitiva in ambiente business, dominato da Microsoft e BlackBerry.

Perché parlare dell’azienda coreana quindi? La risposta è semplice: da pochi giorni Samsung si è decisa a far spuntare il suo Knox, in contrapposizione al Workspace di BlackBerry. Gli accordi con il software di Mobile Device Management anglofono AirWatch aggiungono agli smartphone coreani una risorsa su cui far leva nella concorrenza all’ultimo BES 10, ma è davvero abbastanza?

A mio personale, opinabile parere, no, soprattutto alla luce delle ultime e pesanti considerazioni da parte di Gartner (la risposta di BlackBerry a questi analisti è più preoccupante che non rassicurante), che spinge le aziende sostenute dalla tecnologia canadese a volare verso altri lidi. Si potrebbe e si dovrebbe fare di più, per conquistare un mercato reticente come quello business: il momento propizio è ora, durante quello che appare a tutti gli effetti un cambio di generazione.

Analizziamo la situazione: BlackBerry domina il mercato della telefonia business. Ma naviga in cattive, anzi pessime, acque ed è stata recentemente venduta a meno di 9$ per azione, con un ribasso di oltre 140$ da pochi anni a questa parte. Per quanto il sistema sia stabile, reattivo e affidabile, l’azienda canadese sta scontando gli anni di chiusura e selettività che l’hanno resa lo status symbol che è oggi. Questo, purtroppo, è innegabile. E devo dire che apprezzo davvero molto il lavoro che è stato fatto nella divisione tra Personal e Workspace dell’intero BlackBerry OS ma, sia come hardware, sia come community, questi dispositivi sono troppo indietro per poter recuperare senza un colpo di genio. In definitiva, tra Workspace e Knox, propenderei per Samsung, sebbene il mio amore per la TouchWiz non si possa esattamente definire tale e non ho ancora realmente avuto modo di testare questo nuovo ambiente.

Passiamo al secondo punto, che chiamo NokiaSoft per simpatia: non sono stato entusiasta dell’acquisizione del produttore finlandese da parte di Microsoft (anche io speravo in un Droid Lumia o meglio un Nexus Lumia, ad essere onesto) ma ci ho visto quel guizzo di originalità che ti aspetti da Apple, più che da Microsoft, anche se è quest’ultima ad avere una posizione di quasi monopolio nel mercato aziendale: basti pensare che per troppe aziende lo standard è ancora Internet Explorer, che comunque, con i prodotti della casa di Bill Gates funziona (molto probabilmente solo con quelli, ma non si dice): appena entriamo in un’azienda medio-grande che non si occupi solamente di informatica (vogliamo ben sperare che quest’ultime si affidino anche ad altri sistemi, conoscendoli) notiamo subito che faremo il login su una macchina con Microsoft Windows 7, controlleremo la posta con Microsoft Outlook, che sarà connesso (molto probabilmente) ad uno o più sistemi Microsoft Exchange, scaricheremo documenti da Microsoft SharePoint (che girerà su una versione di Microsoft Windows Server Edition) e li modificheremo con Microsoft Office. In aggiunta, la stessa azienda ci fornisce almeno due sistemi di comunicazione che possiamo anche combinare tra loro: Lync e Skype, disponibili per le tre maggiori piattaforme (Android, iOS e naturalmente Windows Phone), in un’ottica di dominio assoluto. Aggiungiamo inoltre che Nokia ha già pronto il suo personale MDM per i propri Lumia e direi che l’offerta per il settore Business è pronta: cosa c’è di meglio di un unico ambiente, perfettamente integrato, sul quale puoi lavorare, leggere le mail e chattare con i tuoi colleghi senza doverti preoccupare di imparare ad usare diversi programmi? Non questioniamo sull’effettiva bontà dei sistemi, non è il target di questo editoriale, nel quale sto cercando di riassumere a grandi linee la situazione per come la vedo io.

Passiamo alla mela morsicata, che non avrà sistemi di grossa entità ma di sicuro è molto presente con i suoi iPad, ancora oggi lo standard con cui ogni tablet si deve confrontare: non possiamo certo dire che i dispositivi in questione siano economici o potenti (almeno sulla carta) quanto i tablet di Google, ma è innegabile che l’esperienza utente fornita dalle tavolette Apple sia ancora almeno un gradino più in alto rispetto a quanto il nostro robottino abbia da offrire: siamo sulla buona strada, la stiamo percorrendo velocemente, ma non siamo ancora arrivati. Presto, ma non ora.

Tocca finalmente ad Android: dopo circa un anno di attesa Google ha rilasciato finalmente QuickOffice per Android. Ma quanto è competitivo, in realtà? Poco, a mio avviso. È gratuito, e nel panorama delle carissime suite da ufficio questo è un vantaggio notevole, ma molti avranno approfittato della gratuità di DocumentsToGo tramite l’App-Shop di Amazon o, tornando ancora più indietro nel tempo, alla promozione a 75 centesimi di OfficeSuite Pro, quindi la base utenti di partenza è molto ridotta, a mio avviso. Questo perché il software di Google è buono, ma è limitato: l’interfaccia utente è da rifinire, migliorare e rendere più intuitiva e non basta regalare 10 GB di spazio su Drive per due anni, se non dai modo di usare altri servizi cloud: è vero, Google deve tirare l’acqua al suo mulino, ma se sei su Android, è perché un’azienda, in fin dei conti e per qualsiasi ragione, l’hai scelta. Lato desktop, oggettivamente l’offerta di Google è carente e poco competitiva, quindi la competizione con Microsoft si pone soltanto sul settore mobile.

Analizziamo questo aspetto, quindi. Android è più diffuso, un costo medio più basso e uno store di applicazioni decisamente più popolato. Ma queste sono cose che sappiamo già. Cosa può offrire ad un’azienda un qualsiasi dispositivo Android (che non sia targato Galaxy) out of the box? Probabilmente soltanto il controllo puntuale del dispositivo stesso tramite il Device Manager. Troppo poco per non dare a Samsung l’ennesima opportunità di stabilire un monopolio e dettare le sue leggi: l’azienda coreana ha infatti tutte le carte in regola per poter competere con chiunque le si pari davanti, e abbiamo visto che non fa sconti a nessuno, nemmeno ai colleghi. Ed è oggettivamente l’unica azienda dell’Open Handset Alliance ad avere i numeri, i software, la malizia e l’astuzia per puntare apertamente all’abbordaggio della nave (ormai alla deriva e con un equipaggio ridotto di parecchio) battente bandiera canadese.

In conclusione, personalmente la vedo in questa maniera: se BlackBerry non trova un’idea innovativa per risollevare la propria situazione e Google non affila gli artigli, tra qualche tempo potremmo assistere ad uno scontro ai vertici tra Nokia Microsoft e Samsung. E Samsung, come abbiamo segnalato più volte, non significa sempre Android.

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