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Editoriale: “Gentlemen!”, la pirateria e gli acquisti in-app; qual è il futuro del mobile gaming?

Lorenzo Delli -

A fine luglio il buon Giorgio vi parlò in un articolo della vicenda che vide coinvolti gli sfortunati sviluppatori di Gentlemen! (della software house Lucky Frame) e gli utenti Android. La vicenda riguardava il numero di copie effettivamente vendute del gioco e il numero invece di copie piratate installate sui vari dispositivi con il nostro amato sistema operativo. Proprio in quell’articolo parlammo di sole 20 copie vendute a fronte di ben 3.000 download illegali. Le cose nel frattempo non sono certo migliorate: gli ultimi dati riportano infatti 144 copie vendute contro qualcosa come 50.000 copie pirata scaricate e attivate dal web. Complice dell’andamento è anche il prezzo: 3,50€ è un costo piuttosto elevato (ma con ciò non vogliamo certo sminuire l’ottimo lavoro svolto dalla software house). Gli sviluppatori sono riusciti a localizzare la provenienza della maggior parte delle copie illegali: sembra che il mercato cinese e quello russo siano tra i principali responsabili dell’illecito.

Se ci mettete poi il fatto che anche su iOS il gioco viene spesso piratato e che proprio all’uscita di Gentlemen! quel simpaticone coreano di PSY ha deciso di lanciare sul mercato un nuovo brano dal titolo Gentlemen, facendo sì che Play Store e iTunes venissero invasi da inutili applicazioni con lo stesso titolo della canzone, capirete che la software house Lucky Frame ha praticamente subito una scarica di ira divina immotivata e immeritata (ovviamente stiamo ironizzando).

Gentlemen si piazza ad un misero 69° posto, circondato da app di Psy.

Tralasciamo per un momento l’ira divina e quel buontempone di PSY e concentriamoci invece sull’accaduto: Gentlemen! non è certo l’unico titolo che viene piratato su Android, e anche se i mercati cinese e russo sono tra i maggiori responsabili, in Italia (come nel resto del mondo d’altronde) i download illegali sono all’ordine del giorno, e non solo nel campo del mobile gaming. Proprio in quest’ultimo però gli sviluppatori (o meglio, i publisher) hanno adottato un sistema per generare profitti dai giochi senza incappare nel problema pirateria: gli odiatissimi acquisti in-app.

Il Play Store è letteralmente invaso da titoli gestionali, card game, tower defense e RPG in stile Zenonia “venduti” in modalità free-to-play, con sovrabbondanza di acquisti in-app e di pubblicità piuttosto invasive volte e cercare di convincere l’utente ad accaparrarsi quel super oggetto per pochi centesimi, in modo da oltrepassare il livello super difficile che solo l’Eletto di Matrix o pochi altri sono in grado di dominare. Peccato che la tendenza, come avrete oramai appurato da tempo, non coinvolge più solo piccole software house emergenti: vi ricordate delle affermazioni del CFO (Chief Financial Officer) di EA secondo il quale tutti i futuri giochi dedicati al campo mobile della software house internazionale avranno al loro interno contenuti acquistabili?

Certo, una software house come Gameloft non è da meno: basta guardare gli acquisti in-app presenti in Asphalt 8 e le meccaniche di gioco per rendersi conto che questa tendenza è oramai ben radicata anche nelle grandi software house. Ma dove stiamo cercando di andare a parare? Lo spunto per questa riflessione è nato ieri, nell’articolo dedicato al lancio sul Play Store di Layton Brothers Mystery Room.

La tendenza è oramai ben radicata anche nelle grandi software house

La software house Level-5 per vendere il suo titolo in versione mobile ha deciso di offrire al giocatore il prologo e i primi due livelli del gioco gratuitamente, per permettere all’utente di valutarne a pieno le caratteristiche (gameplay, grafica, sonoro e quant’altro), per poi procedere all’acquisto del gioco intero. Non solo! Level-5 ha suddiviso gli acquisti in due trance: i livelli dal 3 al 6 vengono venduti a 2,27€ mentre i livelli dal 7 al 9 a  1,51€. Così se uno si stufa del gioco dai livelli 3 al 6 può risparmiarsi 1,51€! Geniale no? A quanto pare no, visto che l’utente medio tende a lamentarsi anche di questa soluzione.

Per come ragiona l’italiano medio, almeno da quanto si può evincere dai commenti lasciati sul nostro blog o peggio ancora da quelli che si possono trovare sul Play Store, sarebbe meglio che il gioco fosse completamente gratuito, senza acquisti in-app, senza pubblicità, con una grafica da console e, perché no, che magari permetta di guadagnare anche qualche euro! Tanto vale fare il contadino che lo sviluppatore quindi! Non ci credete? Pensate che stia esagerando? Vediamo una serie di commenti scovati da StriderWhite, uno dei nostri lettori più attivi e fedeli.

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I commenti non si riferiscono nemmeno a Layton Brothers, ma non ci interessa più di tanto il titolo dei giochi a cui si riferiscono: il dettaglio che hanno in comune è che sono tutti giochi che sposano il sistema di vendita del titolo di Level-5. Tralasciamo anche l’uso della lingua italiana e le ingiurie gratuite, ciò che più mi ha colpito è la risposta sconsolata di HeroCraft (software house indirizzata su titoli free-to-play), che ammette di aver preferito questo sistema di vendita a seguito delle numerose lamentele per la pubblicità troppo invasiva.

Parte del disagio degli utenti italiani Android è anche dovuta al fatto che poco ci si fida ad utilizzare le carte di credito, che ancora le carte prepagate non hanno la giusta diffusione (nonostante l’esistenza della buona vecchia Poste Pay) e che purtroppo le carte prepagate dedicate al Play Store non sono disponibili in Italia (anche se sul Play Store riusciamo a trovare la pagina dedicata), escludendo ad esempio la clientela più giovane da eventuali acquisti.

le carte prepagate dedicate al Play Store non sono disponibili in Italia

Non è comunque una scusa su cui far leva: anche se messi in condizione di acquistare, le lamentele sussisterebbero lo stesso. Qual è quindi la soluzione a questo problema? Qual è il futuro del mobile gaming? Per conto mio, se fossi uno sviluppatore e avessi subito un trattamento simile a quello patito dalla software house Lucky Frame, avrei davvero cambiato lavoro. Ma non è questa la soluzione: la soluzione giusta è quella adottata dalla software house Level-5. Offrire agli utenti delle versioni demo del gioco e permetterne l’acquisto completo tramite acquisti in-app, acquisti che si legano al proprio account Google e facilmente ripristinabili.

Purtroppo non è questa la tendenza verso cui il mobile gaming sta andando, visto che comunque, almeno negli Stati Uniti, software house come Mobage guadagnano fior di quattrini dai titoli free-to-play (detti anche pay-to-win). Il futuro quindi è più che nebuloso e rischiano di essere sempre meno i titoli di qualità disponibili sui vari store virtuali. Vi sembra un’ipotesi troppo drastica? Solo il fatto che le software house, o chi per loro, stiano tendendo a puntare nuovamente su titoli di  10 o 20 anni fa la dice lunga (vedi Baldur’s Gate, Simon The Sorcerer, Dungeon Keeper, Crazy Taxi e tanti, tanti altri).

Mi sono dilungato troppo: spero però in questo modo di avervi offerto uno spunto di riflessione sul tema. Vi lascio quindi con un consiglio. Volete titoli migliori su Android? Volete che gli sviluppatori portino prima i loro titoli da noi invece che su iOS? Volete meno pubblicità e più contenuti? Mettete mano al portafogli, e se proprio non vi va, l’unica soluzione è quella di adeguarsi all’attuale sistema di vendita.

EA