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Editoriale: CyanogenMod Inc., quando “il nemico” viene dall’interno.

Nicola Ligas

Ieri è nata, agli occhi del mondo, CyanogenMod Inc. In realtà la sua vera origine risale al finire dello scorso anno, ma non staremo qui a formalizzarci sulle date, perché è solo nella giornata di ieri che il progetto è divenuto noto al grande pubblico e che ha iniziato a far sentire il suo peso sulla scena, seppure in modo non ancora troppo concreto.

L’obiettivo certamente ambizioso di questo nuovo capitolo nella storia di CM è il terzo posto nella classifica degli OS mobili, dietro Android e iOS: com’è possibile però puntare ad un simile obiettivo, e in che modo tutto questo si ripercuoterà su Android?

Non ho ovviamente tutte le risposte, ma posso provare a fare delle ipotesi, basandomi anche su una lunga sessione di domande e risposte cui hanno preso parte Kondik e Dutta su Reddit, nella serata di ieri.

Anzitutto sarà necessaria la partnership con vari produttori. Se CM vuole aumentare la sua base di utenza, deve arrivare più facilmente nelle mani di più potenziali acquirenti, altrimenti le cose rimarranno, più o meno, come oggi: chi se la sente di “moddare” il proprio dispositivo lo farà e tutti gli altri rimarranno con la ROM stock, qualunque essa sia, del loro dispositivo.

Per velocizzare ulteriormente questo processo, è già stata annunciata un’app che sarà disponibile nel Play Store nelle prossime settimane, e che ci consentirà di installare CyanogenMod con relativa semplicità. Sarà ovviamente necessario un software per Windows, che in pratica farà la maggior parte del lavoro, ma è in lavorazione anche un programma analogo per Mac, e forse (solo forse) per Linux, a seconda delle richieste.

Si tratta di due tappe (la seconda a suo modo più facile della prima) entrambe irrinunciabili, se davvero CyanogenMod vorrà competere sulla scena in maniera così forte come sembra, altrimenti la sua base di utenti difficilmente varierà molto da quella attuale. Chi siano i partner e come funzioni di preciso l’app non è ancora stato detto, ma ulteriori dettagli dovrebbero essere rivelati già dalla prossima settimana. I dispositivi supportati fino ad oggi saranno comunque gli stessi supportati “domani”, a meno che la cosa non diventi controproducente e debbano essere fatti troppi compromessi pur di mantenere delle build regolari per un dato modello.

Va da sé che questi nuovi utenti difficilmente saranno rosicchiati ad altri OS, almeno non finché ci sarà bisogno di un dispositivo Android di partenza per installare CM, ma arriveranno tutti a scapito delle versioni del robottino installate sui rispettivi modelli. Qualche dubbio in più rimane sulle Google App, date in licenza agli OEM per inserirle nei loro dispositivi: CyanogenMod però (ancora) non è tale, quindi, almeno inizialmente, dovremo ricorrere al sano vecchio metodo di flash da recovery (o tramite tool) con tutta probabilità, anche se sembra che una soluzione al problema possa essere raggiunta in tempi brevi.

Da cosa arriveranno però gli introiti se il sistema continuerà a rimanere open-source e le Google App incluse? La loro strategia sarà di guadagnare denaro attraverso servizi, un po’ come Google appunto, espandendo logicamente i propri, così come le app esclusive a disposizione. Focal è un inizio, poi abbiamo CyanogenMod Account (che in futuro dovrebbe permettere di sincronizzare le impostazioni di CM tra tutti i nostri dispositivi) ed è importante sottolineare come tutto questo sia invece software proprietario (come le GApp).

Fintanto insomma che il “core business” di Google rimarrà inalterato, CM non dovrebbe rappresentare affatto una spina nel fianco per BigG: va da sé però che fintanto che CyanogenMod non sarà in grado di presentarsi sulla scena con dei propri dispositivi, difficilmente potrà incidere sul mercato tanto quanto vorrebbe, ma chissà però se a quel punto non proverà a smarcarsi ulteriormente da BigG, realizzando un vero e proprio fork (stile Amazon, per capirsi), oppure se marceranno all’unisono “alla conquista del mondo”.

Fino ad allora, per noi tutti sarà semplice come non mai passare al celebre firmware custom, non appena sarà rilasciato l’apposito software auto-installante, e di questo difficilmente ci lamenteremo.